La normativa italiana per lo smart work, una occasione persa

La nuova disciplina produrrà ulteriore burocrazia, alimentando contenziosi da parte dei furbetti nelle aule dei tribunali del lavoro. Sarebbe invece bastato l’uso dell’intelligenza artificiale

Leonardo FelicianLeonardo Felician

La recente disciplina sullo smart work è un esempio di come la normativa in Italia alimenti se stessa e non sia capace di affrontare seriamente i problemi. Non potendo controllare le abitazioni, la norma in vigore obbliga il datore di lavoro a informare i dipendenti sulle misure di sicurezza necessarie.

Due sono i temi principali, ben noti nel lavoro d’ufficio, dettati dal D.Lgs. 81/2008, Testo Unico sulla Salute e Sicurezza sul Lavoro, ora estesi anche al lavoro in remoto: la normativa videoterminali, che obbliga a una pausa di 15 minuti ogni 2 ore di applicazione continuativa al monitor per faccia uso continuativo per almeno 20 ore alla settimana; inoltre il monitor deve essere orientabile e inclinabile, con superficie opaca senza riflessi e lo spigolo superiore deve essere all'altezza degli occhi; il secondo sono i requisiti minimi di stabilità e le norme tecniche UNI EN 1335 per le sedute.

Una sedia a norma deve essere girevole, avere base a 5 razze con ruote per evitare il ribaltamento accidentale; altezza del sedile e inclinazione/altezza dello schienale devono essere regolabili con supporto lombare; il tessuto deve essere traspirante e il sedile deve avere un bordo anteriore arrotondato.

Ciò si tradurrà in ulteriore burocrazia, un’informativa che darà origine a contenziosi da parte dei furbetti nelle aule dei tribunali del lavoro. Con le tecniche odierne sarebbe costato poco chiedere ai dipendenti di scattare una foto di sedia e monitor e caricarli su un sito; con tecniche di AI controllare il rispetto dei requisiti e approvare o meno: semplice per il dipendente, automatico per l’azienda, con costi bassi e senza contenzioso, perché il caricamento volontario di un’immagine falsa sarebbe provato con ora, minuto, secondo e coordinate geografiche.

(*) Docente di Data Analytics for Finance and Insurance, MIB Trieste School of Management

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