Resta alta la tensione in Serbia, l’opposizione: il voto va ripetuto

Dopo gli scontri che hanno portato a decine di arresti si mobilitano anche esponenti della società civile
Stefano Giantin

BELGRADO. Ancora qualche giorno concesso alle autorità al potere per riflettere e prendere una decisione che potrebbe pacificare la piazza, prima di una grande manifestazione da tenersi nel cuore di Belgrado il prossimo sabato, pensata per allargare il fronte pro-voto. Continua così a tenere banco la tensione post-elettorale in Serbia, con la capitale con i nervi a fior di pelle dopo i gravi incidenti del 24 dicembre – dopo il tentato assalto alla sede del municipio – con quasi 40 arresti. Martedì 26 un nuovo tassello della complicatissima situazione, di difficile soluzione. È quello posto da “ProGlas”, eterogenea coalizione informale pro-democrazia e stato di diritto, formata da membri della società civile, intellettuali e artisti, che si è schierata apertamente a favore della ripetizione delle elezioni, parlamentari e amministrative, tenutesi nel Paese balcanico lo scorso 17 dicembre, macchiate da irregolarità e brogli – secondo critici e opposizione – in particolare alle amministrative di Belgrado. «Chiediamo che si ripetano il voto parlamentare, quello della provincia» autonoma della Vojvodina e «le elezioni locali in tutta la Serbia nel giro di sei mesi» dopo un processo democratico di «riforma delle condizioni elettorali», è l’appello lanciato in conferenza stampa dalla grande attrice serba Svetlana Ceca Bojković, incaricata dall’iniziativa ProGlas di leggere le richieste dell’organizzazione.

Le richieste, ricordiamo, ora coincidono con quelle dei giovani “indignados” belgradesi e di gran parte dei leader di “Serbia contro la violenza” (Spn), coalizione di opposizione che ha conquistato il secondo posto alle parlamentari, doppiata dall’Sns del presidente Aleksandar Vučić e che per pochi voti è stata spodestata dal podio più alto nel voto a Belgrado. Spn, tuttavia, poco dopo la chiusura delle urne ha accusato il governo e Vučić di avere ordito una macchinazione per manipolare il voto nella capitale. Da qui le proteste iniziate il 18 dicembre, con l’apice raggiunto il 24, quando decine di dimostranti hanno tentato di penetrare con la forza nell’Assemblea municipale di Belgrado, scatenando la dura reazione della polizia: una escalation seguita poi da altre proteste pacifiche, dominate da giovani e studenti. Proteste che potrebbero prendere ulteriore vigore dopo la mobilitazione di ProGlas, sulla carta capace di mobilitare un numero consistente di persone. Lo si vedrà il 30 dicembre, a mezzogiorno, nella centralissima Terazije, viale nel cuore della capitale dove la coalizione ha indetto una grande dimostrazione a favore della ripetizione totale del voto.

Nel frattempo la tensione rimane alta, con l’opposizione che ha ieri accusato le autorità di voler ulteriormente intimidire il fronte anti-Vučić. Secondo uno dei leader dell’Spn, Miroslav Aleksić, alcuni membri dell’opposizione sarebbero stati fermati dalla polizia e «girano voci di nuovi arresti». Intanto non si spengono le polemiche provocate dai “ringraziamenti” della premier serba Ana Brnabić ai servizi russi, che avrebbero allertato Belgrado sul caos progettato per il 24 dicembre e fomentato da «servizi occidentali», hanno riportato i media locali. Ringraziamenti a Mosca che «non saranno ben visti a Occidente», ha ammesso Brnabić. Come non lo saranno le parole dell’influente ambasciatore russo a Belgrado, Aleksandr Botsan-Kharchenko, che ha svelato che Vučić gli ha confidato «di avere informazioni solide sul coinvolgimento dell’Occidente nel caos in Serbia».

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