Scamarcio a Treviso presenta “I figli della scimmia”: «Questo film, un balsamo per tutti i padri»
Riccardo Scamarcio ha presentato al cinema Edera la pellicola da lui co-prodotta e per la quale ha vinto il premio come miglior attore nella sezione Orizzonti della Mostra del cinema di Venezia. Un film sul rapporto tra un padre, il figlio disabile e il nipote

Momenti di grande commozione domenica 27 settembre al cinema Edera di Treviso, dove Riccardo Scamarcio ha presentato il film “I figli della scimmia”, da lui co-prodotto e che lo vede protagonista, premiato come miglior attore alla scorsa Mostra del cinema di Venezia nella sezione Orizzonti.
Due sale gremite da quattrocento spettatori hanno applaudito a più riprese l’attore pugliese che con gli occhi lucidi, un po’ per la calorosa accoglienza, un po’ ricordando la sua esperienza sul set, ha incantato la platea con aneddoti, riflessioni personali e momenti verità.
«Anche io sono stato un po’ “figlio della scimmia” – ha detto Scamarcio – e per interpretare il personaggio mi sono ispirato a come mio padre era con me, vivendo questa parabola amorosa di un uomo che deve capire dove sta. Credo che questo film sia un balsamo per tutti i padri».
Il suo personaggio è Dario, che ha un bambino con una grave disabilità, Enrico, a cui non fa mancare affetto e attenzioni, ma è attratto dal nipote adolescente, Giacomo, con cui invece sente di poter instaurare un rapporto paterno più profondo e sfaccettato, inibito dalle condizioni del figlio naturale.
Grazie ad una sceneggiatura asciutta e precisa e ad una regia scarna, che ricorda il movimento del Dogma 95 nella sua ricerca di realismo linguistico e non solo narrativo, “I figli della scimmia” di Tommaso Landucci, rifugge la spettacolarizzazione del dolore, immunizzandosi da qualsiasi tipo di ricatto emotivo, anche se nei panni di Enrico c’è Andrea Aggio, un ragazzo con la reale disabilità rappresentata.
«Lui è stato il mio partner in crime – ha continuato Scamarcio – ed è stato bravissimo perché non ha interpretato se stesso ma ha fatto l’attore, entrando nel suo personaggio e donandomi un’opportunità umana e professionale perché ha sicuramente influito anche sul mio modo di stare in scena. I ruoli principali sono tutti maschili, ma in realtà questo è un film femminista, perché ci mostra la fragilità di un uomo che è anche capace di rompersi e che vive la paternità come un impulso, esattamente come la maternità, sentendo il bisogno di occuparsi di se stesso per capire dove si trova emotivamente nel ruolo di genitore: credo che del rapporto con noi stessi, oggi, non ci occupiamo abbastanza».
Scamarcio è stato accompagnato sul palco da Giuliana Fantoni, titolare del cinema Edera, e dal co-produttore del film Maurizio Piazza, ma è apparsa in platea anche la sua compagna, l’attrice Benedetta Porcaroli, legata al territorio trevigiano per aver interpretato Anna, la figlia di Elisa Girotto nel film “18 regali” ed essere stata la protagonista di “Il rapimento di Arabella”, in parte girato nella ex sede di Fabrica a Carità di Villorba.
«Il cinema Edera è un posto speciale», ha chiuso Scamarcio, «perché è un baluardo di cultura, e Treviso è una città bellissima, le persone sono molto accoglienti e discrete, il che non guasta».
Riproduzione riservata © il Nord Est








