Da Winterhur a Udine, il lungo viaggio di Van Gogh: ecco il primo capolavoro arrivato a Casa Cavazzini

Il ritratto del postino di Arles apre l’allestimento della grande mostra con 84 opere in arrivo al museo di arte moderna e contemporanea

Chiara Dalmasso

 

Ha percorso 700 chilometri chiuso dentro a una cassa, da Winterthur a Udine, insieme con alcune delle altre opere che fino al 30 agosto troveranno casa al museo di arte moderna e contemporanea di via Cavour. Così Joseph Roulin, il ritratto del postino che ospitava Van Gogh ad Arles nel 1888, è stato il primo a rivedere la luce, appeso sulle pareti di Casa Cavazzini.

 

«In questi giorni stanno arrivando tutte le 84 opere che sostanzieranno la mostra evento in partenza il 30 gennaio – racconta la curatrice Vania Gransinigh –; vengono trasportate all’interno di apposite casse, dotate di numeri ed etichette, per rendere le operazioni più agili e al contempo sicure». Il quadro di Van Gogh, si diceva, è stato il primo ad essere appeso perché «occupa una parete unica ed è solo».

Il capolavoro di Van Gogh a Casa Cavazzini: l'arrivo dell'opera a Udine

Per questo si è deciso di iniziare a posizionare questo pezzo prima degli altri: «Visivamente, il postino di Van Gogh conduce l’intera sala – precisa Gransinigh – e tutte le altre opere verranno disposte facendo riferimento a questa». L’espressivo postino di Arles, allora, diventerà una sorta di nume tutelare, che assisterà e guiderà i visitatori nell’immersione visiva all’interno dello spazio dedicato all’Impressionismo.

«Ogni volta che arriva un’opera di tale pregio – spiega ancora Gransinigh – c’è una procedura precisa da seguire: la cassa viene aperta, il quadro “stabilizzato” dal punto di vista climatico e, successivamente, intervengono i restauratori, che si occupano di controllare minuziosamente l’opera».

Ogni pezzo, infatti, viaggia accompagnato da un “Condition report”, una sorta di tessera sanitaria, che ne attesta lo stato di conservazione: «I restauratori di Casa Cavazzini e quelli del Kunst Museum (da cui proviene il Van Gogh, ndr.) – chiarisce Gransinigh – hanno esaminato il quadro, perché ogni cambiamento, ogni graffio o minma abrasione, va registrato».

Soltanto a questo punto, verificato che le condizioni di opera e cornice fossero immutate dal momento della partenza dalla Svizzera, si è potuto procedere ad appenderla alla parete, secondo i dettami del progetto di allestimento della mostra.

Un’esposizione che riunisce «pezzi di qualità altissima, in condizioni conservative ottime, che quasi incredibilmente, data l’età, mantengono immutato il loro splendore originario».

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