La Nato richiama la Slovenia sui fondi per la difesa comune

Il segretario Rutte ricorda che il Paese non ha raggiunto il 2% del Pil: Janša al lavoro su un piano di investimenti da 300 milioni di euro

Stefano Giantin
Due soldati e un elicottero durante un’esercitazione dell’esercito sloveno
Due soldati e un elicottero durante un’esercitazione dell’esercito sloveno

Una bacchettata al precedente governo, mentre quello in carica promette di cambiare rapidamente rotta. Sono i contorni di una vera e propria disfida sui numeri. Che sta rendendo caldissimi i generalmente piatti rapporti tra Nato e Slovenia.

Ad accendere le micce, una frase all’apparenza buttata là dal segretario generale dell’Alleanza atlantica Mark Rutte, che ha sostenuto che – malgrado le rassicurazioni e le promesse dell’ormai ex premier Golob e le conferme rinnovate a marzo di quest’anno – la Slovenia non ha raggiunto, secondo la Nato, l’obiettivo del 2% del Pil in spese per la Difesa nel 2025, concordato con gli alleati nel lontano 2014.

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Lo scorso anno i membri Nato «hanno investito novanta miliardi di euro in più» nelle proprie forze armate rispetto al 2024, «un aumento incredibile», ha spiegato Rutte, sottolineando polemicamente però subito dopo che ci sono anche dei “discoli” che i compiti in realtà non li hanno fatti. «Albania, Cechia e Slovenia non hanno raggiunto il 2% del Pil, ma hanno promesso chiaramente di farlo quest’anno», ha detto Rutte tra i denti. Dietro quelle parole, una querelle che va avanti da tempo, dietro le quinte.

La Nato, già a inizio maggio, aveva ammonito con durezza l’allora premier uscente Robert Golob, attraverso una lettera riservata finita però per vie traverse ai media di Lubiana.

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Nella missiva, la leadership Nato aveva puntato l’indice contro gli annunci del governo Golob, che per il 2025 aveva dichiarato «un aumento del 51% in termini reali della spesa per la difesa in Slovenia», crescita che avrebbe permesso a Lubiana di «soddisfare il requisito del 2%», toccando appunto il 2,04% del Pil.

Lo staff di Rutte, tuttavia, non si sarebbe fidato. E spulciando tra i conti sloveni avrebbe concluso, lo j’accuse contenuto nella lettera, che «questo risultato è stato raggiunto in larga parte includendo progetti che non rientrano nella definizione concordata di spesa di base per la difesa».

«Escludendo tali progetti, la spesa di base per la difesa della Slovenia per il 2025 ammonta solo all’1,6% circa del Pil», uno scarto significativo rispetto all’impegno preso. Poi, una vera e proprio entrata a gamba tesa, firmata Rutte. «La posizione costantemente bassa della Slovenia nella classifica delle spese per la difesa compromette la nostra sicurezza collettiva in un momento di bisogno, mentre lavoriamo per distribuire gli oneri e garantire un’Europa più forte in una Nato più forte», ha scritto Rutte.

Lubiana, tuttavia, invertirà subito la rotta, la promessa di Valentin Hajdinjak, neoministro della Difesa nel quarto gabinetto Janša, che non ha neppure provato a negare le accuse di Rutte, anche perché dirette alla classe politica precedente. «Voglio far sapere agli alleati che la Slovenia prende sul serio le proprie responsabilità ed è disposta a fare la propria parte per garantire la difesa comune», ha affermato Hajdinjak, aggiungendo che la credibilità di un’alleanza si misura anche in base alla credibilità dei singoli membri, ha riportato l’agenzia di stampa slovena Sta.

Come far rientrare la crisi con la Nato? Lubiana, ha anticipato Hajdinjak, sta già lavorando a un piano, da presentare con alta probabilità al vertice dell’Alleanza ad Ankara, per colmare le lacune ereditate da Golob.

Il ministro ha inoltre fatto appello alla dirigenza delle forze armate slovene a farsi avanti per illustrare i bisogni immediati. In concreto? La Slovenia si starebbe preparando a stanziare ben 300 milioni di euro in investimenti “veri” sulla Difesa, un esborso non da poco.

 

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