Serbia, l’opposizione di nuovo in piazza: a migliaia chiedono di ripetere il voto

BELGRADO Dapprima svariate centinaia di giovani e studenti, a bloccare fin dalla giornata di venerdì il centralissimo boulevard Kneza Milosa, sul quale si affacciano ambasciate e ministeri, per ventiquattr’ore. E poi migliaia di persone, ieri, nel cuore della capitale, con lo spiazzo di Terazije strapieno, a urlare la propria rabbia contro le autorità al potere.
Sono scene da una Belgrado dove non si placa la collera manifestata da una parte della popolazione dopo le elezioni anticipate del 17 dicembre, elezioni marcate - stando all’opposizione che contrasta il presidente Aleksandar Vučić - da irregolarità e brogli soprattutto nelle amministrative nella capitale. A partire da mezzogiorno a Terazije, nel centro di Belgrado, migliaia di persone si sono radunate per una protesta convocata dall’iniziativa a favore di democrazia e stato di diritto “ProGlas”, sostenuta anche dalla più importante coalizione dell’opposizione, “Serbia contro la violenza” (Spn) e dagli studenti universitari che negli ultimi giorni si sono messi alla testa delle proteste. Lo hanno dimostrato, ad esempio, installando decine di tende in Kneza Milosa e occupando il viale fino a ieri, quando anche loro sono confluiti nella massa della manifestazione di mezzogiorno.
Una manifestazione partecipata - ma i numeri non appaiono ancora capaci di spaventare Vučić e il governo uscente – durante la quale sono state ribadite le richieste di opposizione e società civile. «Queste elezioni vanno annullate», ha detto alla folla Marinika Tepić, una delle leader dell’Spn, indebolita da più di dieci giorni di sciopero della fame in segno di protesta contro i presunti brogli. «Ladri, ladri», hanno risposto gli “indignados” belgradesi, lo slogan più in voga nelle proteste post-elettorali assieme a «riaprite le urne». «Scusatemi se non posso dire di più», si è poi schernita Tepić, dimagrita, il volto scavato, che poi è stata accompagnata da due colleghi via dal palco.
Colleghi come Miroslav Aleksić, altro leader in vista di “Serbia contro la violenza”, che ha arringato i dimostranti, di tutte le età, avvisando che «non abbiamo più il diritto di tacere e di girare la testa da un’altra parte». «Chiediamo la cancellazione delle elezioni e la loro ripetizione», da quelle legislative alle amministrative, fino alle provinciali in Vojvodina, ha confermato anche Radomir Lazović (ecologista di sinistra), ribadendo che, tuttavia, il ritorno alle urne dovrà coincidere con «condizioni di parità» tra le forze in corsa e soprattutto «con una lista dei votanti» aggiornata e verificata, per evitare il rischio del "turismo" elettorale, dalla Bosnia Erzegovina e dalla provincia profonda, che avrebbe falsato l’esito del voto, in particolare a Belgrado.
Nelle elezioni «la volontà popolare è stata massicciamente falsata», ha sostenuto anche la grande attrice Svetlana Ceca Bojković, una delle anime di ProGlas, la stessa che aveva annunciato la protesta andata in scena ieri, che ha visto peraltro numeri abbastanza consistenti ma forse inferiori alle attese degli organizzatori.
La manifestazione si è poi spostata, marciando attraverso Belgrado dietro un grande striscione con su scritto «non molliamo», fino alla sede della Corte costituzionale, dove la gente ha chiesto a gran voce alla Consulta di attivarsi per verificare le accuse di brogli e poi ha sventolato cartellini rossi, per “espellere” simbolicamente chi è al potere. Ma per ora le autorità se ne restano in silenzio, aspettando forse che la rabbia della piazza si spenga da sola, ancora una volta, come del resto era già accaduto anche mesi fa.
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