Meno pesci in laguna, l'allarme dei pescatori: «Se il mare è vuoto la colpa è dei fiumi e del granchio blu»

Il neopresidente Luca Corbatto rompe il silenzio al tavolo di Goletta Verde: «Fango e detriti scaricati dai fiumi distruggono l'habitat dei molluschi». Crolla il numero delle barche attive sull'isola. La strategia della coop tra il rilancio della pescheria e il successo del ristorante "Zero Miglia"

Antonio Boemo
Il neopresidente della Cooperativa Pescatori di Grado Luca Corbatto
Il neopresidente della Cooperativa Pescatori di Grado Luca Corbatto

Se manca il pesce non è colpa solo dei pescatori, ma di tutti. È la sintesi che si può fare rispetto alle attuali problematiche che interessano la pesca in laguna e, più in generale, l’intero Alto Adriatico, avanzata dal neopresidente della Cooperativa Pescatori di Grado Luca Corbatto. Una tematica di cui s’è discusso anche ieri sera in occasione dell’incontro pubblico “Il destino del mare in Alto Adriatico: un ecosistema e un’economia a rischio”, promosso dalla Goletta Verde (nell’ambito della presenza dell’imbarcazione di Legambiente a Grado), che si è svolto al Museo nazionale di Archeologia subacquea. Un incontro moderato da Michele Tonzar di Legambiente Fvg, cui sono intervenuti il sindaco Giuseppe Corbatto, Stefano Raimondi di Legambiente nazionale, Francesco Boscutti e Giorgio Fontolan dell’Università di Udine.

L’intervento

«I pescatori vengono sempre considerati i colpevoli - così il presidente della Cooperativa Pescatori di Grado - di quanto sta accadendo in mare, ma in realtà la colpa è di tutti». E Luca Corbatto l’ha motivato sostenendo che una parte delle responsabilità è per esempio (ma forse questa è addirittura la causa principale, almeno per le zone costiere e soprattutto per la laguna) di quanto viene scaricato in mare dai fiumi: detriti e materiale di ogni genere e «fanghi che vanno a coprire gli alimenti dei pesci che sono costretti a prendere altre strade. Peggio ancora va per i molluschi, che vengono coperti dal fango». Da ciò, ma non solo per questo ovviamente (c’è anche la questione dei depuratori che andrebbe analizzata), deriva appunto il minor pescato. E poi c’è il granchio blu: «Il cambiamento climatico ha causato anche questo fenomeno. È un problema in più. Le reti da posta si debbono lasciare in mare il meno possibile perché i granchi blu le tagliano continuamente creando un danno non da poco».

La tendenza

E le reti da posta sono quelle che perlopiù utilizzano proprio i pescatori gradesi che si stanno via via riducendo sempre di più, come pure, di conseguenza, il numero delle barche. «Attualmente», così sempre il presidente della coop, «abbiamo 119 soci, compresi quelli storici. In realtà quelli attivi sono circa la metà e le barche a strascico sono ormai state tutte eliminate». Intanto si sta chiudendo la stagione delle seppie («rispetto al passato quest’anno sono state molte meno») e ora si punta maggiormente verso il palombo. E poi, con le reti da posta, ci si concentrerà sulla pesca dei branzini e delle orate. Già da anni il continuo minor pescato ha obbligato la cooperativa a diversificare anche il lavoro, non occupandosi solamente del mercato ittico che ha in gestione dal Comune, ma creando nuove attività.

La diversificazione

«Effettivamente abbiamo dovuto diversificare, creando per esempio il ristorante “Zero miglia” (è adiacente al mercato) e pure la pescheria per la vendita diretta del pescato». Inizialmente questa si trovava all’interno dell’area del mercato ittico; dall’anno scorso è stata spostata in centro storico, in piazza Duca d’Aosta (all’interno del mercato coperto) ma da diverso tempo è chiusa. «Abbiamo deciso di ristrutturarla», ancora Luca Corbatto, «e ripristinarla nella sede iniziale al mercato ittico: abbiamo già acquistato il nuovo bancone. Ma non è escluso che, solo per la stagione estiva, non si possa aprire anche l’altra sede».

Il sindaco

A dare il benvenuto al pubblico e alla delegazione della Goletta Verde, è intervenuto anche il sindaco Giuseppe Cobatto: «Quarant’anni fa, nel 1986, la Goletta Verde partì dalla Liguria per la sua prima avventura lungo le coste italiane. Quest’anno, per celebrare questo straordinario anniversario, ha scelto di cominciare da Grado. Siamo onorati di questa scelta. E siamo pronti ad ascoltare ciò che il mare, attraverso il vostro contributo, ha da dirci». Il primo cittadino ha poi detto dell’impegno dell’amministrazione a recepire i dati che emergeranno dalle rivelazioni di queste giornate: «Non come atto dovuto, ma come parte di un percorso che questa amministrazione ha scelto. Quello della sostenibilità ambientale come leva di qualità della vita e attrattività turistica responsabile». Parlando dell’Adriatico settentrionale ha aggiunto che è patrimonio di «beni comuni che appartengono a tutti. Tutelarli è un dovere che condividiamo con ogni altra comunità costiera d’Italia».

Riproduzione riservata © il Nord Est