Schmidhauser: «Da Picasso a Magritte, così l’arte diventa felicità»

Il curatore della rassegna sulle opere dal Kunst Museum racconta l’allestimento: «La mostra è pensata come un arricchimento innanzitutto per gli occhi»

Camilla Gargioni
L'allestimento della mostra
L'allestimento della mostra

Non è frequente, in Europa, che un museo durante la chiusura per rinnovo dei suoi spazi, presti la sua collezione ad altre istituzioni. Dalla Svizzera, il Kunst Museum di Winterthur si è fatto avanti e ha trovato casa a Casa Cavazzini, il museo d’arte Moderna e Contemporanea di Udine. Una mostra pensata per raccontare l’arte, dall’Impressionismo alle Avanguardie, per il piacere dell’arte, senza tecnicismi e sovrastrutture. Il percorso, infatti, non è per temi: è cronologico, affinché il visitatore possa concentrarsi sulle bellezze delle opere esposte. Dal ritratto di “Joseph Roulin” (1888) di Vincent van Gogh a “Bouteille et raisins” (1922) di Pablo Picasso, da “Composition A” (1932) di Piet Mondrian a “Le monde perdu” (1928) di René Magritte e “Autoritratto con la tavolozza” (1924) di Giorgio de Chirico. Uno spaccato di storia dell’arte in 91 opere che va a costituire “Impressionismo e modernità. Monet, Van Gogh, Picasso, Kandinsky, Magritte. Capolavori dal Kunst Museum di Winterthur”, aperta fino al prossimo 30 agosto (www.civicimuseiudine.it). La mostra prodotta da PromoTurismoFVG, Comune di Udine e MondoMostre, con la curatela di David Schmidhauser e Vania Gransinigh.

Al centro il curatore David Schmidhauser
Al centro il curatore David Schmidhauser

Schmidhauser, come è venuta l’idea di dar vita a questa esposizione?

«Il nostro museo aveva una struttura che necessitava di lavori di ristrutturazione. Il fatto di doverlo chiudere si è trasformato in un’occasione per portare le nostre opere altrove. Allora, abbiamo cercato un partner: così, è nata la possibilità di creare una collaborazione con Udine».

Non accade di frequente…

«Di fatto, è una questione di buonsenso: è giusto che le persone possano godere delle opere d’arte, che non restino chiuse e possano essere fruite dal pubblico. È quello, l’obiettivo».

Joseph Roulin di Vincent van Gogh (1888)
Joseph Roulin di Vincent van Gogh (1888)

Da Van Gogh a De Chirico, un affondo tra i secoli: che cosa può imparare il visitatore attraversando la mostra?
«Le opere proposte sono di qualità straordinaria, parlano da sole, c’è poco da aggiungere. Proponiamo un percorso che segue la cronologia della storia dell’arte, dall’Impressionismo alla Parigi del primo Novecento, dal Cubismo al Surrealismo. In ciascuna stanza viene affrontato un periodo, per mostrare che cosa stava accadendo nel mondo dell’arte in quel dato momento storico».

Quindi a che cosa deve prestare attenzione il visitatore?

«La mostra è pensata come un arricchimento innanzitutto per gli occhi. Vedere tutti questi capolavori serve a trovare una forma di felicità, notando come lo sviluppo dell’arte vada avanti per crisi e rotture con il passato. Un esempio su tutti, è Picasso con il Cubismo. Non è una mostra complessa, avvicina il visitatore e comunica nella sua immediatezza».

È stato difficile portare le opere a Udine?

«Sì, non è stata un’operazione semplice. Ci siamo affidati a Mondo Mostre, con i dipinti non abbiamo avuto problemi particolari. Altro discorso, invece, per la statua di Rodin alta due metri».

Composition A di Piet Mondrian (1932)
Composition A di Piet Mondrian (1932)

C’è un’opera a cui è più legato?

«Un curatore di museo ama tutte le sue opere. La cosa che mi ha stupito, piuttosto, è poterle vedere in un nuovo allestimento. Quando vedi la tua collezione in un ambiente nuovo, è una scoperta: qui a Udine sono ancora più belle».

Il Kunst Museum di Winterthur ha una storia per cui è stato un precursore dei tempi, ci può raccontare di più?

«La storia del nostro museo è molto interessante, è nato grazie a un forte interesse per l’arte, fatto di attenzione alle tendenze. Prima lo sguardo era puntato sulla Germania, da lì si è spostato a Parigi. Dal gusto dell’epoca è nato il primo nucleo di opere del museo. Non siamo riusciti a essere sempre precursori delle tendenze artistiche: per esempio, il nucleo di opere astratte è frutto di donazioni successive».

Belle-île, tramonto di Claude Monet (1886)
Belle-île, tramonto di Claude Monet (1886)

È più complicato raggiungere obiettivi simili nel mondo dell’arte odierno?

«È importante guardarsi attorno, prestare attenzione a quello che stanno facendo i giovani. Non è più forse una questione di essere precursori dei tempi, quanto di essere consapevoli. Il tempo ci dirà che cosa è duraturo».

Come è cambiato il mecenatismo negli anni?

«Non c’è più il mecenatismo di un tempo: oggi abbiamo istituzioni, come il ministero della Cultura, che seguono e si occupano di arte. È raro che se ne occupino persone da sole».

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