Il grande bosco della Serenissima

Somadida, gigante verde delle Dolomiti, custodisce secoli di storia, sentieri accessibili, fauna e fioriture. Oggi, segnata da Vaia e dal bostrico, continua a raccontare la forza e la fragilità della natura

Marina GrassoMarina Grasso
Uno scorcio del grande bosco della Serenissima sulle Dolomiti
Uno scorcio del grande bosco della Serenissima sulle Dolomiti

Tra Auronzo e Misurina, la strada entra nei boschi e sale dolcemente, con le Marmarole e il Sorapiss che compaiono tra gli alberi.

Poi il fondo chiaro della strada forestale, lo scorrere dell’Ansiei, l’odore della resina, l’ombra degli abeti e dei larici danno il benvenuto nella Foresta di Somadida, uno dei boschi più importanti del Cadore.

Il suo fondovalle ampio e fresco, adatto anche a chi cerca un’escursione poco impegnativa, offre subito il piacere di passeggiare tra fioriture di sottobosco, alberi e cime, tra le quali si riconosce anche il Corno del Doge, il cui profilo ricorda il copricapo della più alta carica della Serenissima, simbolo della riserva.

 

A poca distanza dall’ingresso, superato un ponticello, il Centro Visitatori “Tre Sorelle”, illustra la foresta con pannelli, diorama e reperti; poco lontano si trovano il Giardino delle Farfalle, incantevole spazio di educazione ambientale ricco di fiori e piante scelti per accogliere gli insetti, e la baita con la mostra “Piccoli animali”.

La biblioteca del bosco

La vicina Biblioteca del Bosco raccoglie mappe, guide e libri dedicati alla natura e alla montagna, inclusi i testi di Dino Buzzati come “Il segreto del Bosco Vecchio”, da cui Ermanno Olmi trasse, nel 1993, l’omonimo film girato proprio tra gli alberi di Somadida.

D’altronde nella riserva la letteratura è familiare anche nel nome, di origine incerta ma in cui risuona quello di Sommavida, principessa della Saga ladina dei Fanes.

La storia

Quel che invece è certo è che la sua storia documentata parla soprattutto di legno, di acqua e di Venezia. Per la Serenissima, che la ricevette dalla Magnifica Comunità Cadorina nel 1493, la foresta era nota anche come Vizza di San Marco: per secoli fornì legname prezioso per l’Arsenale, abeti alti e diritti adatti alle alberature delle navi.

Dopo la caduta della Repubblica di Venezia, con il passaggio all’autorità francese, il bosco subì pesanti prelievi; nel 1814 entrò nel demanio del Regno Lombardo-Veneto e rimase sotto amministrazione austriaca fino al 1866, prima di diventare proprietà dello Stato italiano ed essere dichiarato inalienabile nel 1877.

Dal 1972 è Riserva Naturale Orientata e Biogenetica, oggi gestita dal Reparto Carabinieri Biodiversità di Vittorio Veneto: un’area protetta per conservare il bosco, i suoi habitat e il patrimonio genetico delle specie animali e vegetali presenti. Ma, al di là della sua funzione di tutela, Somadida resta prima di tutto un luogo d’incanto, anche per la mutevolezza del suo aspetto nei suoi 1676 ettari.

La foresta

Dal fondovalle, a circa 1200 metri di quota, la foresta sale verso ambienti sempre più alpini: prima le strade forestali pianeggianti, tra abeti, faggi, larici e un sottobosco che nella bella stagione si accende tra mirtilli, gigli martagoni, mughetti e rare orchidacee; poi i pini mughi, le rocce e gli itinerari per escursionisti più allenati verso le guglie dolomitiche.

Anche la fauna segue questa varietà di ambienti: cervi, caprioli, martore e tassi popolano il fondovalle; camosci, stambecchi ed ermellini vivono più in alto, dove si osserva anche l’aquila reale.

Oggi, però, Somadida va guardata anche con altri occhi.

La tempesta Vaia, nel 2018, e poi il bostrico, che ha disseccato soprattutto gli abeti rossi, hanno reso il bosco meno compatto di un tempo e oggi è frequente incontrare radure improvvise, alberi caduti e cumuli di tronchi tagliati perché compromessi dal vorace coleottero. Ma non è un motivo per rinunciare alla visita o ridurre Somadida a un paesaggio ferito. È, semmai, un motivo per conoscere un bosco che resta maestoso e bellissimo, pur mostrando la propria fragilità.

Come si arriva e le visite guidate gratuite

L’accesso alla Riserva di Somadida si raggiunge percorrendo la statale che collega Auronzo a Passo Tre Croci–Misurina.

Si può parcheggiare in località Palùs San Marco, da dove parte il sentiero per il Centro Visitatori. L’ingresso è gratuito e il fondovalle offre percorsi adatti anche a bambini e persone con disabilità; la riserva è percorribile solo lungo i sentieri ufficiali. Durante l’estate sono previste visite guidate gratuite con i carabinieri forestali ogni martedì mattina, da prenotare al Consorzio Turistico Tre Cime Dolomiti (0435 99603).

La zattera veneziana di ventotto metri

Nei pressi del Centro Visitatori “Tre Sorelle”, nell’area d’ingresso della Riserva di Somadida, si trova un “raso” in scala reale: un’imponente zattera veneziana, lunga circa 28 metri, ricostruita secondo le antiche tecniche degli zattieri del Piave.

È composta da tronchi di abete rosso caduti durante la tempesta Vaia, per ricordare il trasporto dei tronchi di Somadida lungo il Piave fino all’Arsenale della Serenissima per realizzare le alberature della flotta veneziana, storia raccontata anche in una mostra allestita nella Biblioteca del Bosco.

 

 

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