Il paradosso di Jevons: quando l’efficienza aumenta i consumi

Politiche orientate solo all’efficienza rischiano di non essere sufficienti per ridurre l’impatto ambientale se non accompagnate da misure che incidano anche sui comportamenti e sulla domanda complessiva

Leonardo FelicianLeonardo Felician

Nel 1865 l’economista inglese William Stanley Jevons, fondatore dell’economia neoclassica, osservò un fenomeno contro intuitivo, destinato a restare attuale: migliorare l’efficienza nell’uso di una risorsa non ne riduce necessariamente il consumo complessivo, ma può addirittura aumentarlo.

Studiando il carbone, allora motore dell’industrializzazione britannica, Jevons notò che macchine più efficienti consumano meno carbone, ma in presenza di una domanda elastica, ciò fa aumentare e non diminuire la domanda come ci si potrebbe aspettare, perché favorisce un uso più esteso in ambiti nuovi.

Questo meccanismo, oggi noto come paradosso di Jevons, si basa su una dinamica economica elementare: quando una tecnologia consente di risparmiare energia o risorse per unità di prodotto, il suo costo diminuisce, ma la domanda tende a crescere. Il risultato è un consumo totale superiore rispetto alla situazione iniziale.

Nel dibattito contemporaneo sulla sostenibilità, il paradosso rappresenta un elemento critico. Politiche orientate esclusivamente all’efficienza rischiano di non essere sufficienti per ridurre l’impatto ambientale se non accompagnate da misure che incidano anche sui comportamenti e sulla domanda complessiva. Incentivi, regolazione e cambiamenti culturali diventano quindi complementari all’innovazione tecnologica.

Il contributo di Jevons invita a una lettura meno lineare del progresso: non basta consumare meglio, occorre anche interrogarsi su quanto e perché si consuma.

Argomenti:pillole di ai

Riproduzione riservata © il Nord Est