Il fattore Zaia agita Venezia: tre giorni per decidere si si candiderà a sindaco
La prossima settimana l’ex governatore dirà se accetterà la proposta del centrodestra, lasciando così l’incarico di presidente dell’assemblea regionale

Il fattore Zaia agita Venezia. Le liste dei candidati consiglieri sono quasi pronte. Sull’accordo per la giunta in caso di vittoria si sta ragionando così: tre assessori a Fratelli d’Italia, tre alla lista Venturini, due alla Lega, uno a Forza Italia e un tecnico esterno. Ma nella corsa del centrodestra per le elezioni comunali in laguna quel che manca è la certezza del candidato a sindaco.
Simone Venturini, civico di centro vicino a Luigi Brugnaro e assessore al Turismo, è il candidato non ancora candidato. Morde il freno, prova a muoversi come fosse già in campagna elettorale, ma è costretto a dissimulare. «Al 99% sarà lui», ripetono i colonnelli locali dei partiti. L’1% che manca è quello che ormai a Venezia è diventato il “fattore Z” che poi sarebbe Luca Zaia.
Una percentuale piccola, che pesa molto. Raccontano i rumors tra Venezia e Roma che nei giorni scorsi sia stato chiesto a Zaia di candidarsi a Venezia contro il senatore e segretario regionale del Pd, Andrea Martella, a capo di un’ampia coalizione di centrosinistra. Sfida per nulla scontata.
Venezia non è il Veneto e alle ultime regionali, fosse stato per il voto dei veneziani, a Palazzo Balbi siederebbe Giovanni Manildo e non Alberto Stefani. Se ancora si parla di Zaia come candidato a sindaco è perché, nei mesi scorsi, era stato lui stesso ad accarezzare l’idea, a mandare messaggi, a farsi vedere in città storica come mai prima; poi sempre furbo nel dribblare le domande. Senza confermare e senza smentire. Alludendo e poi sorvolando.
«Un’idea romantica», la definì a dicembre. La richiesta, a livello romano, sarebbe arrivata all’insegna del motto: Luca, è una sfida difficile, ma tu ce la puoi fare. Che cosa deciderà l’ex tre volte governatore oggi Presidente del Consiglio regionale?
Tra tagli di nastri e video dalla Cortina delle «sue» Olimpiadi ha trovato il tempo di realizzare un suo podcast, “Il fienile”. Si muove come se fosse ancora il presidente del Veneto e mal sopporta i riti cui è costretto da presidente dell’assemblea regionale. Ruolo di prestigio ma non proprio da showman, e che quindi gli sta stretto. Un posto dove stare, ma a tempo determinato. In attesa di scranni migliori, e con una maggiore visibilità.
L’altro presidente, Stefani, è stato bravo fino ad ora a tenere a bada l’insofferenza per essersi trovato, suo malgrado, nel cono d’ombra del suo predecessore. E ora: l’ipotesi Venezia. Palcoscenico mondiale - la Mostra del Cinema, la Biennale - anche se poi toccherà pure occuparsi dello spaccio in via Piave. Sarebbe martedì prossimo il giorno in cui Zaia scioglierà le riserve sulla sua candidatura a sindaco. «Se non martedì, di sicuro in settimana», dicono gli alleati di FdI. Salvini ha ribadito anche qualche giorno fa che Zaia «andrebbe bene a tutti e vincerebbe di sicuro».
Ma a pensare male qualche volta ci si azzecca, ed è probabile che Zaia candidato sindaco sia, per il segretario del Carroccio, il modo migliore per lasciare l’ex presidente del Veneto a Nordest evitandone lo sbarco a Roma nel 2027, come ministro o presidente di una delle due Camere, come si ipotizza da tempo.
Un ruolo che rischia di essere troppo ingombrante e di offuscare la leadership di Salvini, già provata dalla figuraccia fatta con Vannacci, l’ex vicesegretario che oggi, con Futuro Nazionale, strizza l’occhio a Casa Pound.
«Venturini è il candidato territoriale naturale, sul quale siamo tutti d’accordo», riflette un altro colonnello di FdI, «ma se la Lega portasse al tavolo romano Zaia, non ci sarebbe neppure da discutere». La risposta di Zaia dovrà mettere fine alle ambiguità. Con il quasi candidato Venturini che aspetta in mezzo al guado.
A chi gli chiede se, alla fine, il candidato a sindaco sarà lui oppure no, risponde con il motto latino di Cicerone: Dum Spiro Spero. Finché respiro, spero. Ma dietro la flemma esibita, il nervosismo cresce in tutto il centrodestra; Lega compresa. «Votiamo a maggio, non sappiamo ancora per chi».
Due i motivi della fibrillazione. Il primo è che Martella e il centrosinistra hanno già iniziato la campagna elettorale, all’aperitivo organizzato giovedì sera a Mestre c’erano duecento persone e tra i militanti l’umore è alto: l’impressione è che, dopo dieci anni di Brugnaro, sindaco azzoppato dall’inchiesta su Palazzo Papadopoli e Pili, la città chieda una svolta.
Il secondo è che, se dovesse arrivare Zaia, bisognerebbe rimettere mano alle liste: la lista Venturini sparirebbe e anche la lista della Lega sarebbe da riscrivere secondo i desiderata di Zaia.
E poi bisognerebbe buttare nel cestino l’intesa tra Brugnaro e il senatore Fdi Raffaele Speranzon: alle ultime elezioni regionali i fucsia hanno sostenuto FdI e l’ex assessore Laura Besio (transitata dalla lista Brugnaro ai Fratelli d’Italia), facendola eleggere, in cambio del via libera alla candidatura a Ca’ Farsetti di Venturini. Se Zaia si candidasse a sindaco di Venezia, il centrodestra avrebbe un candidato molto forte, il più forte; ma chi si sentirebbe di adottare, come inno della campagna elettorale, quella canzonetta di Zalone che fa “Siamo una squadra fortissimi”?
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