Premio Strega: ecco chi sono sei i finalisti dell’edizione 80
Il verdetto della giuria include una sestina per tutelare la piccola editoria con Elena Rui. In finale anche Nucci, Pitzorno, Ciabatti e Pierantozzi. Trionfo di Einaudi con due autori in rosa. L'atto conclusivo a Roma il prossimo 8 luglio

Il Premio Strega entra nella sua fase decisiva. Dopo l’annuncio della dozzina selezionata dal Comitato direttivo tra le 79 opere proposte dagli Amici della Domenica, l’attenzione del mondo editoriale si è concentrata ieri a Benevento sulla cinquina, anzi sulla sestina dal momento che per regolamento lo Strega prevede, grazie all’articolo 7, anche l’inclusione di una casa editrice medio-piccola. La rosa finalista quindi è formata da Michele Mari, Matteo Nucci, Bianca Pitzorno, Teresa Ciabatti, Alcide Pierantozzi ed Elena Rui.
L’edizione 2026, che coincide con l’ottantesimo anniversario del premio, presenta una selezione particolarmente eterogenea: convivono autori affermati e voci più nuove, spostandosi tra autofiction, narrativa storica e riflessioni sul presente.
Primo in lista della sestina è risultato Michele Mari con 280 voti – tra l’altro già vincitore del Premio Strega Giovani – con “I convitati di pietra” (Einaudi). Mari era già dato per favorito grazie alla forte considerazione critica e il romanzo in gara conferma la sua fama. L’idea è indubbiamente originale – 30 ex compagni di scuola, subito dopo la maturità, si incontrano ogni anno nello stesso luogo, il fine è constatare chi rimarrà in vita nel corso del tempo e i tre finalisti potranno riscuotere il montepremi accumulato dai versamenti annuali di ognuno per partecipare al gioco – idea appunto originale (scritta in un mese, come ha confessato durante la serata) e piuttosto crudele dal momento che vincere equivale a rimanere in vita. Un ingranaggio spietato dove emergono tutte le paure e i passati rancori, le invidie, i sabotaggi, persino omicidi. Certo non manca l’ironia e in ogni caso, come scrive Mari «forse c’era da qualche parte un metodo migliore per irridere la morte, ma se c’era loro non l’avevano trovato». Lo Strega premia anche l’ambito più strettamente filosofico,
Matteo Nucci entra in finale con 242 voti con “Platone. Una storia d’amore” (Feltrinelli), dove l’autore ci racconta gli incontri che hanno ispirato il grande filosofo e soprattutto indaga il suo rapporto con la morte e con l’eros. Chi è quindi Platone? Un genio contraddittorio, contemplativo ma anche pratico, un inquieto alla ricerca della verità ma anche bisognoso di estrema calma. Nucci sviluppa una narrativa, a tratti lirica, per delineare il profilo dell’intellettuale che forse meglio degli altri ha definito l’amore e i suoi assoluti.
Bianca Pitzorno con “La sonnambula” (Bompiani), rappresentata allo Strega da Giulia Ichino, entra nella rosa finalista con 195 voti. La sua è certo una presenza significativa per il peso culturale della sua opera e potrebbe rivelarsi decisivo nella corsa verso il premio. Pitzorno ci racconta una storia che è tante storie insieme. E mentre ascoltiamo le vite di chi va in pellegrinaggio dalla “sonnambula” (termine con cui un tempo ci si riferiva a una medium, una sensitiva), la scrittura ci conduce anche alle riflessioni interiori della protagonista, nei suoi bisogni e nelle sue paure e la necessità di superarle. Ma è anche un libro sulla donna e sulle sue possibilità di emancipazione, oltre che mettere in luce la capacità terapeutica delle storie, vero cuore del romanzo.
Solida anche la presenza di Teresa Ciabatti, in finale con “Donnaregina” (Mondadori), che ha ottenuto 184 voti. Un libro che unisce indagine psicologica e racconto sociale, elementi spesso premiati dalle giurie dello Strega. Siamo nell’ambito dell’autofiction d’inchiesta, l’incontro è quello tra una giornalista scrittrice e l’ex super boss della camorra Giuseppe Misso, pentito nel 2007. Incontro stravagante dal momento che la protagonista non si è mai occupata di cronaca, piuttosto di moda e faccende frivole. Cos’hanno i due in comune? Problemi con i figli, ecco allora che tutto si trasforma da inchiesta sulla criminalità a indagine sull’incomunicabilità tra generazioni. Va detto che Ciabatti per scrivere il libro ha davvero frequentato Misso per più di tre anni e quello che ne esce è soprattutto il lato umano.
170 i voti ad Alcide Pierantozzi per “Lo sbilico” (Einaudi). Siamo di fronte a una sorta di diario clinico dove a parlare è la malattia mentale. Niente di teorico, tutto fatti e scrittura. Scrittura dura, frontale, nulla di consolatorio insomma. Una trama che richiede una certa attenzione e rivela una voce personalissima, letteraria e disturbante. Al centro c’è una sanità complicata, ma non scivola mai in pura teoria o nei miraggi della stupefazione. Pierantozzi semplicemente racconta. Racconta la sua esperienza perché, come ha dichiarato: «Ho scritto questo libro non per curare gli altri ma me stesso». E nel farlo declina le parole – anche le più tecniche, le più farmacologiche – in letteratura.
La padovana Elena Rui – da anni residente in Francia – è stata infine votata per rappresentare la medio-piccola editoria. A lei 163 voti “Vedove di Camus” (L’orma) per la capacità dell’autrice di ritrarre quattro diverse figure femminili legate ad Albert Camus, offrendo una nuova prospettiva sul celebre scrittore.
Un’opera in cui letteratura, biografia e indagine interiore si intrecciano. Il libro è suddiviso in quattro parti per four figure femminili unite da una comune maledizione, croce e delizia segreta: l’amore per Albert Camus, premio Nobel nel 1957 e uomo da sempre diviso tra il motivo di legami e l’impossibilità di rimanere fedele a essi. Le vedove di Camus sono quindi mogli, amanti, muse, compagne di vita e di passione, e ognuna di loro offre al lettore una prospettiva differente sullo stesso amore.
Più che una semplice competizione, l’edizione 2026 sembra offrire uno spaccato della narrativa italiana contemporanea, divisa tra memoria e presente, autofiction e racconto civile.
Ed è proprio questa pluralità a rendere particolarmente incerta e affascinante la corsa verso il gran finale dell’8 luglio.
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