Svolta nucleare, il governo punta sui mini reattori: il viceministro Gava candida il Nordest

La Camera approva la legge delega sul ritorno all'atomo di quarta generazione: l'obiettivo è incassare il sì del Senato entro l'estate. Vannia Gava lancia la proposta al Friuli Venezia Giulia per ospitare i moduli Smr: «Opportunità per abbattere i costi delle imprese rispetto a Francia e Slovenia. Nel 2050 coprirà fino al 22% del fabbisogno»

Cristian Rigo
La Viceministra dell'Ambiente e della sicurezza energetica Vannia Gava
La Viceministra dell'Ambiente e della sicurezza energetica Vannia Gava

«Un territorio che intenda garantire condizioni ideali per perseguire lo sviluppo economico e raggiungere l’indipendenza energetica deve cogliere l’opportunità del nucleare. Per questo auspico che il Nordest si candidi a ospitare i mini reattori». Non ha dubbi il viceministro all’Ambiente Vannia Gava che spiega perché il governo «vuole riportare il nucleare all’interno delle politiche energetiche nazionali». Non per sostituire le rinnovabili, ma per affiancarle nell’ottica di rispondere alle necessità di famiglie e imprese con una fonte energetica «sostenibile e sicura».

Viceministro la Camera ha approvato la legge delega del governo sul nucleare: siamo vicini a una svolta storica?

«Sì, direi proprio di sì. Quella fatta dal governo è una scelta strategica di lungo periodo che prevede di riportare il nucleare all’interno delle politiche energetiche nazionali».

Il nucleare non fa più paura?

«No, anche perché la tecnologia ha fatto importanti passi avanti e oggi il nucleare è un’opzione che garantisce sicurezza e sostenibilità».

Per molti la vera rivoluzione sarebbe la fusione nucleare che garantisce energia pulita quasi inesauribile e assolutamente sicura senza produrre scorie.

«Per la fusione non siamo ancora pronti. Le attuali previsioni dicono che sarà disponibile nel 2040-2050, poi magari tra sei mesi lo scenario cambierà, ma al momento non è una via percorribile da subito».

Di cosa stiamo parlando quindi?

«Di fissione ottenuta con i mini reattori Smr (Small Modular Reactor - Piccoli Reattori Modulari) o Amr (Advanced Modular Reactor - Reattori Modulari Avanzati). Sono soluzioni assolutamente sicure con tempi di realizzazione ridotti».

Se dovesse arrivare il via libera anche del Senato, quando potrebbero entrare in funzione?

«La speranza è di concludere l’approvazione della legge delega entro la pausa estiva, poi serviranno i decreti attuativi che cercheremo di mettere a punto entro la fine dell’anno. Se andrà tutto bene, gli industriali prevedono di poter avviare le prime sperimentazioni entro il 2030».

Nel decreto saranno indicati anche i siti dove realizzare i mini reattori?

«No, ma personalmente auspico che il Nord Est e il Friuli Venezia Giulia propongano dei siti perché ritengo si tratti di una opportunità da cogliere se si vuole mettere il sistema produttivo in condizione di essere competitivo sul fronte energetico. Oggi le nostre imprese sono in sofferenza a causa dei costi che devono sostenere soprattutto se confrontati con altri Paesi come la Francia o la stessa Slovenia».

Gli italiani però per due volte, dopo la tragedia di Černobyl nel 1986 e a seguito dell’incidente di Fukushima del 2011, si sono espressi contro il nucleare con un referendum.

«Oggi lo scenario è cambiato radicalmente. Innanzitutto perché gli impianti di quarta generazione non hanno nulla a che vedere con quelli del passato e sono assolutamente sicuri. Fare paragoni non ha alcun senso. Nella legge non viene disciplinata solo la ricerca e la formazione per arrivare allo sviluppo delle competenze necessarie a gestire gli impianti, ma sono previste anche campagne di informazione perché è giusto che i cittadini possano compiere scelte consapevoli. Anche gli ultimi sondaggi confermano che la percezione è cambiata».

Quanti mini reattori servirebbero al Nord Est?

«Difficile dirlo adesso, sarà necessario valutare con attenzione la domanda di energia complessiva tenendo anche presente che il nucleare non sarà l’unica fonte energetica, ma andrà ad affiancare le rinnovabili, sulle quali continueremo a investire. In generale comunque ci aspettiamo che la domanda di energia continua a salire sia per la diffusione dell’intelligenza artificiale e, di conseguenza, dei data center, sia per la volontà di modernizzare i processi produttivi».

Molti ritengono che se avessimo investito prima e con maggior decisione sulle rinnovabili non ci sarebbe bisogno del nucleare.

«Non è così. Le rinnovabili, da sole, non bastano. Per questo nel Pniec, il Piano nazionale integrato per l’energia e i clima è preisto che il nucleare fornisca una quota di energia dall’11 al 22% entro il 2050. Le rinnovabili quindi restano centrali anche se il sole e il vento non possono ancora garantire programmabilità e sostenibilità dei prezzi. Oggi la domanda di gas ci condiziona mentre con il nucleare, che sarebbe un pilastro aggiuntivo del paniere energetico, potremmo puntare a diventare indipendenti e, vista l’instabilità del contesto internazionale, direi che sarebbe un’ottima cosa».

La decarbonizzazione resta un obiettivo?

«Certo e il nucleare rappresenta un passo avanti in questa direzione. Gli impianti che producono energia da fissione sono basati sul principio dell’economia circolare che prevede di recuperare le scorie per cui di fatto non sarebbe prodotto alcun rifiuto. Stiamo parlando di energia pulita con emissioni particolarmente basse. In più un mini reattore occupa pochissimo spazio. Con l’equivalente di due o tre stanze si produce la stessa energia prodotta da novanta campi di calcio occupati da un parco fotovoltaico. Anche il consumo di suolo è un tema importante sul piano ambientale e la nuova tecnologia nucleare presenta innegabili vantaggi».

Gli investimenti sull’idrogeno restano validi?

«Sì abbiamo tutta l’intenzione di continuare a investire anche in quella direzione e, più in generale, di mettere a disposizione di chi vuole investire nelle nuove tecnologie un quadro normativo chiaro e semplificato per favorire lo sviluppo».

Cosa direbbe a chi ha ancora dei dubbi sul nucleare?

«Che stiamo parlando di una tecnologia sicura e green. E che l’Italia non può permettersi di restare ai margini o addirittura indietro in un settore sempre più strategico come quello dell’energia. La tecnologia va avanti e con questa legge vogliamo stare al passo con l’innovazione e la ricerca».

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