Rosy Bindi: «Il popolo ha salvato la Carta, Meloni rinunci al premierato mascherato»

L'ex ministra festeggia a Roma: «La Costituzione è una tunica che non va spezzata. Ora Schlein e Conte costruiscano l'alternativa per i 15 milioni che hanno votato No»

Carlo BertiniCarlo Bertini

Arriva trafelata in Piazza S.S.Apostoli per festeggiare la vittoria, Rosy Bindi, reduce da una lunga campagna nel suo ruolo di testimonial più autorevole del Comitato del No. E dal tono della voce di una ex ministra, già presidente del Pd e oggi riserva della Repubblica, si sente l’entusiasmo di chi non vinceva una sfida politica di questa portata da un bel po’ di tempo. E prima di raggiungere Maurizio Landini, Elly Schlein e Giuseppe Conte, il sindaco di Roma Roberto Gualtieri e i leader della sinistra, Bonelli e Fratoianni, la pasionaria dell’Ulivo invita la premier a «rinunciare al sogno di una democrazia autoritaria».

Come se la spiega una vittoria così larga?

«È successo che per la terza volta, dopo il 2006 e il 2016, chi ha tentato di stravolgere la Costituzione, si è sentito rispondere No dal popolo italiano».

E questa straordinaria partecipazione a cosa è dovuta?

«Non è straordinaria rispetto ai referendum costituzionali, perché non a caso in quelle circostanze c’è sempre stata una grande affluenza. È la terza volta che i cittadini bocciano stravolgimenti alla Carta, perché cambiamenti per far funzionare meglio l’assetto che ci hanno lasciato i padri costituenti si possono fare, ma stravolgere i principi fondamentali a colpi di maggioranza, no».

A cosa si deve questa prima sconfitta politica seria di Meloni?

«Al fatto che lei dal voto del 2022 non ha ricevuto un mandato costituente ma a governare il paese. Quindi, se ne è capace, risolva i problemi degli italiani: si renda conto del contesto internazionale di guerra e collochi il paese dalla parte giusta, quella di non partecipare alle guerre che sono fuori dal diritto internazionale. Si ricordi che c’è l’articolo 11 della Costituzione. Al resto rinunci».

Ovvero?

«Rinunci al premierato, non provi a introdurlo con la nuova legge elettorale che hanno presentato, e che si configura come una sorta di premierato mascherato. Da questo voto, la Costituzione è stata restituita tutta intera e là dentro ci sono i diritti e le libertà dei cittadini e le garanzie che lei non può continuare a calpestare».

Nel risultato ha pesato anche una preoccupazione degli italiani per gli effetti della guerra in Iran?

«Soprattutto il voto dei giovani va interpretato in tal senso: il contesto internazionale ha aiutato a riflettere e a difendere una Costituzione che è una tunica tessuta tutta d’un pezzo, come quella di Gesù Cristo. E le tuniche non vanno spezzate: non si rompono gli equilibri istituzionali che sono a garanzia dei diritti delle persone e del ripudio della guerra. E c’è poi un aspetto importante: il conflitto tra i poteri dello Stato ha spaventato molto».

Quindi in questo voto c’è anche una condanna dello scontro istituzionale tra governo e magistrati?

«Decisamente sì. La giustizia è una funzione troppo importante perché su quella si registri anziché una collaborazione, un conflitto come quello provocato dal governo».

Che conseguenze ci saranno sul governo in quest’ultimo anno prima delle politiche?

«Il governo ha un mandato di legislatura e lo concluda, l’importante è che non si può continuare a sognare un’altra repubblica, una democrazia autoritaria. La repubblica è quella che sta scritta nella Costituzione, il cui impianto nel suo complesso è anche un programma di governo: e lo dico soprattutto al centrosinistra».

Ecco, cosa cambia da oggi per il campo progressista?

«Il centrosinistra tragga le conseguenze, si renda conto che il vero programma di questo paese è contenuto nella Carta: come dicevano i vecchi leader democristiani e comunisti, non tutte le politiche sono coerenti con la Costituzione».

Le opposizioni non devono darsi una svegliata anche sul piano della organizzazione e della scelta della leadership?

«Per quanto questo sia stato un voto per una riforma costituzionale, mi piacerebbe che non deludessero questi 15 milioni di italiani che si aspettano di vedere costruita un’alternativa politica».

Va costruita con le primarie per scegliere il portabandiera del “campo largo” oppure no, come sembra sconsigliare anche Romano Prodi?

«Questo lo lascio decidere a loro, io ho già fatto abbastanza per questo referendum, le responsabilità di queste scelte non è la mia».

E quindi come consiglia di procedere a Schlein e Conte?

«Beh, gli chiederei un senso di responsabilità in più, proprio perché nel voto c’è anche questa richiesta di un’alternativa politica vera, una richiesta di renderla chiara ed evidente. Si dimostra che quando si chiamano gli elettori a decidere su cose importanti, loro rispondono: il dato della partecipazione non è meno importante della vittoria dei No».

Siamo sui livelli della partecipazione alle Politiche: si può dire che il peso politico sia ancora maggiore, o no?

«Appunto».

Schlein esce rafforzata da questo referendum?

«Escono indeboliti quelli della sinistra che hanno votato Sì. E lo possiamo ben dire».

Ultimo quesito: secondo lei si dovrebbero dimettere Nordio, Delmastro o la Bartolozzi dopo questa sconfitta?

«Si facciano una domanda e si diano una risposta». 

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