L’eredita di Dolly: così una pecora ha cambiato la storia di biologia e medicina
Trent’anni fa in Scozia il primo mammifero generato grazie alla clonazione. Tra le eredità che ci ha lasciato, tante applicazioni pratiche oltre alla dimostrazione che ciascuna delle nostre cellule può essere riprogrammata fino a generare un embrione

Il 5 luglio 1996, 30 anni fa, l’eccitazione era palpabile nelle stalle del Roslin Institute della Scuola Reale di Veterinaria di Edimburgo. Alle 4.30 del pomeriggio una pecora con il muso nero, della razza Scottish blackface, aveva dato alla luce un agnellino Finn Dorset, completamente bianco. Il neonato era una femmina, e fu chiamata Dolly, da Dolly Parton, una cantautrice americana che piaceva molto in Scozia negli anni ’90. Fu un evento destinato a cambiare biologia e medicina: Dolly era il primo mammifero generato grazie alla clonazione.
Cinque mesi prima i ricercatori del Roslin avevano recuperato una cellula uovo da una pecora, e da questa avevano eliminato il nucleo, e quindi l’informazione genetica, sostituendolo con il nucleo di una cellula adulta e specializzata, isolata dalla mammella di un’altra pecora. In maniera sorprendente, l’uovo ricostruito aveva iniziato a comportarsi come fa un uovo fecondato da uno spermatozoo, generando quindi un embrione.
Questo era stato impiantato nell’utero di una terza pecora, una madre surrogata. Di 29 tentativi, Dolly fu l’unica ad arrivare alla nascita: era un clone dell’animale da cui era stata isolata la cellula della mammella. Dopo Dolly nacquero Polly e Molly, altre due pecore gemelle. E poi cani, gatti, conigli, cavalli, maiali, pecore e vitelli in tanti laboratori in giro per il mondo. Dolly oggi fa bella mostra di sé, imbalsamata in una bacheca che ruota, al National Museum of Scotland a Edimburgo.
Qual è l’eredità che ci ha lasciato Dolly a 30 anni di distanza? La prima è concettuale. La sua storia ha mostrato per la prima volta come il destino di ciascuna delle nostre cellule possa essere riprogrammato, fino a generare un embrione.
E poi tante applicazioni pratiche. I laboratori di ricerca usano la clonazione per generare maiali e altri animali di grande taglia con variazioni genetiche simili a quelle umane, per modellare le malattie.
Le nordamericane eGenesis e Revivicor clonano maiali in cui hanno introdotto modificazioni genetiche che umanizzano i loro organi, per usarli nei trapianti. La statunitense ViaGen Pets e l’inglese Gemini Genetics clonano cani e gatti, per aver copie identiche di animali da compagnia appena deceduti.
Cryozootech in Francia, Replica Farm negli Stati Uniti e Kheiron in Argentina clonano cavalli, soprattutto per generare animali adatti per il polo. Il costo di queste clonazioni? Circa 50 mila dollari per un cane o un gatto, fino a 200 - 300 mila dollari per un cavallo.
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