Schlein: «Referendum, l’obiettivo di Meloni è di essere al di sopra della legge»
La segretaria del Pd: «Dopo l’estate il programma del campo largo e la scelta sulla leadership per le prossime politiche»

«Ma io non conosco altro modo di fare politica! Sono impegnata in un tour per tutto il paese per spiegare le ragioni del No a questa riforma costituzionale, che, come quella del Premierato, punta ad accentrare il potere nelle mani di chi governa»: poco prima di entrare in una sala gremita di militanti Pd a Padova, Elly Schlein si lascia andare ad una risata quando le si chiede come mai abbia deciso di metterci la faccia, smentendo chi scommetteva non avrebbe politicizzato una partita che, se venisse persa, indebolirebbe la sua leadership.
Questo referendum è anche sul governo Meloni?
«Noi stiamo spiegando le ragioni di merito, ma ci sta pensando per prima Giorgia Meloni a politicizzare questo voto. Perché persino il ministro Nordio ammette che questa riforma non inciderà sull’efficienza della giustizia, non stabilizzerà i dodicimila precari, non accelererà i processi, non inciderà sul sovraffollamento carcerario. Serve ad altro».
A cosa serve?
«Lo ha spiegato Meloni, con il suo costante attacco alla magistratura: quando la Corte dei conti ha bloccato il progetto del ponte sullo Stretto, lei ha detto, “col referendum fermeremo questa inaccettabile invadenza”. Quindi l’idea di fondo è che chi prende un voto in più alle elezioni sia al di sopra delle regole e delle leggi. Invece noi la pensiamo al contrario: chi comanda deve essere sottoposto a dei controlli».
La campagna per il No però manda messaggi opposti: che i pm con la riforma acquisiranno uno strapotere trasformandosi in casta; e che verranno assoggettati al potere politico. Quale dei due vale?
«Non sono in contraddizione, sono entrambi i rischi concreti di questa legge: vengo da una solida cultura garantista e considero però questa riforma pericolosa. Spaccare in due il Csm, l’organo che deve garantire l’indipendenza dei giudici, significa minarne l’autorevolezza. Chi di noi affiderebbe al sorteggio la scelta dei propri rappresentanti in consiglio comunale o del chirurgo da cui farsi operare? E fare un Csm solo di pubblici ministeri rischia di rendere la categoria autoreferenziale e solo accusatoria, creando un pm superpoliziotto: lo sa anche Tajani che infatti propone di togliere ai pm la polizia giudiziaria, confermando l’intenzione di far dipendere il pm dal governo. Come ammette il sottosegretario Mantovano, la riforma serve a riequilibrare i rapporti tra politica e magistratura. Questa è la posta in gioco».
Ma come risponde alla destra che le rinfaccia la campagna per il Sì di diversi esponenti del Pd?
«Tutti i parlamentari, senatori e deputati hanno votato No a questa riforma. Il partito è molto compatto, abbiamo fatto una Direzione nazionale venerdì, il cui esito è stata un voto con una maggioranza compatta di oltre il 90 per cento».
Anche autorevoli costituzionalisti di area Pd sono per il Sì, a cominciare da Augusto Barbera e Stefano Ceccanti…
«Lo rispetto ma la linea del partito democratico è una sola, quella di sostegno al No al referendum, come votato in Parlamento e in Direzione. Per le altre posizioni, meglio chiedere a loro».
Ma ci sarà un riflesso politico sul governo se vincesse il No?
«Noi li batteremo alle politiche. Ma se il governo perdesse il referendum su una riforma che regge il loro patto di potere, certo avranno qualche problema al loro interno».
Subito dopo il referendum, ci sarà la partita sulle legge elettorale: lei si opporrà ad una legge che preveda l’indicazione del premier sul programma della coalizione o sulla scheda elettorale?
«Sì perché sarebbe un antipasto del premierato. La premier dal momento in cui si è unita la coalizione progressista in tutte le regioni andate al voto, compreso il Veneto, ha paura di perdere. Ma non è una buona premessa per cambiare le regole del gioco».
Molti vi chiedono di accelerare sul programma per dare forma a questa alleanza delle forze progressiste: aspetterete settembre come chiede Conte?
«Siamo già d’accordo di cominciare il lavoro dopo l’estate e saremo tutti impegnati già in questi mesi: noi del Pd con una campagna di ascolto delle categorie e delle persone, un’indagine sociale per raccogliere idee e contributi da portare al tavolo per costruire il programma per l’alternativa. I problemi sono tutti là: salari troppo bassi, milioni di persone che non riescono più a curarsi. Chiederemo a chi non vota più di raccontarci le condizioni di lavoro e di vita».
Ma tutti ormai invocano anche uno scatto nella scelta della leadership delle opposizioni: siete consapevoli che non è più procrastinabile a un anno dal voto?
«Le cose si tengono insieme: sono fiduciosa che troveremo l’accordo su tutto: per la scelta della leadership, o facciamo un accordo come la destra, o troveremo una modalità come le primarie di coalizione, a cui ho dato la mia disponibilità. Ma sono fiduciosa, abbiamo gettato le basi di una coalizione coesa, mentre in questi giorni il governo sta litigando su tutto, a cominciare dalla sicurezza».
L’uscita di Vannacci dalla Lega vi aiuterà vincere le elezioni?
«Le loro divisioni sono un problema loro, noi non abbiamo bisogno di alcun aiuto da destra: vinceremo le prossime elezioni». —
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