Tiziano Ferro mette i brividi ai 35.000 dello stadio Euganeo

Dopo tre anni, il ritorno sui palchi. A Padova due ore e mezza di grandi successi

Cristiano Cadoni

Dicevano che era fuori forma, senza voce, invecchiato. Dopo la data zero del suo tour, sui social era partita la gogna, commenti feroci sotto video di mezzo minuto di un concerto che in due ore e mezza racconta una carriera di 25 anni. E invece eccolo qua, Tiziano Ferro. Torna sui palchi dopo tre anni – i più difficili della sua vita, faccende personali – e ci mette venti minuti a incendiare lo stadio Euganeo, con la potenza della sua voce, soprattutto con quella.

Il tempo di uscire dal suo personalissimo tunnel interiore, di guardarsi allo specchio e dirselo una volta ancora - Sono un grande, title track del suo ultimo album, inno del riscatto personale è il brano d’apertura - e poi ricominciare a giocare a carte scoperte, come d’altra parte ha sempre fatto, anche nei suoi giorni più scuri.

E infatti subito dopo arriva “Cuore Rotto” ed è un’altra canzone-manifesto, quella che racconta i fantasmi del passato recente e la risalita difficile. E poi c’è “Fingo e Spingo” che completa il tris di singoli presi dall’ultimo lavoro. E anche questo è un segnale, perché tutti sanno che questo sarà un concerto di greatest hits, di successi senza tempo, uno dietro l’altro. Ma Tiziano Ferro comincia dai pezzi nuovi, come a voler mettere il passato nel posto giusto.
In 35.000 riempiono l’Euganeo, c’è chi lo aspettava da sei anni e chi è arrivato all’ultimo. La musica unisce tutti sotto un palco imponente: uno schermo di 60 metri, alto 12, con una scala bianca al centro.

Ai due lati del palco c’è la band guidata da Luca Scarpa (direttore musicale dello show) con Gary Novak alla batteria, Tim Lefebvre al basso, Corey Sanchez alla chitarra, Davide Tagliapietra alla chitarra, Gianluca Ballarin alle tastiere e Alessandro Orefice al piano e un corpo di ballo (capitanato dal coreografo Carlo Kamizele) che sosterrà con coreografie e quadri scenici l’intero spettacolo.

Tiziano Ferro allo stadio Euganeo, l'inizio del concerto davanti a 35mila persone: il video

Al centro del palco una passerella lunga oltre venti metri che lo consegna all’abbraccio dei suoi fan. Ed è questione di minuti, pochi, perché quando arriva “Accetto miracoli”, quarto pezzo in scaletta, l’Euganeo raddoppia i decibel. Lui dedica a quelli che ci sono sempre stati “La differenza tra me e te”. Saluta Padova, adesso. E poco dopo ringrazierà il sindaco di Cavarzere, città dei suoi bisnonni che gli ha concesso la cittadinanza: “Oggi sono qui da cittadino onorario”, annuncia, dopo aver abbozzato un mezzo accento veneto. “E’ il regalo più grande che ho avuto”. E così dopo “L’Olimpiade” c’è un’altra canzone da Rosso Relativo. Ogni parola scatena un’ovazione. E ogni canzone ne raddoppia l’intensità.

Lo spettacolo è avvolgente, travolgente. E Ferro tiene la scena da maestro, senza incertezze, scortato da una band potente e precisa. “Non vado per le lunghe con i ringraziamenti”, aggiunge, come a voler tranquillizzare tutti. Ma a quel punto ha già lo stadio in mano. Arrivano “Ti scatterò una foto”, “Hai delle isole negli occhi” e “Sere Nere” che fa registrare un nuovo picco di intensità dei cori. Anche il pubblico delle tribune si alza, il palco si incendia di rosso e lui alla fine ha il coraggio di chiedere “Andiamo avanti?”. In 35 mila rispondono sì. “Non me lo so spiegare” è quella di caselibriautoviaggifoglidigiornale, e a questo punto anche chi è allo stadio come accompagnatore può rendersi conto che molte di queste canzoni le conosciamo tutti, magari inconsciamente.

E ancora non basta: “Abbiamo bisogno di tirare ancora su il ritmo”, dice. “Indietro”, “L’ultima notte al mondo”, “L’amore è una cosa semplice” tengono alta la frequenza in questo secondo atto dei tre previsti. Ferro si cambia d’abito, lo farà tre volte. Dopo “Destinazione Mare” arriva “Balla per me”.

E a questo punto Tiziano Ferro presenta “Ed ero contentissimo”, rinnovando il suo legame di vecchia data con la città che lo aveva accolto agli esordi e ricordando che “ questa è una delle tante canzoni che ho scritto qui a Padova”. Seduto su uno sgabello nell’ultimo metro della passerella e accompagnato da chitarra e piano, ora Ferro apre una parentesi acustica. Arrivano “Potremmo ritornare”, “Il conforto”. La band si aggiunge in corsa: “Per pesare il cuore con entrambe le mani ci vuole coraggio. E tanto, tanto, troppo, troppo, troppo, troppo amore”.

Non c’è pausa, senza respiro: “Stop! Dimentica”, “Incanto” (con enormi palloni colorati che volano sul pubblico), “Imbranato”, “E fuori è buio”, “La fine”. Poi anche l’omaggio a Raffaella, accolto con un’altra ovazione. Per il gran finale ci sono ancora cartucce importanti: “Alla mia età”, “Per dirti ciao”, “Rosso relativo”, “Lo stadio” e “Xdono”. E all’uscita solo facce felici.

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