Raffineria serba di nuovo in attività dopo il via libera di Washington

Nis ha ricevuto le prime forniture di greggio iracheno e libico: il suo diesel nei distributori a fine mese

Stefano Giantin

Più di tre mesi di “digiuno”, un blocco che ha messo in seria difficoltà il Paese. Tra lunedì e martedi il greggio è però tornato ad affluire in Serbia, dopo la licenza temporanea concessa una decina di giorni fa dagli Usa le cui sanzioni avevano colpito duramente la NaftaIndustrija Srbije (Nis), perché controllata dalla russa Gazprom. Insomma, dopo circa cento giorni, è arrivata la svolta – mentre è ormai all’orizzonte la soluzione definitiva.

La licenza temporanea permetterà a Nis di operare liberamente sui mercati almeno fino al 23 gennaio prossimo. E quella licenza si è rivelata già vitale. Lo si è visto a partire dalla notte tra lunedì e ieri, quando dalla Croazia è cominciato nuovamente ad affluire greggio, via Oleodotto adriatico (Janaf), destinato alla mega-raffineria di Pančevo, in forzato standby da inizio dicembre a causa delle sanzioni applicate dallo scorso ottobre. Impianto che potrà così ripartire a breve. La conferma è arrivata da fonte autorevole, la ministra serba dell’Energia Dubravka Djedović Handanović, che ha annunciato via tv pubblica di Belgrado che «dopo quasi cento giorni» i rubinetti di Janaf si sono nuovamente riaperti, facendo affluire in Serbia le prime tonnellate di “oro nero”. Si tratta di una «buona notizia», ha specificato la ministra, che ha anticipato che Pančevo dovrebbe «ripartire» a pieno regime «intorno al 16 gennaio, venerdì», con le prime quantità di diesel “made in Serbia” che riprenderanno a rifornire i distributori nazionali «il 26-27 gennaio».

Nel frattempo, ha chiarito la ministra, in Serbia via Croazia arriveranno prima 85 mila tonnellate di greggio, seguite da altre 35-40 mila, attese la prossima settimana. Sono numeri che corrispondono alle anticipazioni di media internazionali come l’agenzia Reuters che, dopo la concessione della licenza operativa temporanea a Nis, aveva svelato che l’impresa russo-serba era riuscita a siglare due importanti contratti per l’acquisto di greggio non russo. Il primo, da 85 mila tonnellate, è stato firmato con produttori iracheni ed è quello che sta affluendo via Janaf, dopo essere arrivato al terminal croato di Omišalj, da dove poi parte uno dei bracci dell’oleodotto verso la Serbia. Il secondo carico arriverà invece dalla Libia.

Grazie al greggio iracheno e libico, Pančevo dovrebbe poter lavorare a pieno regime per almeno nove giorni. E nove giorni – con alta probabilità non a caso – sono quelli che mancano al 23 gennaio, la data in cui scadrà la licenza temporanea concessa dagli Usa. Probabile D-day per Nis che, secondo le voci sempre più forti in circolazione a Belgrado e a Budapest, dovrebbe registrare l’uscita di Gazprom e l’ingresso, come soci di maggioranza, degli ungheresi di Mol. Che tutto vada in questa direzione è stato confermato anche da un summit “segreto” tra il presidente serbo Vučić e funzionari di Mol, svelato tuttavia dalla stampa filogovernativa di Belgrado.

Il vertice, è emerso, sarebbe stato uno dei passi ultimi e propedeutici al passaggio delle quote russe in mano magiara. Che potrebbe avvenire, dietro le quinte e senza immediati annunci pubblici, già prima del 23 gennaio, in modo da garantire la revoca totale delle sanzioni o un nuovo alleggerimento temporaneo delle stesse. Secondo stime di Erste, il valore del 56% di azioni al momento in mano di Mosca sarebbe di circa 1,4 miliardi di euro – ma è difficile che la Federazione russa non rilanci sul prezzo di vendita.

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