Riscoprire Mario Rigoni Stern: il mito è vivo
Una mostra all’M9 di Mestre e un volume edito da Ronzani ripercorrono il cammino dello scrittore sull’Altopiano di Asiago. Ricordi e valore della montagna con lo sguardo di Seron

Mario Rigoni Stern è uno di quegli autori che non passano di moda, e di cui si ritorna continuamente a occuparsi, indipendentemente dalle ricorrenze. Accade ora con una raccolta di saggi, di recente uscita, e con una mostra (e relativo catalogo, anche se il termine è riduttivo) all’M9 di Mestre. Il volume – dal titolo Le stagioni e i ricordi. Saggi su Mario Rigoni Stern – è pubblicato da Ronzani Editore (pp. 280, 24 euro) e raccoglie un’introduzione critica e undici scritti di Sergio Di Benedetto, studioso tra i più acuti e appassionati dello scrittore asiaghese, che ripercorrono la sua intera parabola letteraria.
I saggi raccolti
Si tratta di saggi in gran parte pubblicati singolarmente fra il 2016 e il 2024, ora organizzati in maniera organica seguendo non l’ordine cronologico in cui sono stati scritti ma -come aveva voluto a suo tempo Rigoni Stern per il Meridiano curato da Eraldo Affinati- il tempo degli avvenimenti raccontati nell’opera dello scrittore: l’Ottocento e la Grande Guerra, il dopoguerra e la seconda Guerra mondiale, il secondo dopoguerra, il Novecento e i testi incentrati sui temi della natura, per finire con Stagioni l’ultima opera di Rigoni Stern e suo testamento letterario.
I punti di forza
Dell’autore del Sergente nella neve Di Benedetto evidenzia la capacità di rovesciare il suo essere «anacronistico» rispetto alla superficie della contemporaneità e «appartato e liminale» sia geograficamente che culturalmente, in altrettanti punti di forza della sua opera: «In Rigoni Stern la distanza diviene forza», scrive infatti il critico, «la marginalità diventa capacità di sguardo penetrante, tanto per scorgere la traccia del lepre e dell’urogallo, quanto per leggere i fenomeni complessi della civiltà contemporanea; il suo “essere sulla soglia” rende possibile l’abitare sincronico di tempi differenti: il passato, il presente, il futuro». Infatti pur nel suo ruolo tenacemente perseguito di custode e latore della memoria (personale, familiare e soprattutto comunitaria), grazie alla sua capacità di «riannodare l’io al noi, l’umano al naturale, le pieghe della microstoria con le ampie arcate della macrostoria» egli ha saputo fare della sua «anacronia con il suo tempo (…) profezia e sintonia con il futuro, che egli intuisce e vede già in movimento».

La dimensione di scrittore contemporaneo
Ed è in questo passaggio che viene finalmente restituita a Rigoni Stern, che da sempre vanta più imitatori che studiosi, la sua dimensione di scrittore contemporaneo e di autore europeo, di «fondatore e pater a cui, inevitabilmente, gli scrittori del XXI secolo non possono non guardare». Di Benedetto teorizza infatti nel «progressivo emergere e prevalere letterario degli spazi montani e della semplicità che la montagna sembrerebbe garantire, la ricerca di un’armonia smarrita con l’universo animale, il rispetto per ciò che è forestale, una viva sensibilità per l’ambiente, un marcato scetticismo verso la tecnologia, la denuncia delle contraddizioni sociali e antropologiche dell’età industriale e postindustriale» l’azione di una “funzione-Rigoni” che si configura come «matrice di letteratura successiva», e in qualche caso persino come modello di vita.
Le immagini di Seron
Nella copertina del volume campeggia un’immagine scattata allo scrittore nel 2007, un anno prima della sua morte, dal fotografo francese Loïc Seron. E proprio Seron è il protagonista di una delle due mostre all’M9 di Mestre (l’altra è Belpaese, un viaggio fotografico attraverso l’Italia attraverso una cinquantina di opere di Giacomelli, Scianna, Berengo Gardin, Jodice, Roiter e molti altri) dal titolo Altipiano. In cammino con Mario Rigoni Stern; l’esposizione presenta 65 fotografie dei luoghi più amati dallo scrittore accompagnate da alcuni dei suoi testi che attestano il profondo legame con la sua piccola patria e insieme la capacità di farne un luogo universale, e da alcune riflessioni dello stesso Seron, che dopo il primo incontro col Sergente è tornato spesso e ritorna ancora sull’altipiano, seguendo le tracce della scrittura rigoniana: lo stesso schema seguito dal volume col medesimo titolo, che accompagna la mostra, edito ancora da Ronzani, che dell’attenzione all’opera e all’eredità civile dello scrittore altopianese ha fatto il suo fiore all’occhiello (pp. 224, 22 euro). Si tratta della riedizione di un libro edito nel 2016 da Gam, che è stato pubblicato in francese da Rue d’Ulm nel 2021 e ora ritorna in edizione italiana con la prefazione di Paolo Cognetti e la post-fazione di Giuseppe Mendicino, che sarà presente assieme all’autore alla presentazione, domenica 7 giugno alle 17 sempre all’M9, nell’ambito della rassegna Mestre Bookfest.

«Tutto trasudava integrità»
«Tutto di lui», scrive l’autore delle Otto montagne, «e soprattutto il luogo in cui viveva e il modo in cui ci viveva - trasudava integrità; era tutt’uno con l’altipiano, con le sue storie e con le sue scelte». Cognetti sottolinea anche un’altra delle caratteristiche che hanno fatto di Rigoni Stern uno degli scrittori più amati dai lettori: «Poiché non è più di questo mondo e non possiamo più fargli visita, è successo qualcosa di molto bello, qualcosa che forse non si sarebbe aspettato: i suoi lettori si reincontrano grazie a lui. Ha lasciato dietro di sé una comunità, come fanno i grandi maestri. Quando infatti, entrando in casa di qualcuno, notiamo i suoi libri su uno scaffale sappiamo subito di aver trovato un amico».
Riproduzione riservata © il Nord Est








