I volti veneti per Carlo Acutis nel film tv di Campiotti

Il dodicenne Luca Rossi di Mestre, Ben Gomas, veneziano di origini indiane, e Paolo Rozzi di Vicenza nella pellicola per Canale 5 sulla storia del primo santo dell’era digitale. Il regista Campiotti: «Storia ispirante, soprattutto per i ragazzi»

Elena Grassi
Il cast di “Il mio nome è Carlo” sulla figura di Carlo Acutis
Il cast di “Il mio nome è Carlo” sulla figura di Carlo Acutis

Ci sono anche tre volti veneti nel film Il mio nome è Carlo, girato da Massimo Campiotti sulla figura di Carlo Acutis, il primo Santo dell’era digitale, in onda domenica 27 settembre in prima assoluta su Canale 5.

Accanto ai protagonisti Samuele Carrino (nei panni di Carlo, già noto per essere stato Il ragazzo con i pantaloni rosa) e Lucia Mascino (che interpreta sua madre), vedremo Luca Rossi, attore mestrino di 12 anni nel ruolo di Max, uno dei migliori amici di Acutis, tornando ad essere diretto da Campiotti dopo aver preso parte nel 2023 al film C’è ancora domani su Ennio Doris (e lo vedremo presto anche nel tv movie Rai Meglio non sapere sui bambini scampati all’Olocausto, girato a San Polo di Piave).

Nel cast troviamo inoltre Ben Gomas, veneziano di origini indiane, scelto spesso dalle produzioni internazionali per i set in laguna, da 15: 17 to Paris di Clint Eastwood a Spiderman far from Home di John Watts, ma ha lavorato anche con Andrea Segre e i fratelli D’Innocenzo, e in Il mio nome è Carlo è Rohan, il portiere del palazzo dove vivono gli Acutis, con cui il futuro Santo stringe un rapporto particolare.

Da Vicenza arriva invece Paolo Rozzi (del duo Diego e Paolo di Zelig off e presente in una trentina di film e fiction), che vedremo nei panni del senzatetto che fa da filo conduttore della storia (Acutis era dedito al volontariato nella mensa dei poveri milanese).

Il mio nome è Carlo parla di un bambino che scopre nella fede una sorgente inesauribile di felicità, di un ragazzo che stringe amicizia con chi è diverso, difende gli emarginati, consola chi soffre e restituisce speranza a chi l’ha perduta, e di un giovane che comprende prima di tutti come Internet possa diventare uno strumento per diffondere il bene e costruire una comunità capace di superare ogni confine.

È questa la figura di Carlo Acutis che viene raccontata nella sua quotidianità, a vent’anni dalla morte, avvenuta il 12 ottobre 2006 per una leucemia fulminante quando aveva appena 15 anni. Il processo di canonizzazione, iniziato da Papa Francesco nel 2016 fu completato un anno fa da Papa Leone XIV, che fece di questo “influencer di Dio” una via della chiesa Cattolica per entrare in contatto con le nuove generazioni.

«Alla realizzazione del film hanno attivamente collaborato i genitori di Carlo Acutis», spiega il regista Campiotti, «contribuendo a mantenere vivo il legame con la persona reale che ha ispirato il protagonista cinematografico. Ho accettato con entusiasmo di lavorare a questo progetto perché la storia di Carlo può essere molto ispirante, soprattutto per i ragazzi».

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