Ipotesi rimpasto di governo, Zaia a Roma per dare il Veneto a FdI

L’uscita di Santanchè potrebbe sbloccare il braccio di ferro nel centrodestra sulle Regionali. La Lega perderebbe una Regione a favore di un ministero. Nel centrosinistra spunta il nome di Antonio Silvio Calò

Enrico Ferro
Luca Zaia, presidente della regione Veneto
Luca Zaia, presidente della regione Veneto

Un ticket per Luca Zaia nel governo di Giorgia Meloni, in modo da traghettare la presidenza della Regione Veneto verso Fratelli d’Italia.

È la trattativa che potrebbe sbloccare il braccio di ferro con i leghisti per la successione del Doge. La possibile uscita di Daniela Santanchè, la ministra di FdI finita a processo per il caso Visibilia con l’accusa di truffa all’Inps, potrebbe innescare un rimpasto di governo. E l’attuale presidente del Veneto, che non si può ricandidare perché giunto al massimo dei mandati previsti per legge, sarebbe l’uomo giusto al momento giusto.

Un ingresso di Zaia in questa prospettiva rimetterebbe in corsa FdI per la presidenza del Veneto. Cedendo un ministero alla Lega (non necessariamente quello al Turismo), Giorgia Meloni potrebbe convincere lo stesso Salvini ad accettare che il Veneto vada ai Fratelli.

È questa ipotesi che ha fatto rialzare la testa a Luca De Carlo e Raffaele Speranzon, i due colonnelli del partito della premier, che dopo mesi di silenzio di fronte alle provocazioni leghiste sono tornati a esprimere desiderio di leadership.

Del resto, è sotto gli occhi di tutti come questo sia un momento di cambio tra una forza politica e l’altra. Accadde tra Dc e Forza Italia, poi tra Forza Italia e Lega e ora ci sono tutti i presupposti perché FdI diventi una forza politica duratura. Non è un mistero come questa regione a trazione imprenditoriale cerchi stabilità. Se poi il governo della Regione è allineato con quello nazionale, tanto meglio. Questo è il ragionamento della classe imprenditoriale e i maggiorenti del partito di Giorgia Meloni l’hanno capito.

Peraltro l’accordo con Zaia, secondo questa ricostruzione, dovrebbe avvenire nel mese di ottobre, praticamente a ridosso delle elezioni. Ecco che, in un caso del genere, il governatore più amato d’Italia non presenterebbe nessuna lista personale. E se lo scambio “ministro-presidente di Regione” dovesse andare bene a Matteo Salvini, di certo i suoi uomini sul territorio non si metterebbero di traverso.

Resterebbe un nucleo di scontenti nella Liga ma senza Zaia è difficile pensare che qualcuno pensi di staccarsi e correre fuori dal perimetro della coalizione di centrodestra.

In questo contesto, chi può permettersi di osservare la situazione con maggiore tranquillità è senza ombra di dubbio Flavio Tosi, l’europarlamentare che Silvio Berlusconi ha voluto come segretario veneto di Forza Italia. In una situazione simile, fuori dalla giunta Zaia e con zero incarichi in Consiglio regionale, il suo partito ha solo da guadagnare da una ridefinizione delle forze nella coalizione. Lui, da politica scafato quale è, l’ha capito e se ne sta pazientemente a guardare sulla sponda del fiume. E lo stesso fa il senatore Antonio De Poli, dell’Udc.

Ancora un alto mare il centrosinistra, che sembra aver scelto di copiare la strategia del centrodestra senza tener conto che la base di consenso di partenza è molto diversa. Invece di presentare un candidato (o una candidata) con largo anticipo, ancora non c’è il nome della persona che potrebbe candidarsi per il campo progressista.

Dopo i rifiuti di Antonella Viola, Aldo Serena e Achille Variati, ora si iniziano a fare altri nomi. Spunta, per esempio, Antonio Silvio Calò, professore di Filosofia del liceo classico Canova di Treviso, ufficiale al merito della Repubblica Italiana, nel 2018 nominato anche “Cittadino europeo dell'anno” per il suo impegno a favore dell’integrazione.

Calò è noto per aver accolto e cresciuto in casa sei giovani migranti, dando loro la possibilità di integrarsi e raggiungere la loro indipendenza.

Restano poi i nomi di Stefano Fracasso, Riccardo Poletto, Alessio Albertini e Vanessa Camani. Certo, se il candidato del centrosinistra non dovesse essere una “star” che gode già di fama propria, perché non giocare d’anticipo in modo da farlo conoscere?

Questo, al momento, è lo scacchiere. Bisognerà vedere quindi quale tra queste forze riuscirà a interpretare in modo migliore lo spirito dei veneti. Un popolo a cui, come sostiene il politologo Giovanni Diamanti, piace farsi interpretare.

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