Tiziano e il paesaggio, a Pieve di Cadore la mostra con tre capolavori per i 450 anni dalla morte

Dal 18 luglio al 18 ottobre Palazzo della Magnifica Comunità di Cadore ospita la mostra "Tiziano e il paesaggio", con tre capolavori provenienti da Roma, Bergamo e Venezia 

Camilla Gargioni
Tiziano Vecellio: San Giovanni Battista, 1540-42 circa, olio su tela, Gallerie dell'Accademia, Venezia
Tiziano Vecellio: San Giovanni Battista, 1540-42 circa, olio su tela, Gallerie dell'Accademia, Venezia

Cielo, acqua, montagna. Zoom: cielo, Laguna, Dolomiti. Elementi che spesso diamo per scontato, in un’opera d’arte. Ma nel 1500, Tiziano (Pieve di Cadore, 1488/1490 - Venezia, 1576) anticipa i tempi: non solo nella tecnica, ma anche nella resa dei paesaggi.

Non banali contorni né sfondi, ma elementi chiave per leggere i suoi dipinti. È proprio su questo aspetto che, a 450 dalla morte del genio cadorino, studi ed esposizioni a lui dedicate scelgono di basarsi e prender forma. Anche alla ricerca di nuove chiavi di lettura, suggestioni, commistioni.

Tiziano e il paesaggio è la mostra-progetto che dal 18 luglio fino al 18 ottobre riporterà “a casa” a Pieve di Cadore, nel palazzo della Magnifica Comunità di Cadore, tre capolavori di Tiziano: Il Battesimo di Cristo (1511-1512) dai Musei Capitolini di Roma, Orfeo ed Euridice (1515 circa) dall’Accademia Carrara di Bergamo e San Giovanni Battista (1540-1542) dalle Gallerie dell’Accademia.

La mostra non si limita a esporre le tre opere: apre al dialogo con artisti coevi o successivi, tracciando nuove traiettorie di analisi e ricerca, grazie alla curatela di Bernard Aikema e Thomas Dalla Costa, e si articola in tre capitoli. La prima sezione, “Paesaggio e significato: fonti e contesti”, mette a confronto Tiziano, Dürer, Campagnola.

La natura nelle stampe, così l’arte di Tiziano varcò ogni confine
La redazione
Tiziano e il paesaggio, le stampe che cambiarono la storia dell'arte

Nel Battesimo di Cristo di Tiziano, sulla destra del dipinto prende forma un borgo con torre cilindrica. Si possono intuire anche i contorni delle montagne, che riecheggia le Dolomiti. Nella struttura dell’opera non manca poi il committente, il mecenate Giovanni Ram, ritratto in basso a destra. La scena è dinamica: la figura di Cristo che emerge come fosse vista dal basso, il paesaggio boschivo si sfondo mentre Giovanni compie il gesto del Battesimo, le vesti stese in basso a sinistra.

Diversa invece è la resa simbolica in Orfeo ed Euridice: qui Tiziano sdoppia il paesaggio, proponendo da un lato un’atmosfera rassicurante, un campanile che emerge in contrasto su un cielo azzurro-giallo, dall’altro la bocca dell’inferno tra fiamme rosse, un ambiente oscuro.

Per comprendere la natura di questi paesaggi, nella sezioni vengono inclusi alcuni esempi di pittura nordica: la Penitenza di San Giovanni Crisostomo (1509) di Lucas Cranach, prestata dagli Uffizi, e Sant’Eustachio (1501) di Dürer. Altre opere grafiche che testimoniano la centralità del paesaggio che da sfondo diventa protagonista sono Grande Cannone (1518) di Dürer e Paesaggio con pastori e famiglia in viaggio (1517-1535) di Domenico Campagnola.

Proprio Campagnola fa da filo conduttore verso la seconda sezione, “Un nuovo paradigma? Il paesaggio tizianesco”. La diffusione di disegni e stampe raffiguranti paesaggi viene spinta dall’incontro e collaborazione tra Tiziano, l’incisore e chierico Giulio Campagnola e il suo erede artistico Domenico, figlio di un calzolaio tedesco. Ecco che un esercizio grafico come Paesaggio con San Giovannino (1525 circa) di Domenico viene scambiato per un’opera di Tiziano: si viene a creare un modello, che prende forma anche nelle opere successive di Tiziano come - appunto - il Giovanni Battista. Nel tempo il riferimento bucolico o religioso lascia spazio a reinterpretazioni di iconografie tizianesche, come Cadmo eil Drago attribuito a Battista Del Moro.

Tiziano VeCellio: Orfeo e Euridice - olio su tavola, 1510 ca - Bergamo, Fondaz. Accademia Carrara
Tiziano VeCellio: Orfeo e Euridice - olio su tavola, 1510 ca - Bergamo, Fondaz. Accademia Carrara

La terza sezione è quella che prova a fare un passo in avanti, che cerca nuovi collegamenti su traiettorie poco investigate: si intitola “La ricezione del paesaggio tizianesco - tra il Veneto e l’Europa”. Fuori dai confini italiani, sicuramente Tiziano è stato un punto di riferimento per Rembrandt: un esempio è l’incisione San Girolamo in un paesaggio italiano (1653), che verrà esposta accanto al San Girolamo leggente nel deserto (1566) di Cornelis Cort.

Paesaggio con suonatore di ghironda e una fanciulla di Domenico Campagnola (1517-1535) diventa modello per le generazioni successive: in primo piano piccole figure, seguite da un albero nodoso, poi un borgo o un agglomerato di case e sullo sfondo, naturalmente, le montagne. Questa xilografia ispira artisti che vanno da Giovanni Francesco Grimaldi a Marco Ricci, fino a Francis Torond.

La locandina
La locandina

Assumono importanza anche le collezioni: quella del banchiere Everard Jabach che acquista dalle collezioni reali e confluisce nelle raccolte del Louvre, o quella del finanziere Pierre Crozat che acquista disegni e li rende fruibili nel suo cabinet. Per avere un’idea, l’inventario alla sua morte conta, tra gli altri, 79 disegni di Tiziano e 133 paesaggi di Domenico Campagnola.

La mostra non sarà “statica”, ma si allargherà a una serie di iniziative - l’estate Tizianesca - che coinvolgeranno il pubblico fino al 26 settembre tra conferenze, approfondimenti, passeggiate e concerti. Un altro modo per scoprire il genio cadorino e ripercorrere le tappe di un artista che ha anticipato i suoi tempi e che è un modello a cui continuare a ispirarsi.

 

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