Bostrico a Nordest, il futuro delle foreste dopo Vaia dipende dal clima: ecco perché

Se prevarranno primavere-estati fresche e piovose gli abeti potranno resistere, al contrario il ritorno di stagioni molto calde e siccitose potrebbe riaprire una nuova fase epidemica 

Paola Dall'Anese
Una foresta colpita dal bostrico
Una foresta colpita dal bostrico

Di fronte a questa epidemia che ha segnato profondamente il territorio bellunese dopo il passaggio devastante della tempesta Vaia, ci si chiede quale potrà essere il futuro delle foreste colpite dal bostrico e se si potrà sperare che l’emergenza rientri nel giro di pochi anni.

Ma secondo quanto emerge dagli studi regionali, molto dipenderà dal clima che si registrerà da qui ai prossimi anni. Quello stesso clima che all’inizio ha incrementato esponenzialmente il diffondersi del coleottero tramite estati secche e temperature elevate.

E così il vero elemento che determinerà l’evoluzione della situazione sarà ancora una volta il clima.

Se continueranno a prevalere primavere-estati fresche e piovose come quelle registrate tra il 2024 e l’inizio del 2026, gli abeti manterranno una buona capacità di difesa e la popolazione del bostrico tenderà progressivamente a ridursi. Diversamente, il ritorno di stagioni molto calde e siccitose potrebbe riaprire una nuova fase epidemica.

L’assessore veneto alla Montagna, Dario Bond quindi traccia delle previsioni. «Le foreste stanno dimostrando una buona capacità di reazione e oggi ci aspettiamo una stabilizzazione del fenomeno», evidenzia Bond.

«Tuttavia il cambiamento climatico resta il principale fattore di rischio. Se dovessero ripetersi estati come quelle del 2022 e del 2023, con forte stress idrico, il bostrico potrebbe tornare a proliferare rapidamente. Per questo continueremo a investire nella prevenzione, nel monitoraggio e nella gestione attiva dei nostri boschi».

Quel clima che sta portando anche nelle quote più alte delle montagne bellunesi temperature a cui non era mai stata abituata e che oggi ha fatto lanciare allo stesso presidente della Regione, Alberto Stefani l’allarme per la siccità. Infatti, a fine maggio mancavano in Veneto oltre 2 miliardi di metri cubi di acqua, segno che anche la primavera e non solo l’estate sta diventando sempre più secca e rovente. Un elemento che non potrà certamente essere trascurato anche nell’analizzare il fenomeno di diffusione del bostrico tra le foreste dell’Agordino, del Comelico e del Cadore, quelle foreste che sono un bene prezioso anche turistico per il territorio dolomitico.

D’altra parte, negli ultimi anni la Regione Veneto ha costruito una strategia articolata che comprende monitoraggi con trappole a feromoni, rilievi sul territorio, telerilevamento, aggiornamento cartografico delle aree colpite, sostegno economico ai proprietari forestali, tagli fitosanitari, utilizzo delle piante esca, attività di divulgazione e ricerca scientifica sviluppata in maniera sinergica tra il settore Fitosanitario e quello Forestale Regionale con il supporto di Veneto Agricoltura, dell’Università di Padova e degli Enti gestori della proprietà forestale.

Perché, se Vaia è stata una tragedia improvvisa, il bostrico ha insegnato che gli effetti di un evento estremo possono continuare a manifestarsi per molti anni, rendendo la gestione delle foreste una delle grandi sfide ambientali del futuro.

 

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