Delta del Po, dei piccoli Mose contro il cuneo salino: investimenti per oltre 130 milioni

Il Consorzio di bonifica del Delta presenta i progetti per fermare la risalita del cuneo salino nell'Adige e nel Po: nuove barriere mobili, sul modello del Mose, e interventi irrigui per proteggere agricoltura, falde e territorio

Sergio Frigo
Delta del Po, arrivano le nuove barriere antisale: stop al cuneo salino con un mini Mose
Delta del Po, arrivano le nuove barriere antisale: stop al cuneo salino con un mini Mose

“Sigillare” con barriere antisale adeguate i corsi finali dell’Adige e del Po: questa sarà la soluzione per evitare in futuro la risalita del cuneo salino e quindi tutelare le attività agricole del Delta ma anche le falde acquifere e in generale il paesaggio dell’entroterra, evitando che si riproponga l’incubo del 2022, quando l’acqua dell’Adriatico arrivò fino a Corbola, a 40 chilometri dalla foce.

A illustrare i progetti in fase di avvio è l’ingegner Rodolfo Laurenti, direttore del Consorzio di bonifica del Delta: «Partendo da nord dovremo sostituire la barriera antisale sull’Adige, a ovest di Rosolina Mare. Quella attuale è stata realizzata alla fine degli anni ‘80, e con queste portate del fiume viene sistematicamente superata dalle acque salate del mare: si pensi che nel 2022 l’Adige a Boara Pisani è sceso a 30 metri cubi al secondo contro gli 80 della minima prevista. La nuova opera sorgerà a poca distanza dall’attuale, è già stata finanziata con 42 milioni di euro dal Commissariato alla siccità ed è in fase di autorizzazione ambientale: i lavori dovrebbero iniziare l’anno prossimo e terminare nel 2030».

Piccolo Mose

Sostanzialmente si tratterà di un piccolo Mose, lungo un centinaio di metri, con sedici paratie mobili in acciaio a doppia chiusura: due saranno ancorate sul fondo e si alzeranno quando la marea spingerà l’acqua salata verso l’interno, e quattordici invece saranno agganciate ad un ponte sovrastante (dove saranno alloggiati anche i macchinati di manovra) e quindi con la marea si abbasseranno.

Al di sopra correrà una passerella ad uso ciclopedonale alta cinque metri sul livello massimo del fiume per consentire il passaggio delle imbarcazioni, che potranno utilizzare anche un passaggio laterale.

Il Po della Pila

Il secondo intervento sarà ben più consistente, perché interesserà il Po della Pila, immediatamente a monte del paese, nei pressi della ex centrale termoelettrica, e avrà uno sviluppo sul fiume di ben trecento metri: «Attualmente siamo nella fase di affidamento della progettazione – spiega ancora Laurenti – ma avrà lo stesso funzionamento della barriera sull’Adige, anche se richiederà una spesa più che doppia, circa 90 milioni. Quando l’opera verrà attivata apporterà benefici anche sull’altro ramo del Po, quello di Tolle, che riceverà l’acqua dolce salvaguardata dalla barriera. Per lo stesso motivo le due attuali barriere di Scardovari e Santa Giulia per il momento non saranno toccate». I tempi di realizzazione saranno di circa cinque anni.

Tre interventi irrigui

Da ultimo il Consorzio ha in gestazione tre progetti irrigui, a Santa Giulia, Ca’ Mello e Scardovari, di efficientamento, riutilizzazione e ridistribuzione dell’acqua di bonifica nei canali promiscui nella rete irrigua.

«Ci servono 18 milioni per realizzare degli impianti fissi in questi canali – spiega il direttore del Consorzio - per travasare l’acqua destinata a potenziare in esclusiva il servizio di irrigazione. Inoltre saranno ammodernate le canalette in cemento di distribuzione e sostituite con reti di tubazioni, per ridurre la dispersione».

Per il resto il Consorzio è attivo sul fronte dell’emergenza siccità con un monitoraggio continuo delle portate dei fiumi e dei corsi d’acqua ad uso irriguo, e per le misure della salinità dell’acqua, anche con centraline portatili, per vedere in tempo reale se è idonea all’uso irriguo. L’ente ha una sessantina di dipendenti, più una ventina di stagionali assunti proprio in estate per questa attività suppletiva, non necessaria in inverno.

Il Consorzio gestisce in tutto una rete di 600 chilometri di canali. Fra i suoi compiti, oltre ad affrontare la siccità, c’è anche il contenimento delle piene nei casi di eventi meteorici estremi, tramite il Centro di Emergenza per la bonifica regionale di Taglio di Po, istituito dalla Regione Veneto nel 1987 e dotato di elettropompe, gruppi elettrogeni, centraline elettriche di comando, tubazioni e in genere di materiale di difesa idraulica, autocarri per il trasporto di attrezzature e materiali. Nel territorio del Consorzio si trova anche l’idrovora di Ca’ Vendramin, che ora ospita il Museo Regionale della Bonifica.

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