Il velodromo a Montichiari
Il velodromo a Montichiari

Sognando le Olimpiadi: viaggio al velodromo di Montichiari con Jonathan Milan e i suoi compagni

Viaggio nell'accampamento delle meraviglie dell’unico impianto al chiuso dove la tecnologia del Nord Est spinge le ambizioni del quartetto tra esperti e la novità Magagnotti

Antonio Simeoli

Eccolo il mitico velodromo di Montichiari, un anello da record, per due motivi. Il primo: il quartetto, oro ai Giochi di Tokyo 2021, tre anni fa bronzo a Parigi e una marea di titoli prima è nato qui, da zero poco più di 10 anni fa. Secondo: è l’unico velodromo al coperto d’Italia, quello fantasma di Spresiano vicino a Treviso chissà quando sarà terminato, mentre le altre nazioni hanno l’imbarazzo della scelta ed è così un miracolo che questi ragazzi abbiano raggiunto l’Olimpo.

Chiariamo subito: il velodromo di Montichiari è una specie di accampamento, scordatevi i dorati pullman delle squadre World Tour di ciclismo, qui vincono ancora la passione e la tradizione con una abbondante shakerata con un ritorno al...futuro grazie alla tecnologia applicata a bici e abbigliamento, tutta o quasi frutto di aziende del Nord Est.

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Muscoli, gambe, testa e talento? Eccoli gli azzurri del quartetto della pista che oggi partiranno per i Mondiali di pista a Shanghai che dal 14 al 18 ottobre assegneranno maglie iridate, medagli e anche i primi punti per qualificarsi alle Olimpiadi di Los Angeles 2028.

«E noi alle Olimpiadi vogliamo andarci per tornare sul tetto del mondo», spiega uno dei corazzieri dell’Italbici, il friulano Jonathan Milan, 26 anni. Intanto andiamo in Cina non solo per partecipare». È uno degli eroi di Tokyo, viene da una stagione su strada con 13 successi, e la perla del tricolore. Vuole riprendersi il titolo mondiale nell’inseguimento individuale vinto due anni fa a Copenaghen con tanto di record del mondo.

Il compagno di squadra alla Lidl Trek, Simone Consonni, è passato alle discipline di gruppo, è l’erede di Elia Viviani, quello che ha rilanciato la pista in Italia e che ora è il team manager della Nazionale.

Al suo posto a Shanghai correrà Alessio Magagnotti, 19 anni, trentino della Red Bull Bora. Segni particolari: potenza da vendere, in agosto al Giro di Germania ha sverniciato in volata Paul Magnier, mica uno qualsiasi.

Riposa su un divanetto prima della seduta pomeridiana di allenamento. Gli chiediamo se e dove abbia visto l’impresa del quartetto a Tokyo il 4 agosto 2021. Candido risponde: «Ero a Jesolo con i miei al mare, l’ho vista in tv, avevo 14 anni e appeno vinto i campionati italiani giovani su pista. Da quel giorno ho cominciato a sognare di essere qui». Ancora qui è Francesco Lamon, 32 anni di Mirano. «Tre quarti del quartetto è la stessa, lo spirito è vincente. Los Angeles? «Certo che ci penso, fino là voglio arrivare», dice.

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Non corre in una World Tour, non è un pro, difende i colori della Polizia Penitenziaria, ha motivazioni di ferro e gambe d’acciaio, deve portare a regime il quartetto nei primi giri. «E lo fa alla grande perché ha il cronometro dentro». Parola di Filippo Ganna, oro olimpico, mondiale, primatista dell’ora, professore nei 4 km di inseguimento.

«Qui ci troviamo a casa – spiega il corridore della Netcompany, anche se radiomercato lo da in partenza verso la Lidl Trek di Milan e Consonni, se son rose fioriranno – e adesso tocca al ragazzo (indica Magagnotti ndr) darci una mano». Venerdì 18 c’è l’inseguimento individuale: finale in famiglia con Milan? «Speriamo di no, non è mai bello scontrarsi con un amico», sorride prima di andare ad allenarsi.

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