La Cortina di Tognazzi e Izzo: vacanze al Posta con papà e gare di sci con i nipotini
Ricky Tognazzi e Simona Izzo nella giuria del festival dedicato ai cortometraggi: «I vecchi tempi, quando era un parco giochi romano»

Incontrare Simona Izzo e Ricky Tognazzi è come sentirsi a casa. Un po’ per quella consuetudine mediatica che da sempre li porta nelle più seguite trasmissioni televisive (lei attualmente è giudice a Canzonissima il sabato sera su Rai1), un po’ per il loro modo affabile e cordiale capace di suscitare da subito confidenza e intimità.
Così li ha conosciuti dal vivo il pubblico di Cortinametraggio, festival fondato dalla produttrice triestina Maddalena Mayneri, conclusosi domenica 29 marzo a Cortina d’Ampezzo con la vittoria del cortometraggio Bratiska di Gregorio Mattiocco, che ha messo d’accordo una variegata giuria di vip, tra cui la celebre coppia del cinema italiano.
I (sempre) bei vecchi tempi
«Questi giorni trascorsi con Jerry Calà, Riccardo Scamarcio, Paolo Genovese, e molti altri amici, mi hanno fatto tornare in mente i bei vecchi tempi, quando Cortina era un parco giochi romano», ricorda Ricky Tognazzi, «scoperto da ragazzino mentre frequentavo l’hotel De la Poste con mio padre Ugo e Paolo Villaggio. Quando torno qui mi sento in una zona di comfort, perché trovo persone che hanno l’ospitalità nel sangue».
Per Simona Izzo la liaison ampezzana è stata più recente ma altrettanto intensa: «Cortina l’ho vissuta da nonna perché, non essendoci mai venuta da piccola, ho voluto che i miei nipoti conoscessero questo posto meraviglioso, soprattutto d’inverno, quando sciavano e portavano a casa le coppe», racconta, «poi c’è stato un bellissimo Natale di otto anni fa in una grande casa con Luca Barbareschi, Paola Ferrari e Pietro Valsecchi, fu una vacanza di lavoro eccitante, perché Cortina sa essere magica, sempre, persino in questo periodo post-olimpiade, di cui si sente ancora un po’ lo stress».
Il Nordest nel cuore
Ma la frequentazione veneta della coppia si estende nel tempo e nello spazio, con Tognazzi che ha trascorso parte della sua infanzia tra Mestre e Annone Veneto dai parenti della nonna materna, mentre Izzo ha assistito il padre ricoverato all’ospedale di Padova, dove lo «hanno salvato», come confida, e dove ha potuto apprezzare la Basilica del Santo e la Cappella degli Scrovegni, spingendosi fino alle ville palladiane del trevigiano.
«Porto nel cuore anche Trieste», continua Izzo, «quando vent’anni fa Ricky ha recitato nel cortometraggio Per Agnese di Massimo Cappelli, prodotto da Mayneri, non andavo sul set perché fui ispirata alla scrittura di un melologo, Concerto di maggio, che non ho mai messo in scena e conservo come un sogno nel cassetto».
I progetti
Tra i progetti che invece presto vedranno la luce c’è un film dedicato a Ugo Tognazzi, di cui non si può dire di più «se no porta sfiga» impera Ricky Tognazzi, e un libro che Simona Izzo sta scrivendo sulla vita vera di una poliziotta, perché il biopic è il genere d’elezione per la produzione artistica della coppia, che ha trasposto sul piccolo e grande schermo, tra le varie, la storia di Pietro Mennea, Papa Giovanni XXIII, Boris Giuliano, fino al recente Francesca e Giovanni: una storia d’amore e di mafia su Falcone e la moglie Francesca Morvillo.
A caccia di nuovi talenti
Ma non solo grandi nomi catalizzano l’attenzione di Izzo e Tognazzi, spesso impegnati nella scoperta di nuovi talenti, tra cui Ricky Memphis, anche lui ospite a Cortinametraggio.
«Da ragazzino faceva il muratore», racconta Izzo, «e grazie a Ultrà, diretto da Ricky Tognazzi nel 1991, ha trovato la sua strada, vincendo con questa sua prima interpretazione l’European Film Award. Una volta, ricevendo un premio a Roma e vedendoci in platea, Memphis ci ha detto dal palco “A Simò, a Ricky, ogni vorta che faccio un bancomat ve penso!” ed è stato il ringraziamento più divertente e più sincero che abbiamo mai ricevuto».
Se il cinema italiano «boccheggia per la mancanza di finanziamenti», confessa Tognazzi, «benché il successo dei film di Zalone, Milani, Genovese, Cortellesi, dimostri che il pubblico ama la creatività nazionale», respira ancora a pieni polmoni la loro relazione, in un mondo fluido come quello dello spettacolo. «La nostra fortuna è di incontrare l’altro nel dialogo», chiude Izzo, «perché non si può parlare profondamente con tante persone, e se ne trovi una con cui ci parli bene, ci mangi bene, ci fai l’amore bene, e ci litighi pure bene, ecco, quella può restare per la vita». —
Riproduzione riservata © il Nord Est








