Musica ad alta quota tra le vette del Trentino, la magia del festival I suoni delle Dolomiti

A Milano la presentazione dell’edizione numero 31 della rassegna. Partenza il 24 agosto in Val di Non con i Violoncellisti della Scala e il Coro della Sosat

La redazione
Un concerto in ValdiFassa, al Passo SanPellegrino-ColMargherita Foto Daniele Lira
Un concerto in ValdiFassa, al Passo SanPellegrino-ColMargherita Foto Daniele Lira

Musica, natura e senso di comunità tra le cime del Trentino. Sono gli ingredienti della 31ª edizione della manifestazione  I Suoni delle Dolomiti, presentata martedì 24 marzo a a Milano all’interno del Museo Bagatti Valsecchi. Da oltre trent’anni, infatti, il festival porta in quota artisti internazionali (circa 900 dall’inizio dell’avventura a oggi) e pubblico proveniente da ogni parte del Nord Italia e non solo.

La presentazione milanese, condotta da Valentina Cappio, responsabile Area Brand & Communication di Trentino Marketing, ha visto la partecipazione di istituzioni, artisti e partner della

manifestazione, offrendo un’anteprima del programma e dei valori che rendono unica questa esperienza culturale in alta quota.

Ad aprire la conferenza è stato un momento musicale particolarmente suggestivo: l’esibizione del Coro della Sosat accompagnato da I Violoncellisti della Scala,

un’anticipazione di uno degli appuntamenti speciali che caratterizzeranno l’edizione 2026 del festival.

Un concerto a San Martino di Castrozza- Villa Welsper foto Alexander Debiasi
Un concerto a San Martino di Castrozza- Villa Welsper foto Alexander Debiasi

Subito dopo sono intervenuti Mario Brunello, direttore artistico del Festival, e Andrea Zanotti, presidente del Coro Sosat, che hanno raccontato ai presenti il significato di questo momento

musicale, simbolo della profonda relazione tra tradizione corale, musica e paesaggio alpino che da sempre caratterizza I Suoni delle Dolomiti. A seguire è intervenuto Antonio D’Amico,

direttore del Museo Bagatti Valsecchi.

«I Suoni delle Dolomiti da più di trent’anni sono fedeli a un’idea molto semplice: la musica in montagna, in alta quota, si ascolta e si vive in modo diverso - afferma Mario Brunello, direttore

artistico de I Suoni delle Dolomiti -. Non c’è un palco tradizionale, non c’è distanza tra artisti e pubblico. Si cammina insieme, sullo stesso sentiero, pubblico e artisti, e si arriva in luoghi dove

la natura è parte del concerto. È un modo per far vivere le Dolomiti con rispetto, senza forzature. Allo stesso tempo, il festival continua a rinnovarsi: la nuova edizione apre a linguaggi sempre

più ampi, intrecciando classico, contemporaneo e tradizioni musicali diverse, con progetti speciali, collaborazioni con grandi nomi della musica internazionale assieme alle esperienze identitarie del festival come i trekking musicali e i concerti all’alba. È un invito a rispettare la montagna, anche nella sua fragilità e a viverla non solo come spazio, ma come relazione: tra persone, culture e suoni che si incontrano con la natura e si trasformano insieme».

Un concerto all'alba Foto Daniele Lira
Un concerto all'alba Foto Daniele Lira

Ad aprire l’edizione 2026 del festival sarà il 24 agosto in Val di Non – Val Nana, Malga Tassulla, nelle Dolomiti di Brenta, il concerto dei  Violoncellisti della Scala insieme al Corso Sosat. 

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