Caso Mladić, scontro all'Onu: «La Serbia non ha abbandonato l’ideologia che portò al massacro»

Bosnia e Croazia all’Assemblea: «Inaccettabile glorificare un criminale di guerra»

Stefano Giantin

Un’onda lunga di rabbia e polemiche che non si placa. Lo scandalo degli onori a Ratko Mladić tributati a Belgrado arriva oltreoceano. Così a New York, all’Assemblea generale delle Nazioni Unite, la faccenda – che molti fra le autorità al potere in Serbia speravano archiviata – è tornata d’attualità: il caso di fatto è stato inserito in agenda dal membro bosgnacco della presidenza tripartita e presidente di turno della Bosnia-Erzegovina, Denis Bećirović, intervenuto alla 81.a sessione del consesso.

A Belgrado, dove ai funerali dell’ex generale serbo-bosniaco condannato all’Aja per crimini di guerra hanno partecipato esponenti del governo serbo - assente invece il presidente Aleksandar Vučić - c’è stata «la glorificazione istituzionale di un criminale di guerra», un atto che cozza «contro la civiltà ed è inaccettabile», ha attaccato Bećirović, davanti a decine di rappresentanti dei Paesi membri Onu.

Il caso Mladić trafigge i Balcani: tensioni tra Ue, Serbia e Bosnia dopo i funerali
La redazione

Fatto ancora più grave, ha sostenuto, che la glorificazione sia stata voluta dalle autorità politiche al potere a Belgrado. «Si tratterebbe», ha aggiunto, di una «identificazione della leadership statale serba con uno dei peggiori autori di massacri nella storia europea». E un segnale del fatto che «la Serbia non ha abbandonato l'ideologia e le politiche che portarono all'aggressione e al genocidio».

A dargli man forte la Croazia, rappresentata all’Onu dal premier Andrej Plenković. La partecipazione di «rappresentanti dello Stato» a eventi in cui Mladić è stato onorato rimane «totalmente incompatibile con i valori di un'Ue a cui la Serbia aspira a aderire». La riconciliazione richiede «rispetto per le sentenze dei tribunali internazionali e pari dignità per ogni vittima», ha ribadito il presidente montenegrino, Jakov Milatović.

Belgrado, i funerali di Ratko Mladić tra picchetti d’onore e l’indignazione dei Balcani
La redazione

Gli attacchi di Sarajevo e Zagabria hanno profondamente irritato Belgrado. «Plenković contro la Serbia, discorso scandaloso all’Onu», hanno titolato i tabloid filogovernativi. Il premier croato dovrebbe pensare a una presunta riabilitazione dei simboli ustascia in Croazia, ha attaccato l’ex premier e oggi presidente del partito Sns di Vučić, Miloš Vučević, aggiungendo che Zagabria condurrebbe esplicitamente una politica estera «anti-serba».

Su tutte le furie a Banja Luka l’eminenza grigia serbo-bosniaca, Milorad Dodik, ex presidente oggi leader dell’Snsd, il maggior partito nell’entità. Riferendosi a Bećirović, Dodik ha parlato di «fanatismo alimentato dall'odio per la Republika Srpska e la Serbia».

Nella notte la bordata all’Assemblea generale del presidente serbo Vučić. «Per noi in Serbia – ha detto - è estremamente angosciante vedere, nel nostro immediato vicinato, il risorgere del nazismo elevato a valore sociale, in particolare in Croazia», che sarebbe un Paese «che va fiero sia del proprio passato nazista» e da cui dunque Belgrado non accetta lezioni. Su Mladić nessuna parola.

Riproduzione riservata © il Nord Est