Sanità, la fuga oltre confine costa 62 milioni: le cliniche venete "calamita" per l'ortopedia friulana
Ricoveri in crescita verso Monastier e San Donà, ma la specialistica ambulatoriale è in attivo. Riccardi: «Produzione interna aumentata, ora puntiamo su rete oncologica e partnership pubblico-privato»

Le case di cura del privato accreditato San Giovanni XXIII di Monastier di Treviso e Rizzola di San Donà di Piave sono la principale calamita per i pazienti del Friuli Venezia Giulia con problemi alle articolazioni.
Nel 2024 le due strutture hanno sommato 1.570 ricoveri per protesi d’anca e ginocchio, 680 per riabilitazioni post intervento, 490 per interventi alla spalla. E la Regione Fvg si è vista presentare un conto dal Veneto di 18 milioni. Solo una parte, ma la più rilevante, di una “fuga” oltre confine – fotografata ieri in terza commissione nel dettaglio – che sul fronte ricoveri è costata 62,1 milioni, cui si aggiungono 22,4 milioni per il capitolo ambulatoriale, dove tuttavia la situazione si ribalta, perché nelle casse della nostra Regione sono entrati 24,2 milioni, per un saldo positivo di 1,75 milioni. Nonostante 6.370 risonanze magnetiche di spalle e altre articolazioni, 5.180 del rachide, 5.330 interventi di cataratta e 674 artroscopie per quasi 11 milioni sempre da girare al Veneto e il coinvolgimento di una terza struttura, il San Biagio di Fossalta di Portogruaro.
Nel confronto politico sulla mobilità passiva, vale a dire la ricerca di cure in altre sanità regionali, il repertorio è consolidato.
Da un lato i numeri dell’assessore alla Salute Riccardo Riccardi, che rivendica l’inversione di tendenza, dall’altro le critiche dell’opposizione su un quadro generale che continua a vedere nel privato accreditato del Veneto un magnete irresistibile per migliaia di pazienti Fvg: nel 2024 si sono contati 13.677 dimessi fuori regione, un dato in costante crescita dal 2020, ma in calo dai 14.005 del 2019. Quanto alle prestazioni (visite, esami, interventi ambulatoriali, cataratta in testa), siamo a quota 396.241, oltre 21 mila in più del 2019.
Dopo le polemiche sulle macro cifre (nel 2024, stando a un recente accesso agli atti del Pd, il saldo complessivo per il Fvg è negativo per una decina di milioni), ieri sono spuntati per la prima volta i nomi delle strutture venete più attrattive e alcuni dettagli di un fenomeno contro cui il sistema regionale, parola di Riccardi, «sta dimostrando una buona capacità di reazione».
Slide in mano, l’assessore, oltre a evidenziare l’attivo nella specialistica, sottolinea l’aumento «significativo della capacità di produzione interna, con valori in alcuni casi cresciuti di tre o quattro volte».
In un contesto in cui la mobilità passiva sui ricoveri è diretta per il 69% in Veneto, per l’11% in Lombardia, per il 9% in Emilia Romagna, Riccardi mostra appunto che la “produzione” a favore dei cittadini Fvg nella protesica anca e ginocchio è salita dal 2019 al 2024 del 28% e sulla spalla del 33%. Nello stesso arco temporale aumentano i volumi delle risonanze muscolo-scheletriche (+35%) e degli interventi di cataratta (+17%).
Ricordato che la fuga «è iniziata ben prima del governo Fedriga, almeno dal 2015, e ribadito che «il privato accreditato veneto può contare su una disponibilità di budget superiore a quella regionale», l’assessore si concentra sulle soluzioni: «Va approfondito il tema dell’appropriatezza, specialmente in ambito diagnostico dove registriamo volumi di esami troppo elevati rispetto alla media nazionale, e bisogna proseguire nella concentrazione e nella specializzazione degli ospedali». Riferimento alla Rete oncologica regionale, «il modello di riferimento per evitare dispersioni e recuperare efficienza garantendo la sicurezza delle cure e superando la frammentazione dei servizi. Una sfida che passa anche per l’attivazione di partenariati pubblico-privati, necessari per contrastare l’offerta privata oltre confine, e per la stipula di nuovi accordi di mobilità interregionale che garantiscano uniformità tariffaria e regole condivise a livello nazionale.
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