Serbia, storica visita di Zelensky: Vučić “sfida” la Russia di Putin
Al centro dell’incontro l’adesione Ue dei due Paesi, l’integrità territoriale e gli scambi commerciali: i due presidenti hanno mostrato una forte intesa

L’unica certezza, che si è trattato di una visita storica, la prima in assoluto dell’attuale presidente ucraino in Serbia.
Su tutto il resto, le letture divergono. C’è infatti chi suggerisce sia stato un gesto di ospitalità dovuto, mentre altri – come funzionari della stessa Kiev – hanno evocato uno “schiaffo” a Mosca da parte del suo alleato più stretto in Europa, ma i cui rapporti con la Russia si sono ultimamente un po’ raffreddati, malgrado Mosca controlli settori chiave nel Paese, in testa il colosso degli idrocarburi Nis e le forniture di gas.
E Belgrado continui a rifiutarsi di imporre sanzioni alla Russia. Sono le diverse campane che risuonano intorno all’importante visita del presidente ucraino Volodymyr Zelensky in Serbia.
Zelensky, sbarcato venerdì sera all’aeroporto di Belgrado – dove è stato accolto “solo” da una ministra, quella dell’Energia Dubravka Djedović Handanović, prima della cena offerta da Vučić –, che sabato è stato il vero protagonista, nel cuore di una capitale serba tappezzata di bandiere ucraine.
«Discuteremo di come espandere le nostre relazioni economiche», sul tavolo anche un accordo di libero scambio, «delle relazioni con la Ue e su altri temi che possono essere di beneficio alle nostre nazioni», aveva anticipato lo stesso Zelensky su X.
E sabato è stato accolto con tutti gli onori da Vučić davanti al Palata Srbije, a Novi Beograd. È «un grande onore ospitare il presidente ucraino a Belgrado», ha esordito da parte sua Vučić, dopo il bilaterale con Zelensky, dietro di lui la bandiera serba, quella ucraina e pure quella della Ue, anche se i due Paesi sono solo candidati all’adesione.
Ucraina che è «un Paese amico», ha ricordato Vučić, sottolineando che la visita di sabato sicuramente «approfondirà» ulteriormente i rapporti bilaterali. «Abbiamo parlato di diversi temi, tra cui quello più importante per me», il «rispetto dell’integrità territoriale» di tutti i Paesi, «inclusa l’Ucraina», che Vučić ha ringraziato appunto per rispettare quella della Serbia, non avendo essa riconosciuto il Kosovo.
E il presidente serbo ha poi sottolineato l’appoggio di Belgrado all’integrazione dell’Ucraina nella Ue, ribadendo poi l’idea, assai più realistica, di un ingresso nel mercato comune e in Schengen prima di un’adesione che rimane al momento, purtroppo, una chimera.
«Alla fine della guerra la nostra cooperazione sarà ancora più forte» in particolare sul fronte economico e dell’agricoltura, ha auspicato Vučić, dicendo di sperare che in futuro visite del genere siano «sempre più frequenti». Zelensky, da parte sua, ha ringraziato Vučić «per l’ospitalità e il rispetto della nostra indipendenza e integrità territoriale», ricordando poi gli ultimi attacchi con missili balistici contro obiettivi civili, la notte tra venerdì e sabato, condotti da quella Russia che ha più volte espresso critiche verso gli amici serbi, per le munizioni “made in Belgrade” che sarebbero finite negli anni scorsi in mano ucraina.
Sabato tuttavia non si è parlato di cooperazione militare, ha assicurato Vučić. Zelensky ha invece sottolineato l’importanza di accelerare l’integrazione Ue, processo che deve includere la Serbia, perché l’Unione non può permettersi di perdere nessuno per strada, ha aggiunto, concludendo con «slava Ukraini».
Notizia, quella di Zelensky a Belgrado, che è stata snobbata dai media russi. E sabato pomeriggio era praticamente assente pure sulla homepage del tabloid filogovernativo per eccellenza, Informer. Forse per placare una certa irritazione, tra le fasce filorusse della popolazione e dell’elettorato di Vučić.
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