Storia, arte e spiritualità a Santa Croce di Aidussina

Nel borgo sloveno il monastero dei Cappuccini dialoga con il castello Attems e le sue opere contemporanee. Il maniero del ’600 fu scoperchiato dalla bora nel 1864 e poi abbandonato. Ora  la rinascita dopo  161 anni di oblio

Margherita ReguittiMargherita Reguitti
Il villaggio medievale di Santa Croce di Aidussina
Il villaggio medievale di Santa Croce di Aidussina

Nei giorni di bora la bellezza e il fascino di Santa Croce richiedono determinazione e convinzione per non demordere. La primavera è il periodo più adatto per ammirarla e respirarla percorrendo le strette vie del borgo, al risveglio degli alberi e dei cespugli, dei fiori e finanche dei rovi che risalgono le pietre delle pareti del castello.

Posta a oltre 170 metri sul livello del mare è un affaccio emozionante sulla sottostante Valle del fiume Vipacco, a circa 30 chilometri da Gorizia, passato l’ex confine di Casa Rossa e prendendo la direzione Aidussina lungo la statale 102 evitando la superstrada H4 a pagamento con vignetta.

 

Luogo di storia

Una piccola Carcassonne, villaggio medievale fortificato fra i più belli della Slovenia. Luogo di tanta storia il cui scorrere resta nei diversi nomi: oggi in sloveno Vipavski Križ, Santa Croce di Aidussina, in quanto parte del sottostante comune, in epoca asburgica nella lingua tedesca Heiligenkreu e per i friulani Sante Crôs.

Circa 200 gli abitanti che ne hanno amorevole cura in ogni angolo. Orgogliosi delle loro radici tanto da trasformarla in una galleria a cielo aperto dove sono esposte le fotografie di come era, come è cambiata e con lei i volti, gli abiti, le abitudini, le tradizione degli abitanti. Qui un lungo lascito dello scorrere dei secoli, dall'Impero romano d'Occidente ai Longobardi, incontra l’arte contemporanea.

L’anima laica, retaggio della ex Federativa Jugoslava alla quale venne consegnata dopo la fine della seconda guerra mondiale, convive con la spiritualità della comunità di frati Cappuccini che vivono nel monastero costruito nel 1637 dai conti Attems.

Fu Ermanno Attems che nel 1605 ricevette i diritti del Burgfrit del castello e città. Fu l’ultimo casato nobile del maniero il cui tetto fu scoperchiato dalla bora nel 1864 e quindi abbandonato. In occasione di Go!2025 la discendente Annibel Cunoldi Attems, artista concettuale di livello europeo che vive fra Berlino e Gorizia, ha voluto ridare luce, dopo 161 anni, alla dimora di famiglia con un progetto nel segno dell’arte contemporanea che comprende opere sue e di altri due artisti dal titolo “Point de Vue”.

La visita

Superando il portale d’ingresso al castello, dominato dallo stemma della casata da lei reinterpretato, si entra in quel che resta del castello quattrocentesco costruito quale baluardo alla conquista turca. Un ampio spazio a cielo aperto, al centro il pozzo voluto da Eleonora Attems nel 1758.

Le pareti in pietra sul lato destro, mostrano nel rigoglio della vegetazione rampicante delle finestre nelle quali sono state inserite le fotografie scattate da Evgen Bavčar mentre nel torrione lo scultore Marko Pogačnil ha inciso su una lastra di granito il ricordo di un albero secolare abbattuto. Le opere di Annibel Cunoldi Attems sono la fotografia del museo dell’Ara Pacis e tre lavori su superficie specchianti, immagini, parole e arte testuale.

Le pareti in pietra castello Attems con foto di Evgen Bavčar alle finestre
Le pareti in pietra castello Attems con foto di Evgen Bavčar alle finestre

Ma non è tutto, il lato a sinistra risuona delle voci di bambini che frequentano la scuola edificata sulle rovine del castello.

Ieri oggi e domani di architettura, arte e nuove generazioni. Accanto al castello il monastero dei Cappuccini famoso per la sua preziosa biblioteca di 25mila libri, di cui 2mila stampati tra il 1510 e il 1800. L’esemplare più prezioso è il manoscritto in gotico di preghiere del XV secolo riccamente decorato con miniature.

Su prenotazione (www.vipavskadolina.si”) è possibile visitare il complesso, perfettamente conservato e curato, e la chiesa dove è custodita la tela La gloria della Santissima Trinità, realizzata nel 1668, una delle più grandi e belle della Slovenia. Farsi accompagnare da una guida sarà il modo migliore per scoprire anche molto altro. 

Jota, bleki e štruklji con ricotta e noci

Fra i piatti del territorio la regina delle zuppe è la jota di crauti o rape macerate nelle vinacce, patate e fagioli arricchita da prosciutto inserito in cottura. Da provare anche i bleki, pasta fresca irregolare condita con sugo di arrosto e dulcis in fundo štruklji di pasta lievitata, bolliti avvolti in un canovaccio, farciti di noci, ricotta, uvetta e zucchero, un’alternativa al celeberrimo strudel di mele o ciliege, dipende dalla stagione.

Nell’enoteca del borgo i vini della valle

La valle del Vipacco produce ottimi vini bianchi e rossi che possono essere assaggiati nell’enoteca del borgo. Tra i bianchi ribolla, malvasia, zelèn, varietà autoctona, assieme a pikolit secco o dolce, vitovska, pinella e glera.

Tra i rossi a sorpresa barbera, refosco e pinot nero. Vitigni descritti nel 1844 dal sacerdote agronomo Matija Vertovec. Vini da accompagnare con prosciutto e formaggi locali. Info in www.vipavskadolina.si.

 

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