Zaia boccia il modello Csu per la Lega: «E’ indivisibile. No alla destra fondamentalista»
Alla kermesse del partito in Abruzzo: «Si vince con una linea liberal e moderata. Serve avere più coraggio sui diritti civili. In materia di fine vita dobbiamo gettare il cuore oltre l’ostacolo»

La Lega prossima ventura? Nel “Vangelo secondo Luca” non c’è spazio per la destra intransigente di Roberto Vannacci. «Sono convinto che la destra liberale vinca sempre mentre quella liberticida, troppo concentrata sugli aspetti fondamentalisti, non può condurre ai risultati che i cittadini si aspettano», esordisce Zaia, in videocollegamento con la manifestazione del suo partito in corso a Rivisondoli, in Abruzzo.
«Il centrodestra - incalza - si chiama così perché include un’ala moderata che esige interlocutori e rifiuta complessi d’inferiorità, convinta, giustamente, che esistono argomenti di esclusivo dominio di quanti stanno dall’altra parte della barricata. Un esempio per tutti? L’emergenza ambientale, che preoccupa tutti i cittadini pensanti, aldilà del colore politico».
Suicidio assistito
L’affondo sul terreno più urticante, quello del suicidio assistito: «In materia di diritti civili ed eutanasia, dobbiamo avere il coraggio di buttare il cuore oltre l’ostacolo. In Italia, a determinate condizioni, il trattamento di fine vita non è una provocazione né una fuga in avanti ma una possibilità sancita dalla Corte Costituzionale in una sentenza del 2019. Perciò, lasciamo ad altri l’approccio ideologico e lavoriamo a risolvere i problemi delle persone».
Al riguardo, nella precedente legislatura, i franchi tiratori del Carroccio gli hanno riservato una cocente delusione, concorrendo a bocciare il disegno sul fine vita, sabato però un endorsement inatteso giunge dal vice salviniano Claudio Durigon, promotore dell’evento politico: «Di recente ho perso mia madre e la circostanza mi ha indotto a riflettere. Esiste un modo giusto di morire? So che l’interrogativo è dibattuto, anche nel nostro partito ci sono diversità di vedute, e allora ben venga il confronto perché la democrazia è anche pluralità di pensiero».
Tajani, «in prima fila sui diritti»
Al riguardo, da Roma, fa capolino anche Antonio Tajani: «Sui diritti, Forza Italia è sempre stata in prima fila che si tratti di giustizia, di detenzione dignitosa, di Ius Italiae per i minori stranieri, e anche di bioetica. Da noi massima libertà di discussione e, nei casi di coscienza, totale libertà di voto».
Non solo diritti civili. Lo sguardo a ritroso alla lunga stagione presidenziale, conclusa a novembre, induce Zaia a rivelare un rimpianto: «La grande incompiuta si chiama Autonomia, che nasce con me in Veneto nel 2014 e riceve piena legittimazione popolare con il referendum 2017. Spero che prima o poi si realizzi, per scelta o per necessità, come ho scritto nel mio libro».
Doge forever
«Io ti chiamerò sempre Doge, anche se il tuo mandato è finito, perché la carica dogale è per tutta la vita», esclama dal palco il senatore Andrea Paganella. Lui sorride e dedica le ultime battute al partito, che oscilla tra la radice nordista delle origini e le ambizioni tricolori di Matteo Salvini. «Quando lanciai l’idea della Csu (i cristiani democratici bavaresi federati alla Cdu nazionale ndr), era per ragionarci e valorizzare i territori, capisco però che la Lega è una e, aggiungo, indivisibile».
Parole che strappano l’applauso alla platea ma all’unità indistinta e calata dall’alto Zaia preferisce il taglio sartoriale: «Avanti insieme con i nostri valori fondanti ma il militante del nord e del sud hanno istanze diverse e sbagliamo se non ce ne rendiamo conto. Io credo che la Lega debba guardare al futuro adottando una visione federalista».
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