Jack White conquista Lignano: Arena Alpe Adria sold out con fan arrivati da tutta Europa e dagli Stati Uniti

Oltre 2.700 spettatori hanno gremito l'Arena Alpe Adria per il concerto di Jack White, tra virtuosismo musicale, grandi classici dei White Stripes e una scaletta imprevedibile. Fan da tutta Italia, dall'Europa e persino dagli Usa per una serata che ha trasformato Lignano nella capitale del rock internazionale

Sara Del Sal

Se al mondo esistono infiniti generi musicali Jack White è il musicista che li sa suonare tutti.
L’Arena Alpe Adria si è accesa di blu per il suo arrivo domenica sera. Erano le 22 quando l’artista è salito sul palco e ha dato il via a un evento memorabile.

E che non fosse da perdere lo sapevano bene i 2700 che hanno esaurito i posti disponibili arrivando anche dagli Stati Uniti per ascoltarlo, oltre che dalla Germania, Croazia e Slovenia e Austria, così come, dall’Italia, sono stati numerosi gli arrivi dall’Emilia Romagna e dalla Lombardia anche se, i fan del Friuli Venezia Giulia sono stati “battuti” da quelli veneti che sono arrivati in massa a Lignano riempiendo oltre il 30% dell’arena.

Tutto questo per un pubblico, come prevedibile, in prevalenza maschile (quasi il 70% dei presenti) come confermano i promoter locali di Vigna Pr e Fvg Music Live.

Altina l’età media dei fan, calcolata in circa 43 anni, d’altronde, White ha iniziato la sua attività negli anni ‘90, centrando quindi la generazione dei neo quarantenni e quelle precedenti, che non sono mancate a loro volta, dimostrando di avere voglia di godere una serata dominata dalla musica suonata bene, anzi, benissimo.

Passano gli anni e cambiano le mode: complice anche un caldo intollerabile, la divisa d’ordinanza di chi ascolta il rock, ovvero la t shirt nera abbinata ai jeans, ha lasciato spazio a una serie infinita di magliette colorate accompagnate, nella maggior parte dei casi da shorts. Jack White però non ha avuto dubbi: per lui il total black è stato confermato, con jeans e maglietta nera, con il suo taglio di capelli che ricorda molto quello dello Sweeney Todd di Johnny Deep.

Sul palco, un impianto luci che ha regalato mille sfumature di blu e l’alieno con il corpo bianco e la testa blu, che si trova sulla copertina del suo ultimo album, “Frozen Charlotte”, in uscita il prossimo 10 luglio, oltre alla band. Un allestimento scarno ma con un livello musicale straordinario.
C’è poco da dire: un talento come il suo non è comune e il suo modo di fare musica dimostra come la passione di un artista possa davvero regalare emozioni inaspettate.
Come in ogni concerto che si rispetti ad aprire, già prima delle 21, c’erano i THe Dirtiest, che hanno dimostrato come, ormai, si possa fare rock in lingue diverse, ottenendo sempre lo stesso risultato: quello di far ballare il pubblico.
Poi, quando è arrivato il momento di accogliere White l’atmosfera è mutata: la voglia di ballare e di cantare ha lasciato posto in molti casi allo stupore. Quello che è accaduto davanti ai loro occhi sembrava magico: con una semplicità disarmante il chitarrista ha infilato, una via l’altra una carriera di canzoni, alcune intere, altre accennate prima di lasciare spazio a un’altra epoca,ovvero a un’altra collaborazione con una band.

“Ball and Biscuit” ha aperto una serata in compagnia di Old Scratch Blues, Hotel Yorba, THe hardest Button to Button, Steady, as she Goes, e molte altre, prima di lasciare spazio, dopo un’ora e 20 minuti quasi totalmente filati, a una versione infuocata di Seven nation army, il brano che si è imposto a livello mondiale, che lui ha portato al successo con i The White Stripes, la formazione che aveva creato con Meg White, la sua ex moglie, da cui ha preso il cognome.

Il duo si sciolse nel 2011 “per poter lasciare intatto quanto hanno creato, non per divergenze artistiche”, come spiegarono. Nel 2005 White inizia un nuovo periodo musicale con i The Raconteurs con i quali pubblica numerosi lavori anche dopo periodi di distacco dalla band, ed è proprio in questo modo che nel 2009 fonda i Dead Weather, aggiungendo a tutto questo una carriera solista che lo ha visto anche comporre colonne sonore per film come Il grande Gatsby.

Secondo le riviste di settore White è il numero 17 nella classifica dei 100 più grandi musicisti di tutti i tempi e a Lignano lo ha dimostrato senza fatica, con la semplicità di un concerto rock di quelli fuori dal tempo, suonati in modo impeccabile, riarrangiando i pezzi in modo fresco e intelligente e con una scaletta scelta a braccio sul momento, un dettaglio che denota una complicità e una fiducia incredibile con la band che lo affianca.

Fan in delirio e grande soddisfazione per tutti, consapevoli di avere davvero passato una serata in cui la musica è stata la protagonista indiscussa.

Riproduzione riservata © il Nord Est