Dai rubinetti al giardino, ecco il vademecum delle buone pratiche anti-siccità

Ecco come ciascuno di noi può contribuire: ad esempio aspettando a lavare l’auto ed evitando di riempire la piscina

Sergio FrigoSergio Frigo

Fronteggiare la siccità richiede a tutti - enti pubblici e privati cittadini - un atteggiamento responsabile nell’utilizzo dell’acqua.

Anche il singolo deve fare la sua parte, prima di tutto prendendo consapevolezza del fatto che l’acqua che esce dal rubinetto non è una risorsa infinita: i 50mila km di rete idrica del Veneto (ben oltre la lunghezza dell’Equatore) forniscono alle nostre case tra i 600 e i 700 milioni di metri cubi d’acqua all’anno, prelevata per il 90% da pozzi e sorgenti e per il restante 10% da fiumi e laghi; e se questi ultimi soffrono, da tempo anche la falda freatica che si estende nell’alta pianura (un lago sotterraneo da 10 miliardi di mc d’acqua, un quinto del Garda) si sta impoverendo: nell’ultimo cinquantennio ha perso il 20% del suo volume.

In secondo luogo va sfatata la sensazione di inutilità e impotenza che prende il cittadino quando gli venga chiesto di fare la propria parte per il bene comune: è vero che un piccolo, singolo gesto, da solo vale ben poco; ma tanti piccoli gesti fanno la differenza, in positivo o in negativo. Ecco dunque un vademecum per un uso responsabile dell’acqua.

I compiti del pubblico

Essendo l’attuale carenza d’acqua un effetto diretto del riscaldamento globale, Legambiente nei giorni scorsi ha avanzato alcune indicazioni come la richiesta di una piena attuazione del Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici e di un’approvazione definitiva del dpr sul riutilizzo delle acque reflue, che opportunamente trattate possono essere reimpiegate per usi irrigui e per il lavaggio degli impianti industriali, i cicli termici o l'antincendio; la messa in campo di una transizione agroecologica del settore primario (con una revisione delle colture e delle pratiche irrigue, evitando quelle a scorrimento o a pioggia in favore di quelle a goccia o con tubi interrati) e la realizzazione di un sistema di piccoli bacini di raccolta dell’acqua piovana: cavallo di battaglia, quest’ultimo, dell’Anbi e della Coldiretti, che nel loro “Piano laghetti” ne prevederebbero ben 10.000, con basso impatto ambientale e positive ricadute per l'agricoltura, la produzione di energia e i cosiddetti servizi ecosistemici.

Dall’Osservatorio sugli utilizzi idrici, riunito venerdì a Taglio di Po, sono arrivate altre proposte che dovranno essere assunte dall’Autorità di Bacino del Po, come una stretta nelle derivazioni a monte (Piemonte e Lombardia) e un maggior controllo sulle concessioni idriche non gestite dai Consorzi, che spesso prelevano acqua senza alcun controllo.

Discorso analogo per i pozzi artesiani, che tra censiti (dall’Arpav) e non censiti raggiungerebbero nel Veneto la cifra di 200mila, con svariate decine di milioni di metri cubi all’anno d’acqua che si riversano inutilizzati nel sistema scolante verso il mare. Sempre al “pubblico” compete la riduzione delle perdite degli acquedotti, che in Veneto si aggirano sul 25-40% del totale dell’acqua erogata: impresa ciclopica, considerati i costi per la ricerca e la riparazione del danno; molto meno oneroso realizzare nuove aree di infiltrazione dell’acqua, come i pozzi bevitori o le apposite aree boscate: alcuni esperimenti nella pedemontana hanno appurato che un ettaro di terreno adeguatamente predisposto (costo 100mila euro) può infiltrare quasi un milione di mc d’acqua ogni anno.

I compiti del privato

I primi suggerimenti sono risaputi: aprire i rubinetti solo quando serve, installare quelli con frangigetto, oltre agli sciacquoni a doppio scarico, raccogliere l’acqua dei lavaggi delle verdure per riutilizzarla per il water o il giardino, stop all’uso di acqua potabile per le piscine private e al lavaggio di auto e piazzali; monitorare periodicamente il contatore e chiudere l’acqua se avete una seconda casa: da un rubinetto aperto o uno sciacquone inceppato fuoriescono 10 litri d’acqua al minuto, cioè oltre 14mila litri al giorno, e anche nella bolletta pesano.

Installare poi, se avete spazio, delle cisterne di raccolta dell’acqua piovana, e scegliere per il giardino varietà vegetali xerofite, cioè che non necessitano di troppa acqua per fiorire: bene la lavanda e il rosmarino, ad esempio, meno bene l’ortensia, il papiro e l’astilbe.

Anche il prato all’inglese è una specie di idrovora: meglio seminare specie rustiche come la Festuca, la Zoysia o il Paspalo, che richiedono poca acqua e scarsa manutenzione. Contenere infine il ricorso all’intelligenza artificiale: l’AI è un po’ reticente in materia, ma Google rivela che “una singola richiesta all'AI consuma in media da 5 gocce a mezzo litro d'acqua”, a seconda se si considera solo quella per raffreddare i computer o anche quella per generare l'elettricità per il loro funzionamento. Moltiplicate per qualche miliardo di utenti…

 

Riproduzione riservata © il Nord Est