Perché Tony Pitony piace tanto all’uomo medio divanato che guarda Sanremo
Quello con Ditonellapiaga è stato un numero da musical d’altri tempi, con un arrangiamento elegante e una messa in scena che sembrava uscita da un varietà anni Cinquanta, con la consapevolezza pop del 2026. Ma la sua è una maschera tra barriera e sostanza

C’è chi non l’ha vista salire. In realtà, la marea di Tony Pitony, paladino del trash provocatorio e del linguaggio sessualmente esplicito che infiamma le piattaforme e inanella concerti, ha inondato l’Ariston ben prima che il festival iniziasse, tant’è che la crew del Fantasanremo gli aveva chiesto di incidere la nuova sigla: Scapezzolate.
Eppure, l’esibizione di Tony Pitony, al secolo Ettore Ballarino, e Margherita Carducci, alias Ditonellapiaga in gara fra i big con Che Fastidio, con un gioco di voci, ironia, ballo e complicità che ha disegnato una macchia di colore nel grigiore di un festival mono tono e, a tratti, monotono, ha convinto fan e detrattori. È così che i “Ditony” si sono divorati la serata delle cover.
Le premesse, va detto, non c’erano, visto che il trentenne siculo con un passato da venditore di canapa, interpellato tempo fa su una sua ipotetica partecipazione al festival ironizzava: «Io a Sanremo? Non succederà mai», trollando la kermesse canora. Non gli andava di arrivare all’italiano medio sul divano.
Eppure, seguendolo su un tortuoso percorso musicale che lo ha portato da brani politicamente scorretti come Culo, Mi piacciono le nere, Ossa Grosse e Donne ricche fino a The lady is a Tramp, l’uomo medio divanato lo ha votato, conquistato dalla voce da crooner e dal passo sincopato dello swing. Un numero da musical d’altri tempi, con un arrangiamento elegante e una messa in scena che sembrava uscita da un varietà anni Cinquanta, con la consapevolezza pop del 2026.
«Io sono lo zio brillo che durante la cena canta la canzone sporca», si sbilancia irriverente Tony Pitony dietro alla maschera di Elvis in uno dei suoi rari momenti di loquacità. E mentre intorno piovono accuse di sessismo e superficialità, lui si piazza nell’area semi demenziale e lascia fare. Intanto, Spotify impazzisce per lui con oltre 63 milioni di streaming l’anno, i concerti girano bene, il tour della prossima estate è già andato esaurito e, cavalcando l’onda della polemica, lui piazza nuove date e accresce l’hype dei fan. I suoi studi, la sua formazione all’estero e i suoi tentativi (falliti) di lavorare a teatro, però, raccontano molto altro di lui. Sarà il tempo a dire se dietro a quella maschera, barriera fra forma e sostanza, c’è davvero un artista degno di aver asfaltato performance impeccabili come quelle di Arisa e della Brancale, interpretazioni da brivido nostalgico come quella di Grignani e finanche il meraviglioso assolo alla tromba di Sayf.
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