Biennale, l’Ue taglia due milioni di euro dopo il caso Russia

Dopo mesi di lettere e prese di posizione, arriva la decisione ufficiale comunicata da un portavoce della Commissione. «Gli eventi culturali finanziati con il denaro dei contribuenti europei dovrebbero salvaguardare i valori democratici»

La redazione

Il filo si era già assottigliato al massimo, ora è arrivata l’ufficialità del taglio di due milioni di fondi europei alla Biennale di Venezia per il ritorno del padiglione russo. «A seguito della valutazione giuridica e della raccomandazione della Commissione, l'Eacea (l'Agenzia europea per la Cultura e l'Educazione) ha deciso di interrompere la sovvenzione in corso di 2 milioni di euro a favore della Fondazione La Biennale di Venezia», ha reso noto un portavoce della Commissione Ue. «Gli eventi culturali, finanziati con il denaro dei contribuenti europei, dovrebbero salvaguardare i valori democratici, promuovere il dialogo aperto, la diversità e la libertà di espressione, valori che non vengono rispettati nella Russia odierna», viene aggiunto.

 

La vicenda

Dallo scoppio del caso – ovvero il ritorno della Russia all’Esposizione d’Arte Internazionale – si sono susseguite tre lettere da parte di Bruxelles, che da subito hanno messo nel mirino due milioni di euro con cui si finanziano con fondi comunitari due progetti legati al ramo Cinema della Biennale. Pochi giorni fa, la vicenda è stata ricostruita dal presidente della Biennale Pietrangelo Buttafuoco davanti al consiglio di amministrazione della Biennale riunito a Ca’ Giustinian. Un riassunto dettagliato dalle comunicazioni intercorse fra la European Education and Culture Executive Agency (l’Eacea) e la Fondazione veneziana tra aprile e giugno.

I nodi

La contestazione dell’Eacea - ha riferito Buttafuoco al cda - parte ad aprile, il 10, con la prima lettera nella quale si chiede conto della riapertura del padiglione russo, che all’agenzia europea appare in contrasto con il regime sanzionatorio in vigore nei confronti di Mosca. La Biennale risponde l’8 maggio che la riapertura è frutto di una decisione autonoma della Russia, titolare di un padiglione e autonoma nella decisione. E sostiene che dunque non c’è stata nessuna violazione delle regole. La seconda puntata parte a fine aprile: prima ancora che la Biennale risponda alla lettera del 10 aprile, l’Eacea solleva il sospetto che la Fondazione abbia fornito supporto al governo russo per l’allestimento del padiglione. La Biennale risponde il 27 maggio e nega di aver offerto servizi vietati dal regime sanzionatorio. E fa notare come la Russia sia stata esclusa anche dal catalogo dell’Esposizione d’Arte. Ma l’agenzia europea non si accontenta e il 9 giugno invia a Venezia una terza lettera con la quale ribadisce la sua convinzione che la riapertura del padiglione russo sia il frutto di un accordo di sostegno o promozione stipulato tra la Fondazione e il governo di Mosca - e punta il dito contro l’annuncio della presenza russa nel sito della Biennale.

Il punto su Biennale Archiettura 2025

Inoltre introduce un altro capo d’accusa, del quale finora non si era mai saputo niente, sostenendo che la collaborazione tra le parti, cioè Venezia e Mosca, abbia radici nella Mostra d’Architettura 2025, quando la Russia aveva rinunciato ad aprire il padiglione per poi prestarlo alla Biennale che lo aveva usato per attività del ramo educational. Questo, per l’Eacea, violerebbe l’articolo 5T del regolamento Ue in vigore quando è stato stipulato l’accordo per il finanziamento delle attività cinema della Biennale. Ma il sostegno dato alla Russia nell’allestimento del suo padiglione d’arte, sempre secondo l’agenzia europea, violerebbe anche un altro articolo dello stesso regolamento, il 5N. A questa terza lettera, e in particolare alle contestazioni relative alla Mostra di Architettura, la Biennale ha risposto nei giorni scorsi. Ora, il taglio definitivo.

 

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