Energia rock, cuore e testi profetici: Vasco infiamma i 26.000 dello stadio Friuli
Pubblico in delirio per il concerto che ha segnato il ritorno a Udine dopo 18 anni di attesa

«È stato splendido». Quella strofa, che chiude il brano “Canzone”, di solito Vasco ai concerti non la pronuncia. Nei suoi live, che come tutti sanno si chiudono sempre intonando “Albachiara”, “Canzone”, il penultimo brano in scaletta, viene infatti eseguita in una versione ridotta, spesso dedicata a coloro che ci sono stati e che ora non ci sono più. Quest’anno invece, nel 49° anno di attività, il rocker sceglie di cantarla tutta quella “Canzone”, proprio fino a quelle parole, che suonano anche come un saluto nei confronti di una formula live che il prossimo anno diventerà un Giubileo con una residenza di un mese allo stadio Olimpico di Roma. Ma che valgono anche come perfetta sintesi di un evento che, ieri, ha letteralmente infiammato il pubblico udinese.

Al Friuli, per la prima delle due serate che lo vedono protagonista, Vasco ha scelto una partenza rock, alle 20.45 in punto, con un classico come “Vado al massimo”, seguita da “Ormai è tardi”. Nonostante la temperatura infernale Blasco ha guadagnato il palco in jeans neri e tshirt in tinta con tanto di chiodo in pelle sopra. «Ciao Udine. Ben arrivati, bentornati, ben ritrovati. Abbiamo passato il Natale, la Pasqua e ora è arrivata la nostra festa» e via con un cult come “Fegato spappolato” a cui aggiunge un sillogismo politicamente scorretto come piace a lui: «Dato che il potere è una droga e la droga è droga, allora tutti quelli che sono al governo sono dei drogati».
Ha ragione Vasco, sono bellissimi gli oltre 26.000 fan che sono arrivati per lui e che hanno sopportato temperature davvero insostenibili per guadagnare le prime file: così tanti sono un colpo d’occhio che riempie il cuore. Lui è arrivato invece in elicottero, nel pomeriggio, come fa di solito, ed è atterrato nel campo sportivo di Colugna. Allo stadio intanto Eden e Raffi hanno iniziato a “scaldare” anche vocalmente il pubblico.
L’atmosfera all’interno dello stadio era quella delle occasioni epiche. Il pubblico di Vasco è unico, attende con pazienza e poi esplode con un’energia incredibile. Soddisfatti i promoter locali Luca Tosolini di Fvg Music Live e Luigi Vignando di Vigna Pr. «Siamo molto contenti del poker di concerti che abbiamo organizzato a Udine e di aver riportato Vasco in città a distanza di diciotto anni dall’ultima volta, ovvero il 12 settembre 2008».

Anche in questa occasione il pubblico ha assistito a un concerto accessibile alle persone con disabilità sensoriale grazie a servizi dedicati a persone sorde, ipoacusiche, cieche e ipovedenti. L’iniziativa nasce dalla collaborazione tra Fvg Music Live di Luca Tosolini, Sub-Ti Access di Federico Spoletti, PromoTurismoFvg e Criba per promuvere l’inclusione, in linea con i principi del nuovo European Accessibility Act con un’audio-introduzione, un servizio di audiodescrizione e sottotitoli in diretta.

La scaletta, come il palco, per il Blasco non è un dettaglio. Ad entrambi il Komandante affida le creazioni video e i suoi messaggi e quest’anno di tematiche di stretta attualità ne ha scelte tante. Basta cercarle nei testi delle canzoni che, anche se scritte tanti anni fa, sembrano raccontare il mondo di oggi con una limpidità disarmante. «Le mie liriche. Quelle parlano molto chiaro e chi vuole capire, lo capisce». C’è “Alibi” che in periodi di processi e riaperture di casi suona quasi una premonizione.
Con “Ciao” il pubblico canta all’unisono mentre sul palco si moltiplicano fotogrammi di oggi con le date di un tempo. Certo, Vasco è rock, e come tutti coloro che praticano questo genere, è imbattibile nella ballad. Che poi fosse un abile conoscitore dell’animo umano e delle relazioni, anche complesse, è ampiamente risaputo, ma in un momento storico in cui i drammi passionali trovano sempre più spesso spazio in cronaca, lui rispolvera il “Tango…della gelosia”, che interpreta accennando qualche passo di danza con il microfono e iniziando con una rosa rossa in bocca. Dopo una “Lunedì” in cui parla di un abbandono, racconta di quegli incontri estemporanei che ormai sono all’ordine del giorno, nitidamente previsti in “Marea” dove afferma di voler stare con la compagna di una notte arrivando però a chiederle “Come ti chiami, scusa, che non mi ricordo”, un brano che peraltro arriva al live per la prima volta. Ogni canzone andrebbe nominata, ma di certo imprescindibile è “(per quello che ho da fare) Faccio il militare”, canzone ormai simbolo di questo tour, recupero da un passato remoto dell’artista che si divertiva a ribadire che “Non siamo mica gli americani, che loro possono sparare agli indiani”, cantata con tanto di pistola ad acqua. E via con la dedica di una infuocata “Gli spari sopra” «a tutti i farabutti che governano questo mondo».

In uno show da capogiro torna anche “Stupendo” che mancava da un po’ e poi dritti, tra pietre miliari come “Sally”, o “Siamo Solo noi”i n cui è impossibile non riconoscersi e trovare una parte di sè.
Ovazioni come sempre per la band, capitanata da Vince Pastano che cura la direzione. Con lui, Stef Burns, Antonello D’Urso, Andrea Torresani, Alberto Rocchetti, Donald Renda Andrea Ferrario, Tiziano Bianchi, Roberto Solimando e Roberta Montanari per un concerto perfetto, che stasera si replica.
Riproduzione riservata © il Nord Est








