Il trionfo di Sossai ai David: “Le città di pianura” conquista otto statuette
L’“on the road” veneto del regista bellunese domina la 71ª edizione dei David di Donatello: miglior film, regia, sceneggiatura e attore protagonista tra i premi conquistati. Quattro statuette anche per “Primavera” di Michieletto. Una notte storica per il cinema del Nord Est

“Le città di pianura” di Francesco Sossai trionfa ai David di Donatello, i riconoscimenti più prestigiosi assegnati dall’Accademia del Cinema Italiano.
L’opera seconda del regista bellunese, un «on the road» alcolico e molto veneto - autentica rivelazione della scorsa stagione cinematografica - dopo aver fatto il pieno di candidature (16), conquista otto statuette, tra cui quelle più pesanti per il miglior film, miglior regia, sceneggiatura, produzione e miglior attore protagonista.
L’autore bellunese, scoperto dal Festival di Cannes, sale per tre volte sul palco del Teatro 23 degli Studi di Cinecittà, tempio del cinema. Prima come sceneggiatore, insieme all’amico di sempre, il pordenonese Adriano Candiago con il quale ha scritto il film.
«Un premio alla nostra amicizia»
«È prima di tutto un premio alla nostra amicizia», ha detto Sossai mentre il suo co-sceneggiatore ha ringraziato la moglie per aver pagato l’affitto durante la scrittura del film. Quindi, come miglior regista, ricevendo la statuetta del Donatello dalle mani di Matthew Modine, l’iconico attore che ha attraversato il cinema di Stanley Kubrick come “Stranger Things”, una delle serie tv più fortunate di sempre.
«La sua presenza accanto a me ha sconvolto i miei piani per il discorso», ha confessato, emozionato.
Si è, quindi, rivolto ai suoi attori, prima di salutare gli amici del Cinema Italia di Belluno che hanno seguito da lì la diretta della premiazione: «Il regista non è nulla senza i suoi interpreti. Mi avete fatto diventare migliore».
E, infine, la terza volta, quella più importante, per ritirare il David di Donatello per il miglior film dell’anno, insieme a tutta la sua squadra.
Piera Detassis, presidentessa e direttrice artistica dell’Accademia, strabuzza gli occhi, parlando di invasione veneta mentre Sossai dedica ancora un pensiero alla troupe di regia e conclude dicendo: «La libertà è non avere paura. E grazie a tutti coloro che mi hanno permesso di realizzare questo progetto, non ho avuto paura. Ora andiamo a bere l’ultima ombra!».

Il successo del film veneto
Il successo del film va oltre l’immaginazione e le aspettative, lasciando a bocca asciutta un titano come Paolo Sorrentino (15 candidature per “La grazia” ma nessun premio). C’è gloria per tutti. Per non essere da meno anche Adriano Candiago sale una seconda volta sul palco per ricevere il riconoscimento come miglior casting director.
«In realtà le intuizioni migliori sono state di Francesco, io ho solo fatto le telefonate», ammette divertito. «Tutti i giorni della nostra vita facciamo casting per scegliere gli amici, perfino i politici. Il mio augurio è che ognuno di voi, nel casting della vita, possa trovare sulla propria strada un Doriano e un Carlobianchi».
Quest’ultimo è interpretato da Sergio Romano che ha agguantato il suo primo David come miglior attore protagonista. «Sembra facile salire quassù quando guardi lo spettacolo dalla tv», ha detto, stringendo tra le mani il premio. «Ringrazio tutti i colleghi che prima di stasera mi hanno scritto per incoraggiarmi». Poi invita Francesco Sossai a continuare a raccontare storie (“tien duro, vecio”) e nel ricordare il difficile contesto storico attuale, ricorda come il nostro Paese abbia bisogno di essere visto e raccontato.
Quasi senza parole, invece, Marco Spigariol, in arte Krano, che ha conquistato il David per la miglior canzone originale del film - “Ti” – ballata d’amore dedicata alla moglie Tiziana che ringrazia insieme alla figlia Agnese. Trionfo anche per Paolo Cottignola, storico montatore di Carlo Mazzacurati, che vince nella sua categoria e omaggia la tenacia e la caparbietà di Francesco Sossai.
Sul palco salgono anche i produttori del film che hanno creduto in un piccolo progetto come “Le città di pianura”. Tra loro Marta Donzelli, di “Vivo Film”, parlando anche a nome di Gregorio Paonessa, sottolinea l’importanza del cinema: «Ci tiene vivi e reattivi perché allena teste, emozioni e sguardo. Per questo è fondamentale avere fiducia nel pubblico che ha voglia di essere stupito. E noi produttori dobbiamo continuare a sostenere questo cinema indipendente».
Successo anche per Michieletto
L’edizione n. 71 dei David di Donatello è stata la più ricca di sempre per il cinema del Nord Est. Non solo per l’apoteosi del film di Francesco Sossai ma anche per i quattro premi a “Primavera” del veneziano Damiano Michieletto, con una storia ambientata in laguna ai tempi del Pio Ospedale della Pietà e di Vivaldi, realizzato anche con il sostegno della Veneto Film Commission.
L’esordio al cinema del visionario regista teatrale ha conquistato i riconoscimenti per la migliore scenografia, il miglior compositore delle musiche (Fabio Massimo Capogrosso), il miglior suono e i migliori costumi.
Al motto “Non c’è Italia senza cinema”, questa edizione dei David si è fatta carico del momento difficile del comparto cinematografico e, in generale, di una congiuntura storica drammatica, tra guerre e genocidi. Molti degli artisti premiati lo hanno ricordato.
Le parole più profonde le ha pronunciate Matilda De Angelis, dopo aver ritirato il David come miglior attrice non protagonista per il film di Mario Martone, “Fuori”. Entusiasmo contagioso per il premio alla ottantatreenne Aurora Quattrocchi, protagonista di “Gioia mia” di Margherita Spampinato, vincitrice anche nella categoria della miglior regista esordiente.
Tre riconoscimenti a testa per “Le assaggiatrici” di Silvio Soldini (sceneggiatura non originale, trucco e David Giovani) e “La città proibita” di Gabriele Mainetti (fotografia del veneziano Paolo Carnera, scenografia ed effetti visivi). Lino Musella è, infine, il miglior attore non protagonista nel film di Valerio Mastandrea “Nonostante”. Sono quasi le due di notte quando cala il sipario sui David, nonostante i tentativi (inutili) di Flavio Insinna (leggiadro ma decisamente invadente) di accorciare i tempi frenando l’esuberanza discorsiva dei premiati. Ma è ancora presto per Francesco Sossai e quell’ultimo goccio che arriverà soltanto con l’alba.
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