Vittoria confermata per Dodik in Bosnia

Effettuato il riconteggio dei voti, il leader filorusso resta al vertice dell’entità politica serba: «Sarò il presidente di tutti»

Stefano Giantin

BELGRADO. Una “nuova” vittoria, ancora contestata, che spiana la strada a ulteriori tensioni. È quella che ha incassato il leader nazionalista e filorusso serbo-bosniaco Milorad Dodik, diventato ufficialmente presidente della Republika Srpska, l’entità politica dei serbi di Bosnia che assieme alla Federazione bosgnacco-croata costituisce il Paese balcanico. Ufficialità che è arrivata con estremo ritardo, a più di tre settimane dalle elezioni generali del 2 ottobre scorso. Dodik infatti aveva trionfato alle urne con il 48% circa dei consensi superando la rivale, Jelena Trivić, figura sulla quale le opposizioni avevano puntato per scalzare l’inossidabile “Mile” dal potere.

Trivić aveva ottenuto solo il 43% delle preferenze, con uno scarto tra i due di qualche migliaio di voti. Le opposizioni, a urne chiuse, avevano tuttavia subito sostenuto che la vittoria di Dodik sarebbe stata raggiunta con brogli e irregolarità, e avevano poi mobilitato migliaia di persone a Banja Luka per chiedere il riconteggio. Riconteggio che è stato in effetti concesso dalla Commissione elettorale centrale (Cik), provocando così le ire di Dodik e dei suoi sostenitori scesi in piazza in questi giorni sempre nella città serbo-bosniaca con numeri impressionanti per gli standard locali, circa trentamila. «Non permetteremo che Dodik sia defraudato della vittoria», avevano urlato i suoi supporter in piazza, mentre lo stesso Dodik aveva minacciato di condurre i suoi in «marcia su Sarajevo» per difendere l’esito delleconsultazioni popolari, evocando per l’ennesima volta l’ipotesi secessione.

Non serviranno marce o manovre destabilizzanti, almeno a Dodik. Il Cik ha annunciato, dopo giorni di riconteggi, che i calcoli erano corretti e che Dodik sarà il nuovo presidente della Republika Srpska. «Spero che la saga sia finita e che il tempo delle elezioni siano finito», il primo commento di Dodik, che prima del voto era volato a Mosca per vedere Vladimir Putin e aveva poi ricevuto le felicitazioni del presidente serbo Aleksandar Vučić. «Sarò il presidente di tutti», ha poi aggiunto Dodik, assicurando che lavorerà per affrontare «la difficile situazione» economica e politica che incombe sulla Regione.

Ma non gli mancheranno le gatte da pelare. Prima tra tutte la comunità internazionale, ma anche gli Usa, già irritati per le sue parole sulla secessione. «Non mi congratulo e non riconosco i risultati» certificati dal Cik, ha detto da parte sua Trivić annunciando una grande protesta popolare, in programma ancora una volta a Banja Luka, per domani sera. A raccolta sono chiamati tutti quanti non riconoscono la vittoria di Dodik. Se saranno tanti, uno scenario destabilizzante non è escluso.

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