La serie Rai Prima di noi e le polemiche su quel friulano: finalmente si è rotto un tabù

Montano le proteste sull’utilizzo nel film di una lingua che risulta inventata, per sonorità e cadenze. Ma la comparsa della marilenghe in un prodotto nazionale è un buon segnale

Paolo Patui
Una scena di Prima di noi, la serie tv in dieci puntate che andrà in onda da domanica su RaiUno
Una scena di Prima di noi, la serie tv in dieci puntate che andrà in onda da domanica su RaiUno

Succede che la Rai mandi in onda una serie televisiva dai nobili quanto complessi obiettivi, ovvero Prima di noi una lunga storia della società e del mondo italiano compresa fra il dramma della Prima guerra mondiale e i famigerati anni di piombo. È corretto attendere le prossime puntate per esprimere un giudizio equilibrato sugli intenti raggiunti. La prima puntata essendo dedicata alle vicende della Prima guerra mondiale è tutta ambientata nel nostro mondo friulano e a differenza di altre fiction più o meno osannate e criticate, osa l'inosabile ovvero inserire nei dialoghi fra i vari personaggi alcune parole e alcune battute in lingua friulana. Ne sono bastate una manciata per scatenare reazioni varie.

Mettiamo un po’ di ordine: su diverse pagine Facebook di matrice non friulana è nato un piccolo scandalo. Queste parole “dette in un dialetto che non si capisce” hanno fatto innervosire più di qualcuno facendogli dimenticare un paio di considerazioni assai importanti. La prima la più ovvia, la più banale quella che tutti dovrebbero sapere, è che non di dialetto si tratta bensì di lingua; il fatto di ignorare questa distinzione denota sicuramente ignoranza ma la cosa forse più preoccupante è il fatto di trascurare l'esistenza di minoranze come fosse scontato che l'omologazione debba rullare tutto e tutti.

La seconda osservazione è che questi strali non si alzano mai quando siamo dinanzi a produzioni televisive in cui il napoletano o romanesco la fanno da padroni. E pensare che anche ai tempi di Troisi c'era chi non digeriva questo suo linguaggio strettamente napoletano anche se universalmente comprensibile. Ma d'altra parte l'uso nella nostra lingua, seppure sporadico e a volte appena accennato, ha provocato risentimento anche nel mondo friulano e devo dire non del tutto a torto.

Gli attori provano a mettere in evidenza una sorta di cantilena dialettale popolare che poco ha a che fare con i suoni, i ritmi e le cadenze del friulano. A loro difesa annunciano di essersi consultati con una fantomatica Accademia della lingua friulana di cui mi piacerebbe conoscere l'organigramma, la sede, i contatti. D’altra parte, non riesco a capire come e perché non si sia potuto usare dei professionisti locali, perché il Friuli ormai può vantare attrici e attori assolutamente di livello e devo dire nettamente migliori di un paio di interpreti che all'interno della serie davvero stentano. Non credo fosse così difficile trovarli e affidarsi a loro.

Però va detto in conclusione e provando a tirare un bilancio un po’ più ottimistico che la comparsa della lingua friulana in una serie di carattere nazionale, proprio per il fatto di aver suscitato così tante polemiche, dimostra che un tabù si è rotto, dimostra che finalmente noi esistiamo e seppure questo esistere sia stato appena accennato e in parte stravolto da una scarsa conoscenza nella nostra lingua, va dato atto a Daniele Lucchetti di aver osato quello che fino adesso nessuno aveva osato fare nemmeno nei famosi e celebrati “casi di Teresa Battaglia”

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