Bosnia, il voto premia ancora le forze nazionaliste
L’affluenza è stata bassa, ai minimi storici, rimangono al potere gli storici partiti “etno-nazionalisti”. Dodik esulta e ringrazia Trump e l’alleato Putin. Il commento di Dodik: «Se non fosse stato per la magnifica vittoria di Trump saremmo dei cadaveri politici oggi»

La cosa certa, la bassa affluenza, ai minimi storici – segnale che l’elettorato è stanco e sfiduciato, causa stagnazione economica, stallo politico e rallentamento del percorso Ue. L’altro fatto assodato, che poco o nulla cambia, in un Paese che rimane sotto scacco degli storici partiti “etno-nazionalisti”.
È lo scenario relativo alle elezioni generali tenutesi domenica in Bosnia-Erzegovina, super “election-day” che ha visto i cittadini bosniaci andare alle urne per scegliere i tre nuovi membri della presidenza centrale tripartita, ma anche per eleggere deputati alla Camera dei rappresentanti dell’Assemblea parlamentare della Bosnia-Erzegovina.
Nella Republika Srpska (Rs), l’entità serbo-bosniaca, e nella Federazione bosgnacco-croata (FBiH), in ballo c’erano anche gli scranni dei rispettivi parlamentini regionali, la Camera dei rappresentanti del Parlamento della FBiH e l'Assemblea nazionale della Republika Srpska, oltre ai rappresentanti dei Cantoni della Federazione.
Tutti gli occhi erano puntati, in particolare, sul voto presidenziale. E già domenica sera, grazie al nuovo sistema di identificazione biometrica e alla scansione elettronica delle schede, più sicuro e rapido che in passato – ma non scevro di problemi tecnici domenica – il quadro si è delineato con chiarezza.
Ed è stato confermato ieri, quando lo spoglio aveva superato il 95% dei seggi ordinari. Nella Republika Srpska ha trionfato così Željka Cvijanović, vicinissima al leader nazionalista e filorusso Milorad Dodik, che è stata riconfermata a membro serbo della presidenza con il 55,4% dei voti, sbaragliando i due candidati dell’opposizione.
Nella Federazione bosgnacco-croata, riconferma anche per l’attuale membro bosgnacco della presidenza, il socialdemocratico Denis Bećirović, leader con venature di sinistra moderata. Bećirović che ha ottenuto il 26,7% sconfiggendo il suo rivale più accreditato, Bakir Izetbegović, vecchia volpe della politica a Sarajevo e leader dell’Sda, fermatosi al 23,9%.
«Ha vinto una Bosnia che ama la libertà, antifascista e civile», ha commentato Bećirović dopo il voto. Nome nuovo è invece quello di Darijana Filipović, in quota Hdz Bih, che con solo il 13,9% è riuscita a conquistare la poltrona alla presidenza riservata ai croati.
Piuttosto chiaro anche il quadro relativo all’Assemblea parlamentare della Bosnia-Erzegovina. Nella Federazione gli elettori hanno scelto in prevalenza l’Sda di Izetbegović, con il 31,5% dei consensi, doppiando i socialdemocratici dell’Sdp, fermatisi al 15,6 e l’Hdz Bih, al 13%. In Republika Srpska, malgrado l’assenza dalle schede di Dodik, il partito di cui è leader, l’Snsd, ha trionfato ancora una volta, assicurandosi il 41% dei consensi.
L’Snsd ha inoltre mantenuto il controllo della presidenza della Republika Srpska, dove Savo Minić, sostenuto da Dodik, è risultato nettamente avanti sull’oppositore Branko Blanuša nei risultati preliminari. Snsd di Dodik che risulta primo anche nelle elezioni per il Parlamento della Republika Srpska, mentre l’Sda ha prevalso in quelle per il Parlamento della Federazione.
«Se non fosse stato per la magnifica vittoria di Trump saremmo dei cadaveri politici oggi» e invece «siamo i vincitori», ha esultato così Dodik, in un discorso in cui ha lodato e ringraziato anche il suo più stretto alleato, Vladimir Putin.
Preoccupa, infine, il dato sull’affluenza. Stime ancora non definitive parlano del 42% circa, quasi dieci punti in meno rispetto al 2022 e la quota più bassa del dopoguerra.
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