Slovenia e 007 israeliani: terzo stop all’inchiesta, minoranza in rivolta
Il centrodestra affonda l’istituzione di una commissione: secondo più fonti l’agenzia di Tel Aviv avrebbe interferito con le elezioni politiche di marzo

Gli appelli della presidente Pirc Musar sul rispetto «del potere di controllo delle opposizioni» caduti nel vuoto, gli auspici dell’opposizione che rimangono lettera morta. E quella commissione d’inchiesta parlamentare su uno dei casi più delicati della recente storia nazionale rimane una chimera, in Slovenia.
Slovenia dove, per la terza volta, la maggioranza di centrodestra al governo ha detto no all’istituzione di una commissione formata da deputati, che avrebbe dovuto indagare sul cosiddetto affare Black Cube, la controversa agenzia israeliana di “007 privati” che avrebbe giocato un ruolo sporco alla vigilia delle elezioni parlamentari del marzo scorso. Durante una campagna elettorale già accesissima, ricordiamo, emerse che la Black Cube avrebbe rimestato nel torbido, soprattutto con registrazioni opache e di dubbia provenienza, per gettare ombre sulle autorità allora al potere.
I mandanti? Ignoti, ma i servizi sloveni avevano al tempo svelato che uno degli uomini di Black Cube avrebbe trascorso del tempo nella via, a Lubiana, dove ha sede anche l’Sds di Janša – che ha rigettato ogni accusa, ammettendo al contempo di aver incontrato Giora Eiland, ex consigliere per la sicurezza nazionale israeliano e collaboratore di Black Cube, senza tuttavia essere a conoscenza delle attività della società.
Cosa c’è di vero, nel caso Black Cube? Una commissione parlamentare d’inchiesta avrebbe potuto contribuire a fare chiarezza sull’affare. Ma non vedrà la luce, per ora. Così hanno deciso – per la terza volta – i partiti oggi al potere a Lubiana, l’Sds del premier, Nuova Slovenia (NSi), i Democratici di Anže Logar, sostenuti dai deputati di Resni.ca (Verità) del presidente del Parlamento, Zoran Stevanović, che però in questo caso si è astenuto.
Partiti che hanno votato – 45 sì e 38 contrari – per eliminare dall’agenda parlamentare una mozione, sostenuta dall’opposizione, a favore della creazione della commissione Black Cube. La maggioranza, contemporaneamente, ha tolto dall’ordine del giorno anche la richiesta di una commissione su presunti finanziamenti illeciti ai partiti, sostenuta sempre dalle opposizioni.
Secondo i partiti del fronte del no, non è il momento per dare luce verde a una eventuale inchiesta su Black Cube, almeno fino ai referendum dell’11 ottobre, che dovrebbero chiarire – a detta della maggioranza – anche le regole «sulle inchieste parlamentari» attraverso la voce «importante» degli elettori.
«Non vogliamo nascondere sotto il tappeto» questioni delicate, ma solo attendere che ci sia chiarezza dopo il referendum – uno dei quattro in agenda in autunno – ha assicurato il deputato Sds, Andrej Poglajen.
Opposte le reazioni delle opposizioni. «Ostacolate» le richieste della minoranza «per nascondere gli scandali in cui siete coinvolti», ha sostenuto Nataša Sukič (Levica), che ha accusato il governo di violare la Costituzione. La maggioranza «si prende gioco» delle regole parlamentari, ha fatto eco il socialdemocratico Matjaž Han.
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