Il fantasy di Chiara Malaguti tra leggenda e storia: «Gioco di incastri»
L’autrice di «Trigimontium Oro» è archeologa medievista: «Primo volume di una trilogia, protagonista al femminile». Molti i riferimenti alla mitologia veneta e trentina

Un gioco di incastri, un’avventura fantasy in cui tuffarsi fatta di emancipazione femminile e attenzione all’ambiente. Si intitola Trigimontium Oro, è il primo di tre volumi scritto dalla padovana Chiara Malaguti, archeologa medievista (edito da Gallucci Bros, pagine 384, euro 19,90). Che cosa nascondono il graffito sul lato nord del camminamento di ronda di Castel Atro e il lacerto di pergamena salvato dall’incendio di “Castrum Vetus” nella prima pagina del volume? Non resta che scoprirlo, tra fate “aguanes” e un serpente veneziano che parla in dialetto, seguendo i passi della protagonista Flo.
Malaguti, perché ha scelto il genere fantasy?
«È un genere che permette di avere un po’ di libertà, di movimento, di invenzione. Sono abituata a scrivere articoli scientifici, che hanno una certa rigidità. Mi affascinava anche il romanzo storico, ma essendo precisa e meticolosa ho preferito aver più margine di creatività. Scrivere è un momento che si prende per sé stessi».
A quali autori si è ispirata?
«Tolkien con Il signore degli Anelli è sicuramente al primo posto. Poi ci sono tutte quelle letture di genere diverso che fanno capolino mentre si scrive, come I miserabili” di Victor Hugo».
Perché ha puntato su un target dai 13 anni in su?
«I ragazzi sono lettori estremamente esigenti, se un libro non li convince lo lasciano subito alle prime pagine. Mi piace l’idea di mettermi in gioco, di cercare un testo che potesse essere accattivante sia per gli adolescenti sia per gli adulti. Ho tre figli, leggo quello che viene proposto ai ragazzi e ho notato che spesso si ricorre a frasi molto standardizzate. Per questo, nel mio libro ho inserito anche più complessi».
E che riscontro sta avendo?
«Stanno leggendo il mio libro anche nelle scuole, mi ha stupito che lo stiano affrontando anche in quinta elementare».
Che cosa deve aspettarsi il lettore?
«Il lettore deve aspettarsi un gioco di incastri: ho disseminato nel testo piccoli indizi, spunti, un po’ alla volta anche a distanza di cinquanta pagine dal primo. Poi sta a chi leggere unirli, come in un giallo».
La struttura narrativa prevede una trilogia.
«Infatti, con il terzo volume spiegherò tutto. Ma stando attenti, si può già intuire dove va a parare la trama. Però cercherò di scombinare la storia».
Come ha costruito il personaggio della protagonista Flo?
«A dire il vero non l’ho costruito, è stata una scoperta. È un personaggio che scappa da qualcosa, una situazione che proviamo tutti nel nostro piccolo quotidiano. È una ragazza che fugge, che non ha nessuna consapevolezza di sé e un po’ alla volta la trova grazie a chi la circonda. È un messaggio per tutti gli adolescenti: cercate di trovare voi stessi. Così è nato il personaggio di Flo, dalla volontà di trovare il proprio io».
Il serpente parla dialetto… perché questa scelta?
«Il genere fantasy nasce nel nord del mondo, ma volevo avesse anche una connotazione personale e al tempo stesso accattivante per il lettore. Quindi ho pensato alle leggende che leggevo da piccola, sia venete sia trentine: questo mi ha permesso di costruire un mondo credibile. Non è semplice dar vita a un mondo a sé. All’inizio avevo pensato a un fantasy che tenesse insieme tutti i dialetti del nostro Paese».
Lei è archeologa medievista: come ha influenzato il libro?
«Traspare la mia passione per i materiali e per i castelli… tutto è iniziato curando un volume sul castello del Buonconsiglio a Trento. Mi aveva colpito una caditoia, pensavo a chi sarebbe potuto scappare da lì. Poi ci sono gli elementi più piccoli, dai frammenti di ceramica alle lucerne».
Tra le pagine del libro emerge anche la questione ambientale.
«È un tema che tenevo tantissimo ci fosse nel libro. L’obiettivo è stato parlarne non in modo noioso, non “dalla cattedra”. Un tempo, era proprio attraverso le leggende che si spiegava ai ragazzi che il bosco va rispettato. Dunque, ho pensato di scrivere una storia che in modo piacevole».
Quando dobbiamo aspettarci i prossimi capitoli?
«L’idea è che il secondo volume arrivi entro quest’anno, il terzo successivamente».
In sintesi, uno dei leitmotiv dell’opera è la scoperta di sé stessi?
«È giusto questo sentimento di cercare di scappare da qualcosa che ci fa paura, che anima appunto Flo. Ma ci deve essere una volontà di cercare la propria voce e il proprio vero io. Nel momento in cui si trova la propria via, è liberatorio».
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