Se la Gioconda soffriva di colesterolo alto: così la genetica riscopre l’arte

L’applicazione delle moderne conoscenze mediche allo studio delle opere d’arte getta nuova luce sui capolavori del passato. Svelando un’umanità sofferente

Zeno Saracino
La Gioconda: si intravede nell’angolo interno dell’occhio sinistro un deposito di tessuto adiposo
La Gioconda: si intravede nell’angolo interno dell’occhio sinistro un deposito di tessuto adiposo

Nani e giganti, gobbi e obesi, Madonne con bambini affetti da sindrome di Down e giovani sfigurati dalla sifilide. Vuole indagare difetti fisici e sorprendenti tare genetiche presenti nei quadri della storia dell’arte, che il pubblico ritiene stereotipicamente “belli”, il progetto “Arte e genetica: la diversità come unicità” dell’Università di Trieste. Una rassegna, a ingresso libero, per divulgare una disciplina poco conosciuta nota come iconodiagnostica, che applica le moderne conoscenze mediche allo studio delle opere d’arte del passato.

Il ponte tra umanesimo e hard science gettato dall’iconodiagnostica si è rivelato, col tempo, molto fruttuoso: sono infatti davvero tante le pitture e i monumenti che, ad un’analisi clinica, rivelano tare genetiche, malattie ereditarie, morbi all’epoca inguaribili. Emerge pertanto, dietro la bellezza di molte opere dell’età moderna, un’umanità sofferente, a volte sfigurata, ma che per il pittore o lo scultore dell’epoca era tuttavia “normale”, se non proprio bella, con un’accettazione dei difetti fisici e delle malattie mentali molto più tollerante del presente progressista odierno.

Straordinario, ad esempio, come il Gesù nell’opera della Madonna col bambino di Andrea Mantegna, in una scena di grande affetto tra la madre e il figlio, presenti tutti i segni della sindrome di Down. Mentre predomina, tra Cinquecento e Seicento, il marchio del mal francese, il grande e inguaribile flagello della sifilide: anticipando le raffigurazioni cliniche vittoriane, risalenti al 1856, già Rembrandt dipinge un esempio di paziente con sifilide congenita nel 1655, attraverso il ritratto del pittore Gerard de Lairesse, caratterizzato dal naso a patata e i lineamenti gonfi.

Il progetto prevede una carrellata di incontri dal 3 al 10 febbraio in sei diverse città della Regione Fvg: si parte al Politeama Rossetti con due differenti giornate, dedicate il 4 febbraio, alle 16.30, in sala Bartoli, al laboratorio “Interpretare l'arte con la genetica: dai dipinti al codice della vita” di Giorgia Girotto, docente del Dipartimento Universitario Clinico di Scienze Mediche, Chirurgiche e della Salute dell'Università di Trieste e, alle 19, allo spettacolo teatrale scritto e interpretato da Diana Höbel “Icone imperfette”.

Venerdì 6 febbraio, nella Sala 1954, alle 16.30 entra invece in scena “L’imperfezione perfetta: quando la malattia si fa arte”, un laboratorio artistico con Giacomo Andrea Faroldi e Francesca Boldrin, drammaturgia e regia di Paolo Quazzolo, consulenza storico-artistica di Massimo Degrassi. «È uno spettacolo-laboratorio – spiega Quazzolo – nel senso che vi sono certo due attori che recitano un canovaccio, ma è prevista anche l’interazione con il pubblico. Gli spettatori vengono coinvolti nel gioco scenico, ma soprattutto nell'iconodiagnostica. Partiremo dal mondo preistorico, dalla famosa Venere di Willendorf di trentamila anni fa, giungendo ai quadri e alle statue dell'età moderna e contemporanea. Cercheremo col pubblico di fare un'analisi, chiedendo agli spettatori che cosa vedono e che cosa si può dedurre sotto il profilo genetico».

Un esempio illustre? «La Gioconda è sempre stata indicata come simbolo assoluto di perfezione, ma guardandola con attenzione si intravede nell’angolo interno dell’occhio sinistro un deposito di tessuto adiposo, mentre la mano in primo piano presenta una tumefazione; pertanto la donna ritratta soffriva con ogni probabilità di ipercolesterolemia familiare».

La rassegna tuttavia non è limitata a Trieste, ma si sposta anche nell’intero Friuli Venezia Giulia: il 3 febbraio alle 16.30 al Museo Ugo Carà di Muggia (laboratorio artistico), il 7 febbraio alle 16.30 alla Sala dell'Hotel Ai Dogi di Palmanova (laboratorio artistico), l’8 febbraio al Teatro San Giorgio di Udine con doppio appuntamento (laboratorio scientifico alle 16.30 e spettacolo teatrale "Icone imperfette" alle 19), il 9 febbraio a Palazzo Coronini Cronberg di Gorizia con entrambe le proposte (laboratorio artistico alle 15 e laboratorio scientifico alle 17), il 10 febbraio alle 16.30 al Convento San Francesco di Pordenone (laboratorio artistico). Gli appuntamenti – realizzati in partenariato con Burlo, Stazione Rogers, Immaginario scientifico e Teatro Stabile del Fvg –, sono gratuiti con prenotazioni obbligatorie da effettuare sulla piattaforma Eventbrite.

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