Paesi non allineati, c’è vita: il vertice a Belgrado
Si terrà lunedì e martedì, Vučić pronto rilanciare il forum. La prima iniziativa si tenne 65 anni fa con Tito a fare
gli onori di casa

Al primo vertice dei paesi non allineati, 65 anni fa, il padrone di casa era Josip Broz Tito. Gli ospiti, leader del calibro dell’indiano Nehru, dell’egiziano Nasser, del ghanese Nkrumah e dell’indonesiano Sukarno. Oggi a Belgrado, il vertice dei non allineati sarà molto più ristretto, anche perché il movimento, negli ultimi decenni, ha perso la centralità geopolitica che gli era riconosciuta durante la Guerra Fredda.
Ma la Serbia di Vučić — che guarda all’Ue continuando a coltivare rapporti stretti con Mosca e Pechino — sembra intenzionata a sfruttare l’eredità dei non allineati, in un mondo non più bipolare e nel quale la ricerca di equidistanza o, meglio, di autonomia strategica potrebbe essere vantaggiosa.
Il movimento oggi – sulla carta – include ben 121 paesi, oltre a 18 stati con lo status di “osservatori”, tra cui appunto la Serbia, dal 2001. Né con gli Usa né con l’Urss, era il motto ai tempi d’oro, quando Tito e gli altri lanciarono l’iniziativa con l’obiettivo di cooperare con tutti, battendosi allo stesso tempo «per l’indipendenza nazionale, la sovranità» e contro «imperialismo, colonialismo, neo-colonialismo, razzismo, contro tutte le forme di aggressione, occupazione e dominazione». E contro «l’egemonia» dei due blocchi.
Molto tempo è trascorso dal primo vertice ma i non allineati vogliono far sentire la loro voce a Belgrado, oggi e domani. I rappresentanti dell’attuale trojka alla testa del Movimento, Azerbaijan, Uganda e Uzbekistan, si troveranno nella capitale serba, ospiti di Vučić e di altri alti leader internazionali, per una sorta di vertice commemorativo.
«Il valore dei principi fondamentali del movimento dei paesi non allineati – coesistenza pacifica, sovranità e integrità territoriale, uguaglianza degli stati, rispetto del diritto internazionale e cooperazione – trascende il contesto storico in cui questi principi sono stati formulati», ha assicurato il governo serbo, annunciando l’evento.
È confermato l’arrivo «di quattro presidenti», tra cui pare l’indonesiano Subjanto, «tre premier e di molti ministri», ha anticipato lo stesso Vučić, che ha promesso «un vertice fenomenale in occasione del 65° anniversario» della fondazione del movimento.
Ospite d’onore speciale sarà il presidente del Ghana, John Dramani Mahama, invitato per celebrare proprio Kwame Nkrumah, uno dei protagonisti del 1961. Annunciandone la partecipazione, il ministro degli Esteri ghanese Samuel Okudzeto Ablakwa ha ricordato una delle formule più celebri di Nkrumah: «Non guardiamo né a Est né a Ovest: guardiamo avanti».
Cosa può uscire di concreto, dal summit di Belgrado? Sicuramente abboccamenti sul fronte economico e degli investimenti, hanno anticipato i media serbi, che hanno suggerito anche che Belgrado vorrebbe ritagliarsi una posizione di primo piano nel cosiddetto Sud globale.
Ma c’è di più. Una parte consistente dei non allineati, infatti, non ha ancora riconosciuto l’indipendenza dichiarata unilateralmente dal Kosovo nel 2008. «La Serbia ne approfitterà sicuramente», ha affermato l’ex diplomatico serbo Zoran Milivojevic.
«Negli incontri bilaterali dovremmo aspettarci che la questione venga riesaminata e chi non ha riconosciuto il Kosovo lo riaffermi a Belgrado», ha aggiunto. Lo stesso ministro degli Esteri, Marko Djurić, aveva definito il blocco come strumento «vitale per gli interessi nazionali» della Serbia. «Da nessuna parte troveremo più amici sulla questione del Kosovo e Metohija che tra i membri del Movimento dei non allineati», aveva aggiunto.
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