“Super vaccino” russo anti-cancro: dalla Serbia la prima paziente
Si tratta di una trentenne malata di melanoma. Ma tra gli esperti non mancano le perplessità sui test

Una presunta, prodigiosa cura contro i tumori, primo target il melanoma, guardata con un misto di sospetto e diffidenza a Occidente, attesa come una manna in un Paese balcanico da sempre vicino a Mosca, la Serbia. E proprio dalla Serbia partiranno presto per la Russia i primi pazienti stranieri, mentre a Belgrado si mormora che il “vaccino miracoloso” potrebbe essere in futuro a disposizione pure in patria, un unicum in Europa. Sono i contorni di una vicenda, ancora fumosa, destinata a far a lungo discutere.
È quella di un presunto vaccino anti-cancro sviluppato a Mosca. E fra i beneficiari c’è anche chi ha un nome e un cognome, di chiara origine balcanica. Si chiama Jovana Aleksić, trentenne di Pirot, nel sud della Serbia, da tempo malata di melanoma, con metastasi che hanno aggredito cervello e polmoni. «Per ora sto bene, sono stabile, a giugno saranno due anni che mi hanno scoperto le metastasi», ha raccontato la giovane ai media serbi. Da lì è iniziata una triste odissea con scarse speranze di successo.
Cosa fare? «Ho cercato su Google e ho trovato la notizia di un vaccino contro il cancro sviluppato in Russia», proprio contro il melanoma. E le autorità sanitarie serbe, contattate da Jovana, l’hanno selezionata «come paziente», la prima dalla Serbia, «nella terapia» innovativa sviluppata in Russia. Quale terapia? Per capirlo bisogna cercare informazioni al Centro Gamaleya, lo stesso istituto russo che aveva sviluppato lo “Sputnik”, contro il Covid, vaccino donato anche alla Serbia durante la pandemia – assieme ai vaccini cinesi – . Abbondanza che aveva scatenato una corsa all’immunizzazione con tantissimi giunti anche dall’estero, quando la Ue era “affamata” e ancora sprovvista di vaccini contro il Covid.
Gamaleya che ha informato di aver sviluppato e testato «un vaccino personalizzato contro il cancro», basato sulla tecnologia mRNA, «progettato per attivare il sistema immunitario del paziente e distruggere le cellule tumorali». Vaccino russo, hanno spiegato sempre dal Centro, che non è un «vaccino preventivo, ma uno strumento terapeutico adattato a ogni singolo paziente», che di fatto riceve un «codice mRNA con gli antigeni nel suo corpo, permettendogli di attivare le cellule-T e di riconoscere in maniera specifica eliminandole» le cellule del tumore. In pratica, si tratta di una cura fatta su misura per il singolo malato.
Secondo il Gammaleya, la fase di test preclinici si è conclusa con successo e ora possono partire i «trial clinici» sui pazienti. Fra questi, Jovana, da quella Serbia che potrebbe ricevere il vaccino anche per uso domestico. Mosca ha informato appunto di voler considerare «la potenziale esportazione» della tecnologia del vaccino anti-cancro – una dose costa meno di 3 mila euro - «verso nazioni amiche». I malati serbi saranno «fra i primi» a ricevere la cura russa, ha confermato questo mese il ministro serbo per la Cooperazione economica internazionale, Nenad Popović, volato a Mosca per discuterne con il ministro russo della Salute, Mikhail Murashko.
Notizia degli sviluppi in Russia che, da mesi, stanno facendo esplodere il web e i social, non solo in Serbia ma in mezzo mondo. «Il vaccino anti-cancro fatto in Russia è pronto», la Russia «ha inventato la cura contro i tumori», i post, con annessa foto di Putin, che circolano in rete con una marea di condivisioni. Ma studiosi di Harvard e Oxford, sentiti dai fact-checker di Afp, hanno suggerito cautela e di aspettare tutte le fasi dei test. Perché mancherebbero dati trasparenti e informazioni puntuali. —
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