Biennale, più di 70 artisti e curatori: «No alla partecipazione di Russia, Usa e Israele»
Nuova iniziativa di protesta a poco più di un mese dall’apertura dell’Esposizione. Tra i firmatari anche tre dei cinque componenti del team della curatrice Koyo Kouoh

Si apre un altro fronte di protesta contro la Biennale Arte di Venezia, a poco più di un mese dall’inaugurazione. Dopo il caso del padiglione russo, che ha messo contro il ministro della Cultura Alessandro Giuli e il presidente della Biennale Pietrangelo Buttafuoco, e dopo la protesta sempre più vasta contro la presenza di Israele, ora sono gli artisti e i curatori a mobilitarsi, firmando una “lettera urgente” contro la partecipazione della Russia, degli Stati Uniti e di Israele.
Il documento, che porta la firma di artisti illustri come Tabita Rezaire, Zoe Leonard, Alfredo Jaar, ma anche quelle di Rasha Salti, Gabe Beckhurst Feijoo e Rory Tsapayi – ossia tre dei cinque componenti del team che sta portando avanti il lavoro della curatrice Koyo Kouoh, scomparsa il 10 maggio scorso - riprende il tema della protesta sollevata dal collettivo Art Not Genocide Alliance e prende di mira tutti i “regimi attualmente responsabili di crimini di guerra”, ma in particolare Israele, al quale – per effetto dell’indisponibilità del padiglione ai Giardini – è stato assegnato uno spazio all’Arsenale, proprio accanto a quello dedicato alla mostra principale “In Minor Keys”.
«Consentire la partecipazione di governi che stanno attivamente commettendo crimini di guerra, atrocità e genocidio non è neutralità», è scritto nella lettera. Un passaggio è dedicato anche alla vicinanza tra la mostra principale e il padiglione israeliano: una situazione che potrebbe generare «violenza e paura» per via delle iniziative di protesta che sono state annunciate e che richiederanno misure di sicurezza straordinarie.
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