Sci, pronti 100 milioni per il Dolomiti Superski: «Ma la guerra fa paura»

Il presidente Varallo annuncia nuovi investimenti per i 12 comprensori: «Le Olimpiadi una promozione a basso costo, gli effetti li vedremo dal prossimo inverno»

Francesco Dal Mas
Nuovi investimenti per i 12 comprensori del Dolomiti Superski
Nuovi investimenti per i 12 comprensori del Dolomiti Superski

Nonostante le guerre, la crisi energetica, la minore capacità di spesa dei singoli e delle famiglie, e nonostante anche le Olimpiadi che hanno obbligato alcuni territori a sospendere l’attività, «Dolomiti Superski chiuderà questa stagione in misura invariata rispetto alla precedente». Anzi, dai primi dati probabilmente con un +2% d’incremento.

Andy Varallo, presidente del più grande Hub sciistico al mondo, 1200 km di piste, è dunque soddisfatto. E assicura: «Se la guerra finirà presto e la crisi energetica andrà a ridimensionarsi, Dolomiti Superski potrà garantire investimenti ulteriori per più di 100 milioni di euro».

Tra l’altro, presidente, la stagione non è dappertutto conclusa...

«In effetti tanti impianti proseguono l’attività in aprile, fino ai primi di maggio».

Quindi non è vero che sia già scoppiata la voglia di mare?

«Le temperature trattengono la neve e gli appassionati continueranno ad approfittare delle piste aperte».

Andy Varallo
Andy Varallo

Vuol dire che ci sarà un recupero di quanto avete perso con le Olimpiadi?

«Questo recupero è in parte già avvenuto. Ma, attenzione: le Olimpiadi e le Paralimpiadi sono state un buon investimento in prospettiva. E a basso costo».

A basso costo?

«Sì, perché quanto avremmo dovuto investire per promuovere a livello mondiale le Dolomiti, con le bellissimi immagini passate in tivù? Io ritengo che i primi effetti li vedremo già in estate. Ma soprattutto a cominciare dalla prossima stagione invernale».

La presidente nazionale dell’Anef, Valeria Ghezzi, ha il timore che se continuerà la guerra nel Golfo, l’inverno prossimo sarà dura per lo sci.

«Speriamo che ci si fermi molto prima. E per tante ragioni. Va comunque precisato che noi abbiamo avuto la fortuna di godere di una prima parte della stagione con prezzi energetici che non si sono alzati di molto. Poi abbiamo sofferto chiaramente dell’aumento, la benzina per i gatti ad esempio, per l’energia necessaria agli impianti, ma tutto sommato fino ad oggi non è andata male. È venuto il freddo a novembre, è stato abbastanza caldo a dicembre. A gennaio è tornato il freddo, a febbraio è venuta la neve. Poi abbiamo avuto giornate stupende, quelle olimpiche. È tornato il freddo, quindi la neve. Che cosa potevamo pretendere di diverso? Ma soprattutto, me lo lasci sottolineare, a livello di incidenti, grazie anche alla qualità della neve, siamo leggermente sotto la quota degli ultimi anni. E questo, alla fine è quello che conta di più».

La sicurezza, dunque, è un valore aggiunto di Superski?

«Sì. La neve quest’inverno ha retto meglio. Con una neve più dura la gente chiaramente si fa meno male».

Meno italiani e più stranieri in pista?

«Per la verità, il mercato domestico ha retto. Il mercato tedesco è ancora leggermente indietro, ma vediamo un pubblico internazionale sempre più interessato alle Dolomiti. E io penso che nei prossimi anni l’evento olimpico ci garantirà un grande interesse, non solo verso Cortina e gli altri siti dei Giochi, ma anche verso tutte le Dolomiti».

Avete previsto nuovi investimenti? La vostra media è di un centinaio di milioni l’anno.

«Certamente. Ma non vorremmo che la guerra e i maggiori costi energetici avessero delle ricadute anche nei programmi di sviluppo che abbiamo in cantiere. Se le materie prime non arrivano, se i prezzi esplodono, se le imprese sono costrette a tagliare il personale, saremmo anche noi costretti a rivedere i nostri programmi di sviluppo. E, si badi, abbiamo in cantiere investimenti per oltre 100 milioni».

Gli ambientalisti non perdono occasione di ricordare che i cambiamenti climatici non assicurano chissà quale futuro allo sci. Il vostro impegno sul piano dell’impatto ambientale come continuerà?

«Abbiamo un elevato numero di società che utilizzano l’HVO a livello di diesel, quindi il biodiesel, e vediamo sempre più società che si orientano verso la certificazione sia ambientale che di sicurezza sul posto di lavoro. Stiamo acquistando gatti da neve di ultima generazione con motori all’avanguardia a livello europeo certificati. Abbiamo impianti di innevamento che oggi ci permettono di garantire una produzione di neve che a parità d’acqua è raddoppiata rispetto a vent’anni fa. Ci attrezziamo di motori sempre meno rumorosi e sempre meno soggetti a consumo energetico sugli impianti, quindi l’industria, la filiera sta facendo il suo». 

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