Studia le mareggiate per salvare le coste: come funziona il progetto del prof surfista di Ca’ Foscari

Il progetto di Alessio Rovere mira a prevedere gli allagamenti costieri grazie al monitoraggio di due siti pilota, tra cui le spiagge del Lido e del litorale veneto in generale. Il software, consultabile inizialmente da Comuni, protezione civile e gestori, segnala infrastrutture, stabilimenti e case a rischio

Costanza Francesconi
Alessio Rovere sulla tavola da surf
Alessio Rovere sulla tavola da surf

Sulla tavola da surf da quando ha 15 anni, Alessio Rovere, professore ordinario di geografia fisica e geomorfologia a Ca’ Foscari sta mettendo a punto un sistema per prevedere in tempo quasi reale il rischio di allagamento costiero causato dalle onde durante le mareggiate.

Una sorta di bollettino, consultabile inizialmente solo da Comuni costieri, protezione civile e gestori del territorio, che anticipi, come vale per le previsioni meteo, l’arrivo di una mareggiata e la sua entità. Il software dirà, in sostanza, se infrastrutture, abitazioni, stabilimenti balneari e aree urbane costiere sono a rischio allagamento.

Sotto la lente, due siti pilota. «Le spiagge del Lido, e il litorale veneto più in generale, per le caratteristiche esemplari nel contesto adriatico», chiarisce il docente, «e la costa ligure, rappresentativa dell’altra faccia della penisola italiana».

Rovere coordina il progetto Marina, acronimo di Multi-model Approach for Runup and Inundation Analysis, per cui Ca’ Foscari ha ottenuto un finanziamento Erc Proof of Concept di 150 mila euro.

Ordinario al campus scientifico di via Torino, a Mestre, Rovere è originario di Ponente Ligure, in provincia di Savona. Nato con le pinne, da ricercatore ha analizzato il comportamento delle onde, lo spostamento del sedimento, il cambiamento dei livelli del mare. A Venezia studia la laguna e il mare.

In questo caso, quello che accade oltre le bocche di porto, al di là delle paratie del Mose, dove la natura la fa da padrona. «Abbiamo evidenza di mareggiate intense e del fatto che», premette, «con il passare degli anni, le coste siano sempre più antropizzate. Trasformare modelli matematici in strumenti empirici, rapidi e applicabili al caso concreto, utile per i decisori. A tutela delle comunità locali, delle attività che insistono sui litorali, dell’ecosistema».

Il progetto Marina è l’evoluzione di Warmcoasts, un lavoro precedente dedicato a coste e livelli marini del passato, guidato sempre da Rovere e finanziato dall’Erc Starting Grant con 1,5 milioni di euro. «In una linea di ricerca nata per studiare gli eventi estremi del passato remoto del nostro Pianeta è stato identificato un potenziale operativo commerciale», spiega il prof surfista, «una traduzione utile a gestire il rischio costiero di oggi».

Da gennaio 2027, scattano i diciotto mesi per presentare i risultati di Marina. «L’obiettivo è usare in modo inedito catene di modelli d’onda matematici esistenti per ottenere una previsione più celere delle mareggiate che possono abbattersi, anche violentemente, sulle nostre coste», entra nel dettaglio Rovere.

L’obiettivo della ricerca

Il traguardo: anticipare di sei ore il verificarsi dell’evento, come accade già per le previsioni meteo che siamo abituati a consultare via app. «Un margine di tempo utile ad allertare, ad esempio, i bagnanti di allontanarsi dalla riva del mare, o i bagnini negli stabilimenti balneari affinché valutino se smontare le prime file di ombrelloni».

Rovere evidenzia il senso di approfondire due casi studio – Venezia e Liguria – per meglio valutare l’impatto di una mareggiata. «Sono due contesti alternativi», precisa. «A differenza dalla costa ligure, dove la spiaggia ha una pendenza forte per cui le onde si rompono vicino alla riva, a Venezia la spiaggia ha un’inclinazione dolce, le onde si infrangono al largo ma – sottolinea – ciò non significa che la loro risalita sulla battigia o sulle strutture costiere sia meno dannosa.

Può esserci in contemporanea l’acqua alta, il che rende ancora più complesso valutare il quadro d’azione». Scherza, Rovere, ricordando quando, da ragazzo, «l’estate lavoravo come bagnino al mare e con un amico collega correvamo la sera a mettere le attrezzature del lido al riparo dalle mareggiate che ci coglievano all’improvviso. Tareremo lo spettro di informazioni che il nuovo strumento può fornire su quello che serve sapere alle singole realtà per un piano d’azione».

Mentre la squadra di Rovere lavora al sistema, la Venice School of Management di Ca’ Foscari e l’ufficio di trasferimento tecnologico di ateneo lo promuovono all’esterno. Coinvolti in questa fase i professori Filippo Bergamasco e Stefano Micelli. Al vaglio, trasferimento tecnologico e valutazione del potenziale commerciale, protezione della proprietà intellettuale, implicazioni legali dell’uso di previsioni probabilistiche e modelli di business.

 

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