La Fifa gira la testa dall’altra parte: a dettare legge è solo Trump

«Il mondo in una giostra di colori», cantavano Edoardo Bennato e Gianna Nannini nel 1990: trentasei anni dopo, purtroppo, non è più così

Giovanni ArmaniniGiovanni Armanini

Il mondiale di calcio storicamente dà un messaggio di apertura al mondo. Quest’anno purtroppo non sarà così. Dalla nazionale iraniana ammessa solo nel giorno partita all’arbitro somalo escluso dalla competizione i casi si stanno moltiplicando. E fin qui la FIFA se ne è lavata le mani: «Decidono gli Stati Uniti, come sempre accaduto tutto questo è in mano al governo ospitante». A dettar legge, in altre parole, è solamente Donald Trump. Non risultano restrizioni di questo tipo nel 1994 quando gli USA si volevano aprire al soccer e ospitarono la prima edizione del torneo giocata in Nord America.

C’entra la situazione di instabilità politica generale, ma non solo: non fanno certo onore le immagini dei calciatori trattenuti e perquisiti sulle piste di atterraggio degli aerei.

La federazione iraniana ha accusato gli USA di trattamento discriminatorio per aver negato i visti a 13-15 membri della delegazione iraniana, inclusi il presidente della federazione Mehdi Taj e dirigenti chiave. Solo ai giocatori e pochi membri dello staff è stato concesso l'ingresso.

L'Iran ha anche denunciato la revoca dei biglietti per i tifosi iraniani, ostacolando la presenza della tifoseria alle tre partite della fase a gironi. Il tutto dopo che per settimane la presenza della nazionale era stata in forse per i noti fatti di guerra che vedono coinvolto il paese. Ma ormai è del tutto evidente che i boicottaggi non hanno più alcun valore: qualsiasi nazione a qualsiasi latitudine vuole essere rappresentata nelle grandi competizioni internazionali perché stare dentro la grande community sportiva è più importante che chiamarsi fuori e rivendicare la propria identità quando non addirittura una vera e propria alterità.

Omar Abdulkadir Artan, miglior arbitro africano 2025 selezionato dalla FIFA per i Mondiali, è stato respinto all'arrivo a Miami dopo un interrogatorio di 11 ore, nonostante passaporto diplomatico e il via libera della FIFA. Che come detto non ha quindi alcun potere: gli USA hanno negato l'ingresso senza motivazione ufficiale. Lui ha detto di avere l’unica colpa “di essere somalo”. La vicenda verrà chiarita, forse una omonimia, sta di fatto che il fischietto africano è rientrato a casa e vedrà (forse) i mondiali in tv.

L'amministrazione Trump ha confermato il divieto d'ingresso a cittadini di 19 paesi, tra cui Iran e Haiti (entrambi qualificati), oltre a Afghanistan, Myanmar, Somalia, Eritrea, Libia, Sudan, Yemen e altri. I giocatori e staff riceveranno visti, ma i tifosi non potranno seguire le partite negli USA. Senegal e Costa d'Avorio hanno restrizioni parziali che rendono i visti estremamente complessi. A decine di marocchini è stato negato l'ingresso, inclusi 40 dei 42 membri di un gruppo ufficiale di tifosi che avevano già speso per biglietti e hotel. «Il mondo in una giostra di colori», cantavano Edoardo Bennato e Gianna Nannini nel 1990. 36 anni dopo, purtroppo, non è più così.

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